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Futuro non è scritto (Il)
di Julien Temple
con Bono, Steve Buscemi, Terry Chimes, John Cusack
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L'Unità, 28 febbraio 2008
Il falò del punk'n'roll
Il futuro non è scritto e il passato è da riscrivere. Quando aveva 24 anni - è nato a Londra nel 1953 - Julien Temple seguiva passo passo la nascita del fenomeno punk e riprendeva in 16 millimetri i suoi coetanei, alcuni matti come cavalli alcuni già molto saggi, alle prese con chitarre elettriche, capelli a cresta e spilloni assortiti. Fu tra i primi a filmare dal vivo i Clash e i Sex Pistols, le band dominanti di quel momento storico, finché i Clash non lo misero di fronte a una scelta: «O lavori con noi, o con loro». Scelse loro: «I Sex Pistols mi sembravano più eccitanti da un punto di vista teatrale, in più c'era già l'abbozzo di un progetto che sarebbe diventato La grande truffa del rock'n'roll». Quel geniale film, a metà fra documentario e provocazione dada, uscì nell'80 sposando il punto di vista del manager-manipolatore Malcolm McLaren; ma molti anni dopo Temple avrebbe cominciato a riscrivere il passato ridando la parola a Johnny Rotten e agli altri Pistols nel bellissimo The Filth and the Fury, del 2000. Ora è venuto il momento di rivisitare tutta la storia del punk in Il futuro non è scritto - Joe Strummer, struggente ritratto del cantante dei Clash scomparso nel 2002 a soli 50 anni.
«Vorrei che questo film non esistesse - dice Temple - perché significherebbe che Joe è ancora fra noi. Ma dopo la sua morte ne ho sentito l'esigenza. Il film è una wake, una veglia: una cosa molto inglese, ci si ritrova, si beve, si chiacchiera e si fa musica in memoria di un amico». Negli ultimi anni della sua vita Strummer aveva sviluppato quella che nel film si definisce «la cultura dei falò»: «Gli piaceva radunare gli amici attorno a un fuoco, all'aperto, e inventare musica lì per lì. Ho ricostruito quell'atmosfera chiamando vecchi amici di Joe, e artisti che hanno lavorato con lui o si sono nutriti della sua ispirazione, da Jim Jarmusch a Johnny Depp, da Bono ai Red Hot Chili Peppers, da John Cusack a Martin Scorsese il quale, abbastanza sorprendentemente, confessa che senza l'energia dei Clash non avrebbe girato Toro scatenato. È stato un modo di evocarlo, e di raccontarlo senza ipocrisie. Joe aveva le sue debolezze: non era perfetto, ma chi lo è?».
Se siete appassionati dei Clash, ma anche se non lo siete, sappiate che Il futuro non è scritto è una meraviglia. Uscirà in 15 sale italiane il 29 febbraio, poi in dvd, sempre per la Ripley's Film. È da vedere assolutamente. Si divide, idealmente, in tre atti: l'infanzia e adolescenza di Joe, che in realtà si chiamava John Mellor, era figlio di un diplomatico e crebbe in una famiglia britannica molto rigida, portandosi dietro un doppio trauma (la rigida educazione nelle public schools e il suicidio del fratello maggiore) «sublimato» in una gioventù ribelle, da squatter (gli occupanti delle case sfitte, «sport» molto in voga nella Londra degli anni '60 e '70) e da musicista di strada; l'epopea dei Clash, dagli inizi ai trionfi americani; e il dopo-Clash, la famiglia, le figlie, la maturità, il recupero di una solarità hippy che l'aggressività punk rifiutava. La cosa bella di Il futuro non è scritto è che sembra rimettere in prospettiva tutte le ribellioni giovanili del dopoguerra, dando loro un senso, una continuità, un'inaspettata dolcezza. «Uno degli scopi del film - dice Temple - è trasmettere la vitalità del punk ai giovani di oggi, che magari vivono di più in famiglia ma passano il tempo fra tv e internet, ingozzati di notizie come oche da foie-gras. Voglio sperare che prima o poi riesploderà il conflitto generazionale e si tornerà a raccontare ciò che accade nelle strade. Allora i Clash torneranno ad essere un modello».
Pasquale Colizzi
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La Repubblica, 29 febbraio 2008
"Il futuro non è scritto"
Un monumento a Joe Strummer
Al Festival di Berlino il rockumentary (in forma di film-concerto, biografia musicale e altro) l'ha fatta da padrone; né la tendenza pare destinata a esaurirsi in fretta. Ora arriva nelle sale un bel documentario del 2006: un "biopic" sul leader del Clash realizzato da Julien Temple, già accreditato nel binomio cinema-musica con due film sui Sex Pistols nonché amico personale di Joe Strummer.
A far da cornice ai documenti di prima mano (dai film famigliari di Joe bambino ai concerti, dai fumetti squatter che lui stesso disegnava alle testimonianze di amici e ammiratori: Bono, Scorsese ecc...), Temple mette il programma radiofonico "London Calling" - ideato dal musicista, col titolo di un celebre Lp del gruppo - e i falò di Strummerville, punti di aggregazione tra simili che Joe considerava perfino più importanti della sua musica.
Ne esce il ritratto di un libertario radicale, contraddittorio, potenzialmente autolesionista ma anche maestro di vita e di filosofia punk: come tale lo vede Johnny Depp, in costume di scena da pirata dei Caraibi. Di un uomo geniale dall'ego ipertrofico, anche; che il film non mette in discussione facendo, se non il "santino" di Joe, di certo il suo monumento.
Roberto Nepoti
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Il Tempo, 4 marzo 2008
Un esempio felice di biografia cinematografica. L'ha costruita, con grande abilità, narrativa e stilistica, un regista inglese, Julien Temple, che ha cominciato a farsi strada, negli Ottanta, nell'ambito della cultura punk, prima con i video musicali ispirati ai Rolling Stones, poi con dei lungometraggi dedicati prima a Mick Jagger poi a David Bowie, andati subito incontro a uno straordinario successo, come, nei Novanta, un film, "Passione per la vita", in cui ricreava quasi dal vivo la breve ma intensissima carriera del celebre regista francese Jean Vigo. Il personaggio cui adesso si rivolge è un divo inglese del rock'n'roll, Joe Strummer, che, morto a cinquant'anni nel 2002, ha guidato con impeti e furori geniali, un gruppo detto "The Clash" che, specie nei paesi anglosassoni, si era conquistato, grazie a lui, delle vette quasi mitiche. Anche sul piano culturale e sociale, con posizioni, spesso, di forte impegno politico, a cominciare da un celebre concerto nel 1978 a Londra dedicato alla lotta contro ogni razzismo.
Temple, negli ultimi dieci anni di vita di Strummer, gli era diventato molto amico, così questa sua biografia ha potuto arricchirla anche con documenti privati e inediti -filmini amatoriali, schizzi a colori o in bianco e nero, disegni animati- che illustrano da vicino, e quasi in modo autobiografico, la sua infanzia e la sua adolescenza, completando poi il quadro con un ampio repertorio delle sue esibizioni e con una serie di incontri con personalità, non solo nel campo della musica (c'è perfino Martin Scorsese) che lo avevano conosciuto, qualcuno anche collaborando con lui.
Un montaggio perfetto amalgama tutti questi elementi con una tale immediatezza che sembrano, ciascuno, realizzati solo in occasione del film (immagini, luci, attenzione alle inquadrature, dai primi piani ai campi lunghi) e con la singolarità, coinvolgente e suggestiva, che quasi tutti gli incontri-interviste son rappresentati di fronte a dei falò, in omaggio a quelle assemblee che Strummer, battezzandole "Strummerville", era solito tenere di notte, in mezzo a fuochi, conversando con amici e colleghi su argomenti non solo musicali ma anche ascetici.
Anche chi prima non sapeva nulla di Strummer, né della sua musica, non tarda, grazie alle virtù di un cinema sapientemente organizzato, a incontrare, come dal vivo un personaggio. Comprendendo, forse, anche il suo mito.
Gian Luigi Rondi
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Il Messaggero, 29 febbraio 2008
Joe Strummer,
dai Clash all'eternità
Il suo nome era Joe. Anche se si faceva chiamare Woodie in onore di Woodie Guthrie, ossessione di tutte le rockstar attente al sociale. Da Bob Dylan a Bruce Springsteen. Passando per Joe Strummer ovviamente. Lo splendido documentario Il futuro non è scritto di Julien Temple racconta la sua vita e lo fa con passione e onestà intellettuale. L'ex leader dei Clash avrebbe apprezzato. D'altronde cosa aspettarsi dal più bravo cronista del rock, già autore dei due opposti sguardi sui Sex Pistols, La grande truffa del rock'n'roll, e Sex Pistols: oscenità e furore? Temple attaca il mito Strummer senza paura. Dall'infanzia come John Mellor, figlio di un diplomatico inglese, alla dolce fase hippie da isola di Wight e pseudonimo di Woodie, fino alla rabbia squatter in cui nasce Joe Strummer. Arrivano i Clash e il successo planetario che mette in crisi il giovane punk ora ricco e idolatrato come i santini. Strummer ne esce come un uomo ambizioso che dopo trionfi e fama ha il coraggio di non morire. Rifiuterà il mito e cercherà la vita. Scomparirà, cadrà in depressione, parteciperà ad orribili film, ricomparirà con i Mescaleros, concluderà come dj e morirà a 50 anni come un papà borghese. Questo era Joe Strummer. Non un dio e nemmeno una rockstar. Ma un essere umano sempre in contatto con l'umanità.
Francesco Alò
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