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Matrimonio è un affare di famiglia (Il)
Il matriomonio è un affare di famigliadi Cherie Nolan
con Brenda Blethyn, Frankie J. Holden, Richard Wilson (Australia, 2007)on Yu Nan e interpreti mongoli non professionisti, Cina, 2006.
 
Il Tempo, 20 aprile 2008

Il cinema, soprattutto quello americano, ci ha varie volte intrattenuti sulle gelose irritazioni di certi genitori all'idea di essere lasciati da figli desiderosi di sposarsi. Di solito, però, si trattava di padri pronti a contrastare delle figlie, come nel celebre e ormai classico «Padre della sposa» e, in tempi più vicini, in «Ti presento i miei», con Robert De Niro.
Meno frequenti, invece, le madri gelose, pur incontrate di recente in «Perché te lo dice mamma» con Diane Keaton e adesso in questo film australiano dove la madre possessiva e pronta a mettere i bastoni tra le ruote al figlio innamorato è l'attrice inglese Brenda Blethyn di cui, in «Orgoglio e pregiudizio», si ricorderanno in tutt'altra chiave le smanie e le ansie per trovar marito alle proprie figlie. Anche qui, nonostante sia in Australia, Brenda Blethyn resta inglese, perché è una cabarettista che, dopo essersi sposata a Londra con un cantante australiano, l'ha seguito agli antipodi mettendo su famiglia con lui (due figli, di cui uno cerebroleso), presto però divorziando. Lo scontro geloso si verifica proprio con il figlio sano, un giovinetto timido e quasi imberbe che si fa conquistare con qualche impaccio da una coetanea molto più intraprendente e disponibile di lui. Ma la madre vigila e prima di arrivare alle nozze (comunque prevedibili) dovremo assistere a un profluvio di dispetti a danno dell'intrusa, corredato da bisticci e perfino da scenate...
Tutto facile, insistito, in qualche momento persino fastidioso, perché si è costretti ad assistere a parecchie esibizioni in scena della cabarettista condite spesso di doppi sensi grossolani e per nulla divertenti. La regista Cherie Nowlan, più nota in Australia per varie imprese televisive che non per dei film, ha seguito i suoi personaggi e le varie situazioni in cui vengono coinvolti senza molto estro, con ritmi solo superficialmente disinvolti, in realtà frenati da stasi anche prolungate ingombre da caratteri appena un poco incisi, e quasi sempre condotti a tenersi in difficili equilibri fra la commedia (senza allegria) e il dramma (di solito, però, molto leggero). Un film inutile, solo ravvivato, appunto, dalla presenza di Brenda Blethyn. Pronta comunque a convincere di più quando recita in patria.

Gian Luigi Rondi

 
Il Messaggero, 18 aprile 2008

Come evitare la mamma e vivere felici

Una mamma artista è un guaio. Ma una mamma artista di varietà, sovrappeso, sboccata, separata, non giovanissima e ancora in attesa della grande occasione, è una catastrofe. Specie se avete vent' anni e il resto della famiglia è formato da un fratello dolcissimo ma cerebroleso e da un padre che fa il vigilante ma spera ancora di diventare il nuovo Elvis Presley. Mentre la deliziosa creatura con cui vi sareste appena fidanzati proprio non riesce a capire cos'ha di sbagliato per farvi fuggire come una lepre appena si profila un poco di intimità... Cucita addosso alle forme e all'istrionismo della protagonista di Segreti e bugie, qui nei panni della cockney trapiantata a Sydney, Clubland (è il titolo originale) potrebbe essere un bel ritratto di madre castrante ma pasticcia le carte mixando il mélo famigliare (c'è pure una vicina malata) alla commedia svitata in salsa "aussie" con dialoghi ruspanti e personaggi sopra le righe. In film così i momenti comici dovrebbero essere sinistri, e viceversa. Qui invece l'asfissiante guitta frustrata è troppo patetica per commuovere o spaventare, e la regista ha così paura dei suoi personaggi, peraltro assai ben disegnati, che lima, smussa e consola, come nei film italiani. Dev'essere un'epidemia.

Fabio Ferzetti

 
Corriere della sera, 18 aprile 2008

Finale con nozze nel dramma edipico

Dietro un titolo misterioso da commedia brillante, si cela un classico dramma edipico in stile '70, l'ombra di un Tennessee Williams corretto in una notte fuori alla Pinter. Performance grandiosa di Brenda Blethyn, madre di origine australiana e cabarettista in declino che lavora in una mensa, fa serate con battute trash alla Bob Hope ma non si decide ad allentare la briglia al figlio maggiore (l'altro è disabile) neppure quando trova la sua bionda: notte di tregenda freudiana prima di accettare la nuora, si ridiscute il bilancio affettivo di casa prima del the end con nozze. Diretta dall'esperta di tv e spot Cherie Norland, è un'amara commedia psicanaliticamente banalotta ma sorretta da un impegno collettivo del cast, dal ritratto di una famiglia eccentrica nel frequentato genere che di recente ha smosso nevrosi casalinghe ed additato quel potere matriarcale ben impersonato da Diane Keaton.

Voto: 6,5

Maurizio Porro

 
La Repubblica, 18 aprile 2008

Il matrimonio, un affare di famiglia
e una bravissima Brenda Blethyn

Può un'attrice essere così sfacciatamente brava da nuocere al film che interpreta? Sì, se la sceneggiatura è debole e interamente tagliata sul suo personaggio.

Brenda Blethyn è Jean, una cabarettista alla Lenny Bruce (ma fuori tempo massimo) decaduta, lasciata dal marito, costretta a barcamenarsi tra un lavoro umile e due figli adolescenti, Tim e Mark, il secondo disabile.

Sul palco dei miseri teatrini in cui si esibisce, però, la donna può vendicarsi dei maschi; oltre a esercitare un controllo ricattatorio sulla vita di Tim, vittima predestinata del suo affetto.

Quando Tim s'innamora di Jill, graziosa e indipendente, Jean dichiara guerra alla fidanzatina, minacciando di ammazzare il rapporto sul nascere. Occorrerà una quantità di scene-madri, più o meno etiliche, prima che la signora si converta alla morale buonista del Matrimonio è un affare di famiglia.

Animale da spettacolo abbonato ai caratteri dai colori nitidi, la Blethyn ("Segreti e bugie", "L'erba di Grace") non si nega nulla, imperversando dalla prima all'ultima scena con una gigioneria che all'inizio ammiri, poi ti strema. Tanto più che la regia non sa distinguere tra i tempi drammatici e quelli da commedia.

Roberto Nepoti

 
La Stampa, 18 aprile 2008

Quella mamma è troppo antipatica

«Il matrimonio è un affare di famiglia» è la ferma convinzione di Brenda Blethyn, madre apprensiva di due figli di cui uno minorato e l'altro troppo timido con le ragazze; e quando quest'ultimo intreccia un filarino senza l'imprimatur materno scoppia il conflitto. Brenda è un'ex attricetta inglese che ha seguito in Australia un cantante country ben presto passato di moda; e agli antipodi anche la carriera di lei ha fatto cilecca.

Ambientato alla periferia di Sydney, arricchito nell'originale da qualche tocco gergale, il film della regista Cherie Nolan è felice nella descrizione del cabaret degradato un po' sulle orme di The Entertainer di Osborne, ma per il resto non funziona granché; e nemmeno la patentata bravura della Blethyn riesce a rendere simpatica questa virago comandona.

Alessandra Levantesi

© Sipario 2011