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Mio sogno più grande (Il)
Il Mio sogno più granderegia Davis Guggenheim
con C. Schroeder, E. Shue, D. Mulroney, A. Shue, J. Soffer, H. Schroeder, T. Heins, J. Caras, J. Garro
 
Il Mattino, 19 luglio 2008

Una ragazza in campo per il gol della vita

I film sul calcio sono sempre un po' rischiosi, soprattutto quelli che, più che spettacolarizzare le imprese di una squadra o le gesta di un fuoriclasse, hanno l'obiettivo di raccontare una passione, la dedizione totale a uno sport, o quel mix di sogni, aspirazioni, delusioni e frustrazioni. «Il mio sogno più grande», per esempio, è tutto questo e non aggiunge molto ad altri prodotti che hanno lavorato egregiamente sulla trasfigurazione mitopoietica del semplice tifo e fanatismo calcistico. Però scaturisce da una singolare vicenda autobiografica e ha per protagonista una ragazza. Il film ambientato nel 1978, infatti, è diretto da Davis Guggenheim, marito di Elisabeth Shue - è la madre dell'aspirante calciatrice Grace (Carly Schroeder) - che da giovane era un vero maschiaccio e amava tirare calci al pallone, e l'autore del soggetto è suo fratello Andrew, che ha un passato da calciatore professionista. Grace cresce in una famiglia di calciatori: suo padre è un ex giocatore e i tre fratelli sono impegnati nella squadra del liceo. Il suo sogno di giocare al calcio s'infrange presto nei pregiudizi e nello scetticismo, l'unico che asseconda il suo progetto è il fratello maggiore che perde la vita in un incidente. La ragazza affronta l'elaborazione del lutto con nuove motivazioni morali ed esistenziali che le danno la giusta determinazione psicologica e la necessaria carica agonistica. Con il coronamento del suo sogno (con tanto di gol decisivo nella partita-chiave), riesce anche a ricompattare la famiglia. Il film oscilla con un'esposizione ordinaria tra l'iniziazione adolescenziale, la rivendicazione protofemminista e l'avventura sportiva.

Alberto Castellano

© Sipario 2011