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Mistero dell pagine perdute (Il)
di
Jon Turteltaub
con Nicolas Cage, Jon Voight
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Corriere della Sera, 28 dicembre 2007
Un assurdo fantasy con lo spento Cage
Per scagionare gli avi dal sospetto di aver ucciso Lincoln, il nostro
Gates, occhialini alla Celentano, va a scoprire le antiche iscrizioni,
sequestra il presidente ed arriva alla città d'oro sul monte Rushmore:
manca solo scopra il segreto di Fatima e gli elenchi P2. Ci vuole logica
nel fantasy: al confronto Topolino è neorealista. Una lunga americanata-bambocciata.
Nicolas Cage è il peggior attore del momento.
VOTO: 5
Maurizio Porro
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Corriere della Sera, 29 dicembre 2007
Indiana Jones alla Casa Bianca
Dopo lo straordinario successo commerciale
di «Il mistero dei templari» (costo
100 milioni di dollari, 340 incassati), era scontato che si realizzasse
un sequel. E così Jerry Bruckheimer, il principe dei blockbuster
americani, ha allestito per la Disney una nuova avventura spettacolare
con la stessa squadra tecnica e artistica. «Il mistero delle pagine
perdute» muove l'assalto ai botteghini natalizi poco prima dell'uscita
dell'atteso quarto episodio di «Indiana Jones», al quale
in qualche modo la nuova serie si richiama per la miscela di avventura
esotica, archeologia investigativa, impresa iperbolica, salvo poi sfruttare
platealmente anche la scia del fenomeno cineletterario planetario del «Codice
Da Vinci», per quel che riguarda la contaminazione di storia e
finzione. Ed è proprio sulla moda di perlustrare i misteri egizi
o le civiltà perdute, che si sintonizza il film diretto come il
primo da Jon Turteltaub, scandagliando la storia ufficiale e mettendo
sotto la lente d'ingrandimento la storia nazionale a stelle e strisce.
E - tanto per alimentare possibili agganci al problema attuale dell'identità nazionale
americana o fantasiose allusioni a una democrazia precaria e dalla doppia
faccia - qui si va a scomodare addirittura Abramo Lincoln, il padre dell'America
moderna, il carismatico Presidente assassinato alla fine della guerra
civile. Ben Gates, un po' cacciatore di tesori, un po' studioso e un
po' detective del passato con la vocazione di rivelare verità nascoste
della storia, scopre da un frammento delle pagine mancanti dal diario
di John Wilkes Booth, l'omicida di Lincoln, che tra i cospiratori che
organizzarono il famoso attentato del 14 aprile 1865 c'era anche il suo
trisavolo Thomas Gates. Più che mai deciso a ricostruire i fatti
accaduti circa 150 anni prima, Ben, accompagnato dal fido Riley e dalla
avvenente bibliotecaria Abigail Chase, vola da un capo all'altro del
mondo, da Washington a Londra e Parigi. S'imbatterà in una catena
di misteri e in alcune verità sconvolgenti contenute nel "libro
segreto dei presidenti" per consultare il quale sarà costretto
a organizzare il rapimento del Presidente in carica. Scoprirà anche
i termini esatti del coinvolgimento del suo avo in un'azione che ha cambiato
la storia. Turteltaub e i suoi quattro sceneggiatori hanno voluto strafare
oscillando nella rilettura/rielaborazione dei fatti tra la fanta/metastoria
e l'approccio postmoderno. Il tutto diventa abbastanza macchinoso e si
fa fatica ad appassionarsi ai segreti nascosti a Buckingham Palace e
nella Casa Bianca, l'avventura perde in fluidità e gli sprazzi
di spettacolarità ci ricordano la semplicità, l'essenzialità,
la misura, il ritmo di un certo Spielberg. Né aiutano molto la
causa gli interpreti Nicolas Cage che - almeno per questi ruoli - non è Harrison
Ford e Diane Kruger, Jon Voight, Harvey Keitel e le new entry Helen Mirren
e Ed Harris che svolgono con diligenza il compitino.
Alberto Castellano
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L'Unità, 21 dicembre 2007
Il mistero delle pagine perdute: Indiana Jones?
Tanto mancava Indiana
Jones – ma Spielberg sta tentando di porvi
rimedio – che Jerry Bruckheimer, il produttore che non sbaglia
un colpo (da Top Gun ad Armageddon fino alla saga dei Pirati) ha tirato
fuori dal cilindro il Ben Gates investigatore "archeologico" de
Il mistero dei Templari. Un successo che ha incoraggiato il capitolo
due, Il mistero delle pagine perdute, adesso nelle sale. E un terzo è in
lavorazione. L'industria hollywoodiana lavora con una programmazione
molto anticipata e scava forsennatamente finchè la vena mineraria
non è totalmente esaurita. Un'altra caccia al tesoro per Ben/Nicolas
Cage, aiutato dal padre Patrick (John Voight), professore universitario,
e stavolta anche dalla madre Emily (Helen Mirren, dalle sale stuccate
di Buckingam Palace alla melma), esperta di civiltà preistoriche.
Al suo fianco ci sono sempre la ragazza archivista (Diane Kruger) e il
mago del computer (Justin Bartha). In questo episodio la scintilla – dimostrare
che un suo antenato non ha aiutato l'assassino del presidente Lincoln,
come si ritrovò scritto in un diario – in realtà è appiccata
dal cattivo Winkilson (Ed Harris), che vuole instradare Gates nella ricerca
di un tesoro sepolto sotto il celebre National Memorial del monte Rushmore,
dove sono scolpiti i volti di 4 presidenti Usa. Per seguirlo e scippargli
il merito.
Puntando sul fascino della storia raccontata ai bambini e inserendo
massicce dosi di avventura (dalle prove non sono esentati nemmeno i "nonni" Voight
e Mirren), Il mistero prende tante di quelle svolte e fa tanti di quei
giri che si teme di perdere la bussola. Perché si vola da Londra
a Parigi fino alla Casa Bianca e poi sottoterra e il pool di noti sceneggiatori
qualche volta sembra aver cercato la pura divagazione. A livello che
c'è un inseguimento distruttivo e poi finisce pari e patta. Mentre
l'agente speciale FBI Harvey Keitel è un po' Zenigata: da la caccia
a Ben sebbene lo ammiri, vorrebbe arrestarlo ma non può. Ci mette
del suo anche il regista Jon Turteltaub, consapevole che si sta girando
una pellicola Disney e natalizia: film adatto ai bambini (ma attenti
che vi vengono su reazionari!), caratteri scolpiti con l'accetta, il
trionfo dell'amore puro tranne un piccolo brivido proprio dalla coppia-anta
Voight-Mirren, forse rivitalizzanti dalla ginnastica sotterranea. Stilisticamente
quindi siamo alla conservazione pura, anzi. Il mistero è proprio
un'operazione vintage che gira meglio rispetto per esempio al concorrente
La Bussola d'oro. Anche se poi quest'ultimo stilisticamente ha tentato
altri orizzonti visivi.
Pasquale Colizzi
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La Stampa, 28 dicembre 2007
I misteri di Sherlock-Cage
A Washington per frugare nella scrivania del
Presidente americano nella Stanza Ovale, a Londra per perquisire il tavolo
della regina Elisabetta a Buckingham Palace, alla Gare du Nord di Parigi,
all'interno della Statua della Libertà. Nelle viscere del monte
Rushmore (è quello
che ostenta grandi teste di pietra dei Presidenti Usa) alla ricerca
d'una città tutta d'oro: Il mistero delle pagine perdute di
Jon Turteltaub è un bel film d'avventure anche troppo inzeppato
di eventi, divertente, appena un po' faticoso.
Le pagine perdute sono quelle del diario dell'attore John Wilkes Booth,
che nel 1865 uccise Lincoln in un palco di teatro, gridando: «Sic
semper tirannis!». Due «trafficanti di antichità»,
ciascuno per proprio conto e in rivalità (Nicolas Cage, Ed Harris)
cercano le pagine per ripristinare il nome di famiglia e la verità storica
sull'episodio. Il mistero è quello presente pure nelle indagini
patrimoniali del precedente film Il mistero dei Templari nonché di
un prossimo film che concluderà la trilogia progettata da due
compagni di liceo a Los Angeles, il regista e il produttore Jerry Bruckheimer,
lo stesso dei Pirati dei Caraibi. Il protagonista Nicolas Cage è alla
testa di un gruppo di cui fanno parte suo padre Jon Voight, docente universitario,
sua madre Helen Mirren, docente di linguistica, e la sua ragazza Diane
Kruger, archivista di Storia americana. Un gruppo colto, mentre non lo è quello
di Ed Harris.
Le molte (troppe) avventure sono venate da qualche ironia, come per
una segreta intesa tra film e spettatori. Gli elementi di Storia americana
danno l'impressione di qualcosa di elevato, acuiscono le curiosità.
Persino Nicolas Cage è meno smorto del solito. Battuta d'attualità: «Sai
quant'è la tassa su cinque milioni di dollari? Sei milioni di
dollari».
Lietta Tornabuoni
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Il Giornale, 21 dicembre 2007
Nicolas Cage spione alla Casa Bianca
Dopo Il mistero dei templari, Jon Turteltaub, anzi il produttore Jerry
Bruckheimer - che tanto tiene ad apparire - ne firma il seguito, Il mistero
delle pagine perdute. La formula è la stessa: un ibrido di Indiana
Jones e Codice Da Vinci. Nicolas Cage s'è fatto il lifting agli
occhi, così ora somiglia più a Christopher Lee giovane
che a se stesso nel film precedente; dei suoi luoghi comuni ha conservato
la tendenza a lasciar cadere la mandibola per simular stupore: è il
suo principale titolo per ambire all'eredità di James Stewart.
Se quest'ultimo entrava al Congresso degli Stati Uniti, in Mr. Smith
va a Washington, per denunciare la corruzione politica, Cage entra alla
Casa Bianca per frugare nella scrivania del presidente (Bruce Greenwood,
che in Tredici giorni era Kennedy e ora è G. W. Bush). Cage cerca
un'iscrizione che gli consenta di raggiungere una città d'oro,
il cui segreto era noto solo alla regina Vittoria (!) e di cancellare
il sospetto che un avo avesse partecipato al complotto contro il presidente
Lincoln. Indifferente al ridicolo involontario, l'unico di cui abbondi,
Il mistero delle pagine perdute procede flebile e prevedibile, fra brividi
fasulli, sostenuti dalla larghezza di mezzi, che consente almeno una
notevole ricchezza visiva, il minimo per un film-panettone.
I comprimari sono nomi noti e stimati: Jon Voight, Harvey Keitel, Ed
Harris, Helen Mirren e Diane Kruger. Ma il livello medio è quello
di Cage e della Kruger, persone la cui singola presenza dovrebbe avvertire
lo spettatore di star ben lontano. Figurarsi quando sono insieme.
Maurizio Cabona
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