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  Il Mistero BuffoMistero Buffo (Il) di Dario Fo
(PS: nell'umile versione pop)

di e con Paolo Rossi
con la partecipazione straordinaria di Lucia Vasini
regia: Carolina De La Calle Casanova
Milano, Teatro Strehler, dal 4 al 30 maggio 2010
Comunale di Casalmaggiore (Cremona), 26 novembre 2010

   
 
www.Sipario.it, 14 dicembre 2010

L’umile versione pop di Mistero Buffo di Dario Fo è tutta in un una battuta: «Vedere l’effetto che fa...». L’effetto che fa il teatro, una comunità di uomini vivi che incontrano altri uomini vivi, senza bisogno del 3D. L’effetto che farebbe se Gesù Cristo tornasse oggi. Cosa potrebbe fare? Forse il clandestino, senza dubbio non gli piacerebbe quel Papa un po’ troppo rigido su cui Paolo Rossi imposta l’inizio del suo personalissimo e popolare Mistero Buffo, rubato a Dario Fo, perché «rubare in teatro è cosa buona, copiare è da coglioni!», parola di Premio Nobel. Così l’ex enfant prodige ed ex ragazzo terribile Paolo Rossi ormai incanutito si misura col suo maestro, rendendo omaggio al suo capolavoro, quel Mistero Buffo che quarant’anni fa fu un viaggio alle origini del teatro occidentale, un inno alla comicità e al mistero dei giullari e dei buffoni, dei saltimbanchi e degli imbonitori di piazza, poveri cristi in odore di santità teatrale. E il teatro è lì, rappresentato dalle assi di legno di un palcoscenico da Commedia dell’Arte che fa tanto Arlecchino servitore di due padroni di Giorgio Strehler e su cui Paolo Rossi fa l’attore, recita pezzi di quei misteri buffi che Fo ha recuperato da una tradizione inventata, da un teatro popolare e politico. Cose d’altri tempi? Non si direbbe e a confermarlo è Paolo Rossi che al lombardo di Fo, preferisce il suo triestino, ai francesismi, gli anglicismi, necessari per strada e nelle piazze dove c’è il mondo e dove con la prossima chiusura dei teatri per mancanza di fondi andranno tutti i comici del regno. «Ma dopotutto noi attori e giullari è da 500 anni che pratichiamo il precariato», ha chiosato Rossi. Piccoli e grandi aggiustamenti che rendono pop e attuale — tanti i riferimenti al premier, ai festini, a Ruby figlia di cardinali — i misteri di un Paese che Paolo Rossi racconta in controluce, un paese che si regge sul motto: «La legge è uguale per tutti e diversa per ognuno». L’effetto che si riceve da questo Mistero Buffo di Dario Fo (Ps: nell’umile versione pop) è quello di uno spettacolo con due teste, l’una rivolta a quei racconti sacri e profani che sono il pre-testo dello spettacolo e il doveroso richiamo all’opera di Fo a cui Rossi assolve con l’umiltà dell’allievo e la parte più cabarettistica e autorale, più di Paolo Rossi che scalda la platea, diverte e fluisce veloce e imprevedibili con battute esilaranti in stile Paolo Rossi, accompagnato dalla chitarra di Emanuele Dell’Aquila e affiancato dalla partecipazione straordinaria di Lucia Vasini in una toccante quanto intensa rivisitazione della Passione che si chiude con una sorta di mea culpa ai piedi della croce che inchioda il pubblico alla poltrona. In questa alternanza di sacro e profano, di Paolo Rossi e Dario Fo si celebra e si riassume il Mistero Buffo in versione pop, umile sì ma con intelligenza e mestiere.

Nicola Arrigoni

   
 
Corriere della Sera, 15 aprile 2010

Con Paolo Rossi anche Fo diventa pop

Un percorso irriverente tra vangeli apocrifi e testi medioevali in una contaminazione di lingue e dialetti, un affresco sulla vita, i miracoli e la morte di Cristo raccontati dalla parte degli umili: cosa resta di quel «Mistero buffo» di Dario Fo nella rivisitazione di Paolo Rossi con l' eloquente sottotitolo «P.S: nell' umile versione pop»? Rimane lo spirito satirico, beffardo e giullaresco di Rossi che non poteva non adattare a se stesso i testi di Fo e contaminarli con il nostro oggi. L' attore non ha dubbi se Cristo rinascesse oggi sarebbe un extracomunitario su un gommone da mettere in croce con pregiudizi, razzismo e cattiveria, del resto cosa aspettarsi in un Paese dove «rubare è cosa buona», dove «trovato l' inganno bisogna fare la legge» e «convertire un cattolico al cristianesimo» un' impresa impossibile? Con zampate impudenti, e in questo Rossi è bravissimo, pungente, ironico e autoironico, l' oggi si fa strada nelle giullarate quali «la nascita del giullare» o «la resurrezione di Lazzaro» che Rossi racconta in un veneto-ferrarese-lombardo un grammelot lontano dalle raffinatezze di Fo ma altrettanto vivace e buffo. Il suo è un viaggio tra invettiva e sberleffo come tutti i viaggi che i suoi colleghi del medioevo intraprendevano per fermarsi poi ai quadrivi, sui sagrati, nei mercati e raccontare fatti e malefatte, storie e misteri con quella rabbia che sa di pensiero e di ludica amara riflessione. Brava Lucia Vasini nel recitare «Passione. Maria alla croce» e il musicista Emanuele Dell' Aquila. Certo Paolo Rossi può sembrare un privilegiato rispetto ai colleghi medioevali perché i giullari potevano essere percossi senza motivo, frustati, mutilati, feriti a morte, esiliati, multati, privati dei diritti civili, perseguitati per il loro vagabondare e la loro instabilità sociale e comunque siano di monito al giullare Rossi le parole di Bonifacio VIII: «Aténto a ti!».

Magda Poli

     
 
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