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Mio amico giardiniere (Il)
Il Mio amico giardinieredi Jean Becker
con Jean-Pierre Darroussin, Daniel Auteuil.
 
Il Messaggero, 14 dicembre 2007
"Il mio amico giardiniere", la filosofia bucolica
prova di bravura di due mostri della recitazione

Omicidi in provincia? Claude Chabrol. Compagnoni in campagna? Jean Becker. Dopo il successo de I ragazzi del Marais , il regista un tempo anche cattivello (L'estate assassina, Omicidio in paradiso) spinge con Il mio amico giardiniere l'acceleratore sui buoni sentimenti facendoci stare 110 minuti accanto al pittore (Daniel Auteuil) e al giardiniere (Jean-Pierre Darroussin), due ex compagni di scuola che non si vedono da quarant'anni riuniti nello stesso orto dai casi della vita.
Elogio della filosofia bucolica, inquadrature inondate di luce, il canto dei grilli in colonna sonora e due mostri della recitazione che si scambiano la palla con grazia.
Vi siete innamorati dei non meglio definiti abitanti del fiume di Centochiodi del maestro Olmi? Allora troverete il pittore e il giardiniere degni della vostra simpatia e partecipazione emotiva. Viene voglia di andare a vivere con loro. Subito.

Francesca Alò

 
Il Tempo, 29 novembre 2007

Oggi, con un atteggiamento insolito nel cinema spesso gridato che ci circonda, privilegia - e con successo - la semplicità, scegliendo, tra le pagine di un pittore-scrittore, Henri Cueco, un personaggio che Flaubert avrebbe proprio definito "un cuore semplice". È un ferroviere in pensione, con moglie algerina, dedito adesso con trasporto al giardinaggio nel cuore di una bella campagna francese. Lo chiama, perché gli restauri il giardino, un pittore che scopre in lui un suo antico compagno di scuola trattandolo subito senza vincoli di subordinazione. Diventati presto un rapporto d'amicizia perché il pittore, nel giardiniere, vede presto il suo contrario. Tanto lui ha una vita disordinata e senza punti fermi - la moglie, per le sue tante avventure amorose, vuol lasciarlo, la figlia non riesce mai a farsi ascoltare - tanto l'altro, guidato da un sanissimo buon senso, è in pace con tutto, attorno ha solo quiete e armonia, con un altruismo costante che lo induce ad aprirsi a tutti, uomini e cose, specie se collegabili alla natura e ai tanti giardini cui si dedica.
Jean Becker segue questi due personaggi con modi che si rifanno sempre a quelli dimessi e quieti del giardiniere. Senza fronzoli, senza esibizioni di tecniche, senza insistite ricerche di linguaggio. Il titolo originale del film era "Dialogue avec mon jardinier" e così punta soprattutto sui dialoghi fra i due che via via ne disegnano puntualmente le fisionomie, soprattutto quella del giardiniere, con la sua modestia, l'onestà dei suoi concetti, l'equilibrio di tutti i suoi punti di vista. Senza con questo, sminuire il dinamismo cinematografico di un'azione che, pur con toni sempre raccolti, procede svelta e lineare, riuscendo, al momento di concludere con mestizia, a commuovere senza però nessuno strappo. Negli stessi climi sommessi e spesso quasi solo impliciti cui tutto il film sapientemente si affida.
Al centro due interpreti che mostrano di intendere esattamente le dimensioni psicologiche da esprimere e l'accento con cui costruirle. Soprattutto Jean-Pierre Darroussin che, per il suo giardiniere riesce addirittura a raggiungere una poetica della semplicità. Affiancato, con l'abituale sicurezza da un Daniel Auteuil in cifre di intimismo sottile.

Gian Luigi Rondi

 
La Repubblica, 23 novembre 2007
"Il mio amico giardiniere"
amicizia e buoni sentimenti

Chi, tra tanto cinema di clamore e di furia, avverta il bisogno di rifugiarsi in un piccolo film semplice e pudico lo può trovare in Il mio amico giardiniere. E' la storia della riscoperta di un'amicizia e odora di campagna, colori e buoni sentimenti un po' "all'antica".

Un pittore in crisi coniugale e con problemi d'ispirazione artistica (dispone di un talento limitato, e lo sa) torna nella casa paterna, in un villaggio al centro della Francia. Mette un annuncio per un giardiniere e, nel primo candidato, riconosce un amico d'infanzia. Mentre l'uno cura il prato e l'orto, l'altro li raffigura sulla tela. Nelle lunghe giornate passate a parlare di ricordi e di donne, l'amicizia rifiorisce. I due hanno vissuti opposti: se il primo conserva intatte le antiche insofferenze l'altro, pensionato delle ferrovie, è un marito di lungo corso, fedele al paese e alle abitudini, che osserva il mondo con sguardo pacato (un po' ricorda Peter Sellers in Oltre il giardino).

Anche la cinepresa di Becker guarda con calma i suoi piccoli eroi quotidiani, che si chiamano a vicenda Delprato e Delquadro, lasciandoci il tempo di diventarne amici. Signorilmente, Auteuil si mette al servizio della finissima performance del "giardiniere" Darroussin.

Roberto Nepoti

 
L'Unità, 23 novembre 2007
Campagna delle vite incrociate

Più ce lo propongono e più ci piace vedere quanto sono bon vivant questo francesi. Era successo con Un'ottima annata di Ridley Scott, film poco amato dalla critica tant'è che è piaciuto al pubblico. Anche Il mio amico giardiniere di Jean Becker sembra trovare nella campagna e nella natura "ammaestrata" la chiave per rimettere equilibrio in esistenze tormentate e ordine in teste confuse. Questa volta il viaggio è offerto dal libro di Henri Cueco, che però incardina la storia su un'amicizia, iniziata ai tempi della scuola e riannodata a metà del percorso della vita. C'è un pittore (Daniel Auteuil) che fugge da Parigi e i suoi problemi con moglie e amanti e si rifugia nella casa dei genitori, la campagna della sua infanzia. Per farsi costruire un orto ingaggia un giardiniere (Jean-Pierre Darroussin) che era anche il suo compagno di banco alle elementari. Il primo ricco figlio di farmacisti, il secondo di estrazione popolare, uniti dalla voracità dei giochi infantili e degli scherzi. Adesso il confronto tra il pittore e l'ex ferroviere in pensione sembra arduo, alla luce dei loro percorsi. E invece capita, nemmeno tanto curiosamente, che abbiano una visione del mondo dissimile ma compatibile, valori che riescono a condividere.

Darroussin è formidabile nel dar vita all'ex ferroviere, che affabula l'amico con la mistica dell'"orgoglio della classe operaia", della rivendicazione delle conquiste previdenziali dopo anni di lotta sindacale e duro lavoro. Curioso pensare che adesso la Francia unita è in sciopero proprio per queste faccende. Il cittadino, l'artista, apprezza l'autenticità dell'amico e presagisce forse quanto vicino, minaccioso, imminente sia il momento in cui quella memoria, quella gente, diventerà un ricordo. Becker ci riempie di verde intenso, quasi di poche sfumature. Il confronto a due avviene a puntate, giorno per giorno, davanti ad un orto che cresce, ciascuno prendendo dall'altro quella chiave di lettura di fatti e circostanze che non immaginava. Una pellicola anti-spettacolare, letargica come gli autunni in campagna, generosa e umana, anche negli aspetti più letterari e meno autentici. Finale a sorpresa, che vorrebbe spingere sul pathos ma si trattiene appena appena. E chiude con una raccomandazione del contadino: «Porta sempre con te un coltello e un po' di spago. Ti potrebbe salvare la vita».

Pasquale Colizzi

 
Il Giornale, 23 novembre 2007
Auteuil fa diventare artificiale la bellezza di vivere in campagna

Metropoli e campagna, infanzia e maturità, manovale e intellettuale… Ecco le coppie del Mio amico giardiniere (in originale Dialogue avec mon jardinier) di Jean Becker. Dopo I ragazzi del Marais, il regista torna a rappresentare la comunità, opposta alla società. Lo spunto è il ritrovarsi di due compagni di banco, un ex ferroviere (Jean-Pierre Darroussin) che fa il giardiniere e un pittore astrattista (Daniel Auteuil) tornato a vivere nella casa dell'infanzia. Serenità del primo e ansia del secondo sono un modo per ribadire che La terra non mente , come si diceva una volta. L'origine letteraria (il film s'ispira al romanzo di Henri Cueco) affiora anche nella versione italiana dei dialoghi di Jean Cosmos. Morale: l'elogio del naturale assume un piglio artificiale.

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