Tex-Mex a due volti
Robert Rodriguez, Bob, è un regista schizofrenico. È nato nel Sessantotto a San Antonio da una famiglia messicana, ed è dunque un perfetto Tex-Mex. A quarantuno anni ha già diretto con successo una decina di film, è produttore, sceneggiatore, operatore, direttore della fotografia, montatore, autore di canzoni e di effetti visivi. Ha tre figli piccoli che lavorano per lui (come soggettisti). È amico di Quentin Tarantino, anzi proprio con questa qualifica venne presentato agli inizi, e all'amico ne ha fatte fare d'ogni genere: anche recitare il cretino uccisore compulsivo. È schizofrenico in un modo elementare: alterna sangue e fiaba, feroce crudeltà e avventura puerile, morte e scemenza. Il suo primo exploit, veramente, riguardava i soldi: secondo la leggenda il primo film, 'El Mariachi', costò appena 7 mila dollari e fruttò molte volte di più alla Columbia che lo comprò per distribuirlo. Poi Rodriguez diresse una serie di horror notturni (un episodio del collettivo 'Four Rooms' nel 1995, 'Dal tramonto all'alba', 'The Faculty'). Terribili: teste tagliate, boa constrictor, uccisioni fulminee e lente stragi, dolorosa malvagità, città che divoravano i propri abitanti, Tarantino che faceva lo stupido. Nel 2001, improvvisamente, senza alcuna crisi né alcun segno premonitore, arriva 'Spy Kids', commedia lunar-spaziale su due bambini-spia; segue 'Spy Kids 2': divertenti, carini, nati da chissà dove e chissà perché, non privi di qualche blanda cattiveria. Dopo 'C'era una volta in Messico' (2003, Banderas, Salma Hayek, Johnny Depp, Mickey Rourke, Eva Mendes) con protagonisti impiccati alle lancette dell'orologio di città, arriva 'Le avventure di Sharkboy e Lavagirl', due amici immaginari d'un bambino che lo spalleggiano nella lotta con un Mister Electrica sino alla Terra del Latte e dei Biscotti: molto aggraziato e buffo. Segue l'atrocissimo 'Sin City', poi questa avventura della pietra magica, innocua, felice e divertente. Ma Rodriguez? Mistero. Forse i film-fiaba li fa per ringraziare i figli della collaborazione.
Lietta Tornabuoni