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Mattino ha l'oro in bocca (Il)
Il Mattino ha l'oro in boccadi Francesco Patierno
con Elio Germano, Laura Chiatti, Martina Stella, Umberto Orsini (Italia, 2008)
 
L'Unità, 28 febbraio 2008
Febbre da cavallo

Marco Baldini è morto e risorto e lotta insieme a noi. Il dj toscano, in joint-venture con Fiorello per il fortunatissimo Viva RadioDue, è un quarantenne che già vanta qualche decina di aneddoti sulla sua vita degni di un libro. Che infatti ha scritto e pubblicato con Baldini Castoldi Dalai. Titolo: "Il giocatore". C'entra Dostoevskij? Poco. Più che altro riguarda i suoi trascorsi da incallito scommettitore di corse di cavalli. Oggi ancora paga (meno male che gli affari tirano) e sembra che la questione strozzini si stia sistemando. Ma pochi anni fa era arrivato a quota 300 milioni di buco: tanto fulminante era stato il successo con i suoi programmi su Radio Deejay (messo in prova da Cecchetto, lui che era un pivello parlatore arrivato da Radio Fantasy di Firenze) tanto più vorace era la sua fame di tentare il cavallo giusto.

Alla fine, come un tossico o un alcolista, ci hanno pensato i colleghi della radio e lo stesso Cecchetto: come per chi va in fallimento, amministrazione controllata dei suoi soldi fino ad estinzione del debito.

Francesco Patierno (che aspettavamo dopo l'impressionate e duro esordio Pater Familias) ha sceneggiato con lo stesso Baldini e diretto Il mattino ha l'oro in bocca, che riprende la vicenda, un po' la romanza (per loro stessa ammissione) e la rivolta come parabola istruttiva, immaginando come sottotitolo qualcosa tipo: "Pinocchio nel paese dei balocchi". Anche perché c'è il protagonista, ragazzo discoletto toscano in vena di grossolane bugie (Elio Germano), il babbo operoso e comprensivo (Carlo Monni), la fatina della ricevitoria (Laura Chiatti), gatti e volpi in quantità davanti agli schermi della sala scommesse, lo strozzino "comprensivo" (un impressionante Umberto Orsini) e grilli parlanti che lo inseguono, lo strattonano mentre lui al microfono è incantato e incanta con incredibile leggerezza nonostante i problemi.

Lo avrà salvato la sua follia e la passione per la radio, quell'esordio ai microfoni di un'emittente nazionale il 7 luglio del '90?

L'approccio facile e diretto di Patierno (che voleva spiazzare e ha spiazzato) scivola via come buona fiction, agrodolce e didascalica. Il dubbio è: se Baldini non fosse diventato quello che è oggi (con il suo strepitoso sodalizio con Fiorello) a chi sarebbe potuta interessare la storia di un dj indebitato?

Dell'operazione, transitoria, resta un Elio Germano ancora in stato di grazia: minuto com'è riesce a entrare in corpi e circostanze che non diresti. Pochi gli altri guizzi cinematografici.

Comprimari e caratteristi sono stati ben scelti e fanno la loro parte in maniera diligente. Alcuni anche molto bene come Gianmarco Tognazzi e il Fiorello del divertito Corrado Fortuna.

Pasquale Colizzi

 
La Stampa, 29 febbraio 2008
La storia di Baldini
non riesce a decollare

Il mattino ha l'oro in bocca» è la storia «segreta» di Marco Baldini, spalla di Fiorello nel popolarissimo Viva Radio 2, così come l'ha svelata lui stesso nell'autobiografia Il giocatore (Baldini & Castoldi). Sullo schermo il personaggio è interpretato da un ottimo Elio Germano, impegnato non tanto a trovare una somiglianza esteriore, quanto a interiorizzare una personalità in bilico fra desiderio di affermazione e pulsione autodistruttiva.

In che altro modo spiegare lo schizofrenico percorso di un giovanotto che all'inizio degli anni '90, grazie al suo umorismo e alla sua parlantina, riesce a passare dai microfoni di un'emittente locale toscana a quelli ambitissimi di Radio Dee Jay; e che però, ossessionato dal demone del gioco (cavalli e poker) si copre di debiti mettendo a rischio la carriera e persino la vita? Nella commedia diretta in chiave dolce amara da Francesco Patierno, ambienti e personaggi di contorno (fra cui il babbo Carlo Monni, il glaciale strozzino Umberto Orsini e il divertente Fiorello «selvaggio» prima maniera incarnato da Corrado Fortuna) sono riprodotti anche con una certa freschezza; ma le figure femminili (Laura Chiatti e Martina Stella) appaiono insulse e la sceneggiatura non è abbastanza abile da interessarci a una vicenda pur curiosa e inquietante.

Alessandra Levantesi

 
Il Messaggero, 29 febbraio 2008
Cinque anni fa Francesco Patierno debuttò con un film durissimo che chi ha visto non può dimenticare, Pater Familias. Erano storie di famiglia e di camorra, quando l'argomento non era ancora tristemente di moda, impastate di sangue e dialetto. Un pugno nello stomaco e un colpo al cuore che proiettò subito Patierno nel limbo dei bravi registi disoccupati.
Cinque anni e due progetti sfumati più tardi (uno da Pericle il nero di Ferrandino, l'altro sulla coppia di terroristi neri Mambro-Fioravanti), il cineasta napoletano torna in pista con un film del tutto diverso. Pulito, lineare, rispettoso, quasi castigato, benché racconti la storia tutt'altro che edificante di Marco Baldini, la "spalla" di Fiorello, e della sua battaglia con il demone del gioco quando lavorava a Radio Deejay negli anni 80, con relativo contorno di bische, debiti, cavalli, strozzini e via degradandosi.
Naturalmente il realismo non è l'unico codice esistente e dietro una scelta così paradossale per Patierno (e un esito purtroppo così tiepido) stanno almeno due ragioni molto diverse. La prima, personale, è la voglia di rimettersi in gioco e provare a se stesso e agli altri di saper fare cose anche molto diverse, trasformando questa parabola "nera" in una sorta di fiaba (nelle note di regia cita Pinocchio letto da Elemire Zolla). La seconda, decisiva, è l'invincibile attrazione e insieme la totale inconciliabilità del nostro cinema mainstream verso tutto ciò che è losco, sporco, violento.
Solo così si spiega perché un film che inizia con Baldini/Elio Germano costretto da due banditi a scavarsi la fossa per poi snodarsi, dopo un veloce prologo fiorentino, nella Milano da bere, fra night, feste, modelle e presumibilmente fiumi di soldi e di droga, sia popolato di gente che pensa solo al lavoro, non fuma, non beve, non fa sesso, non si mette nemmeno le dita nel naso. L'unico "trasgressivo", almeno quanto a etichetta, è quel giovane siciliano taciturno e imprevedibile con cui Baldini divide l'appartamentino di Milano prima di sfondare insieme alla radio, che naturalmente è Fiorello (sullo schermo Corrado Fortuna, l'unico ad avere una vaga somiglianza con l'originale, elusa con eleganza dal resto del cast).
Accettate queste premesse abbastanza assurde, Il mattino ha l'oro in bocca corre via leggero sfiorando tanti possibili film. C'è il rapporto con la famiglia e in particolare col padre (bentornato Carlo Monni, sublime anche di spalle), c'è il direttore della radio, quasi un padre vicario (Dario Vergassola, strepitoso), la storia appena abbozzata con la cassiera Laura Chiatti (bravissima anche in un non-personaggio fatto solo di sguardi, bronci, mezze parole), lo strozzino ex-divo della radio (un sinistro Umberto Orsini), l'amico malavitoso che coinvolge Baldini in giochi pericolosi, etc. E in mezzo a tutto Elio Germano, che regge tutto il film con l'aria di chi cerca un punto d'appoggio per farlo decollare davvero. Senza trovarlo.

Fabio Ferzetti
 
La Repubblica, 29 febbraio 2008
"Il mattino ha l'oro in bocca"
Baldini & Fiorello senza pathos

La trasposizione del libro di Marco Baldini, partner di Fiorello a Viva RadioDue, si giustifica con la fama acquisita dal biografato. Situazioni e nomi sono (più o meno) tutti autentici. Anni 70 a Firenze. Marco è un ragazzo sveglio e la sua carriera di dj e di voce radiofonica decolla di pari passo con quella di giocatore compulsivo. Viene notato da Radio Deejay e chiamato a Milano. Si moltiplicano le opportunità professionali ma anche i debiti e i guai. Nell'appartamento dove dorme e negli studi incontra un ragazzo siciliano, ex animatore in club vacanze, disordinatissimo e irresistibilmente simpatico. È Rosario Fiorello e con lui farà coppia lanciando una fortunata formula.

Tra i tanti personaggi, affidati a GianMarco Tognazzi, Donato Placido, Umberto Orsini, Carlo Monni, Corrado Fortuna (Fiorello), Dario Vergassola (Claudio Cecchetto), anche due figure femminili: la fidanzatina Martina Stella e la cassiera della sala corse Laura Chiatti. Tutti, a partire dal poliforme Elio Germano (Marco), dichiarano cura nel lavoro di Francesco Patierno regista. Però, malgrado sia tutto vero, pathos ce n'è poco.

Paolo D'Agostini

 
Il Tempo, 3 marzo 2008

Marco Baldini è noto ai più per i suoi successi radiofonici con Fiorello, riconfermati di recente in televisione. Tempo fa aveva scritto un libro autobiografico, intitolato "Il Giocatore", in cui, oltre a riepilogare i suoi esordi in radio private come intrattenitore prima a Firenze dov'è nato, poi a Milano, aveva messo l'accento -come il titolo alla Dostoevskij indicava- sui suoi turbolenti trascorsi sia nel gioco d'azzardo sia come scommettitore alle corse di cavalli, con conseguenze spesso disastrose per l'accumularsi delle perdite e dei debiti. Fino quasi al rischio della vita.
Da quell'autobiografia ha preso occasione Francesco Patierno, dopo quel suo primo film tutto aspro realismo che è stato "Pater familias", per raccontarci questi fatti come dal vero, nomi e cognomi citati con esattezza, pur impegnandosi a proporli con le mediazioni di attori cui non ha chiesto nessuna somiglianza fisica ma che ha tuttavia abilmente inserito in una cronaca asciutta, sempre commentata dalla voce narrante del protagonista, rappresentata ad ogni pagina con logica attenta e con un senso preciso delle psicologie. A cominciare, naturalmente da quel personaggio al centro che si racconta e ci racconta senza mai abbellirsi e anzi non tacendo mai ombre, colpe e difetti. Lasciando che il riscatto finale ci si limiti soltanto a immaginarlo, conoscendo gli sviluppi di quella vita dopo che i passaggi più cruciali ci sono stati esposti dallo schermo.
Un film che si fa seguire. Sia per la sua costruzione narrativa, che, pur incentrata su una figura sempre in primo piano, studia e analizza, anche solo di passaggio, le figure di contorno, sia per il clima che sa evocarvi, prima dimesso e familiare a Firenze, al momento dei primi passi, dopo, a Milano, in giusto equilibrio, anche stilistico, fra i succeessi professionali e un buffo incontro con Fiorello e i drammi angoscianti del gioco, delle scommesse, delle perdite e dei debiti. Annunciati, all'inizio, quando ancora non si è informati di nulla, da una pagina quasi da thriller in cui al protagonista due brutti ceffi, di notte, impongono di scavarsi una fossa. Con intenzioni facili da immaginarsi.
Il merito maggiore di questa rivisitazione al cinema di un personaggio noto e oggi non ancora cinquantenne (neanche a Hollywood ci avrebbe pensato) appartiene però a Elio Germano che, appunto volutamente senza alcuna somiglianza, ma con sincerità totale, costruisce un carattere di straordinaria autenticità drammatica: ora spavaldo, ora represso, ora ansioso di vincere, ora rassegnato alle sconfitte. Con una misura meditata e quasi geniale. Da quel grande attore che ormai è diventato.

Gian Luigi Rondi

© Sipario 2011