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Dubbio (Il)
Il Dubbiodi John Patrick Shanley
con Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman (Usa, 2008)
 
L'Unità, 29 gennaio 2009

Violento scontro tra tuniche: due feriti

Viste le cronache americane degli ultimi anni IL DUBBIO potrebbe essere un ragionevole sospetto: i Vescovi a stelle e strisce si sono indebitati e hanno venduto il vendibile per far fronte alle centinaia di cause intentate contro preti che non hanno tenuto a posto le mani con le proprie giovani pecorelle. Però la vicenda scritta per il teatro da John Patrick Shanley e poi da lui stesso ripresa e portata su grande schermo è ambientata nel ’64, in un territorio storico in cui di queste cose non si parlava o per lo meno si bisbigliava con imbarazzo. Sotto le lunghe tuniche dei protagonisti Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman, rispettivamente la suora che dirige una scuola religiosa del Bronx e il prete, suo superiore, arrivato da poco, che dell’intera parrocchia vuole fare un luogo accogliente e meno rigido. Dalla sua padre Flynn ha un carattere affabile, grande comunicativa e un venticello che tira direttamente dal Vaticano, con Giovanni XIII che vuole conciliare dogmi e modernità. Contro ha sorella Aloysus, la custode della tradizione, una donna dalle certezze granitiche, convinta che se il mondo cambia andrà a pezzi. Un “mastino affamato”, come la definisce il prete, terrore dei ragazzini della scuola almeno quanto padre Flynn è cercato e ascoltato. Su di lui fa affidamento anche l’unico studente di colore, di cui si sente un protettore. O c’è di più? Per caso i due nascondono qualcosa?

Dal venticello progressista si passa quindi ad una tempesta (innescata ingenuamente da sorella James/Amy Adams che fa, disfa, si pente) arrivando ad uno scontro di caratteri niente male. Con sospensione di giudizio. Certo Shanley nel suo testo parlava di un “prete bello” (parafrasando Parise) e infatti sui palchi di mezzo mondo s’è fatto sfoggio di avvenenti tuniche. Qui a Roma per esempio, al Teatro Valle, proprio in questi giorni presta il volto Stefano Accorsi, con la regia di Sergio Castellitto. Sullo schermo si è accontentato di uno dei migliori attori in circolazione. Sorella Aloysius è una Meryl Streep che schiuma rabbia discretamente (senza nemmeno il glamour delle cattiverie vestite bene di “Il Diavolo veste Prada”). Sta tutta qui la semplice grandezza di un’interprete che talvolta è imbarazzante recensire: c’è un mondo dietro la curiosa cuffia, l’abito nero, quella smorfia tirata sul volto, che racconta molto, impietosamente. Insomma sta tutta qua (sottolineata dalle candidature agli Oscar) la forza del film di Shanley, alla seconda regia dopo decine di sceneggiature (un Oscar per “Stregati dalla luna”). Francamente complicato sentire “l’aria che tirava” in quel ’64, Kennedy, le rivendicazioni razziali, la Chiesa nuova quando emerge piuttosto il piccolo affresco d’epoca, la quotidianità di una scuola cattolica del Bronx dove le famiglie di irlandesi e italiani mandavano i figli desiderando una rispettabilità piccolo borghese ormai a portata di mano. Come al solito impeccabile la fotografia di Roger Deakins. Colonna sonora molto invernale di Philip “cuore di vetro” Glass.

Pasquale Colizzi

 
Il Giornale, 30 gennaio 2009

La Streep suore contro i "peccati" del clero

Nel dubbio non si astiene Sorella Beauvier (Meryl Streep), arcigna preside d'una scuola cattolica nel Bronx anni Sessanta. Convinta che Padre Flynn (Philip Seymour Hoffman) molesti un dodicenne studente di colore, mette alle corde il sospettato: che è successo in canonica? Tanto più che Sorella Jones (Amy Adams)insinua certe cose. Dall'omonima piéce teatrale, un dramma vecchio stile e un incontro di boxe tra campioni. Lontana dai toni di Mamma mia!, la Streep insudicia ombre, ma Hoffman le tiene testa, notando: «La Chiesa deve cambiare!». Le musiche di Philip Glass condiscono d'ansia un tema attuale: il dubbio ha potere di certezza.
voto: 7

Cinzia Romani

 
Il Mattino, 31 gennaio 2009

Doppia sfida all'ombra della religione

Per il suo secondo film da regista dopo «Joe contro il vulcano», il drammaturgo newyorkese premio Pulitzer John Patrick Shanley ha scelto di trasporre la sua pièce teatrale di successo «Il dubbio». Il dramma - ambientato nel 1964 in una scuola-parrocchia del Bronx - mette in gioco temi di attualità come la pedofilia e il contrasto tra le due anime della cultura cattolica, quella autoritaria e quella progressista. Evitando contrapposizioni schematiche e manichee, Shanley ha lavorato però sulle zone d'ombra del rapporto di affetto e di protezione che il battagliero Padre Flynn stabilisce con alcuni ragazzi e in particolare con Donald, il primo studente nero dell'istituto, sul dubbio circa la sua perversione, sulla certezza dell'inflessibile Sorella Aloysius, direttrice dal pugno di ferro che non esita a mentire per incastrare il prete. Shanley asseconda con una regia essenziale e misurata l'incisivo meccanismo drammaturgico, ma naturalmente sono i due protagonisti impegnati in una battaglia psicologica senza esclusione di colpi ad abbagliare lo spettatore con una superba recitazione. Meryl Streep, candidata all'Oscar, dopo la stilista di «Il diavolo veste Prada» si cala con il solito magnetismo in un altro personaggio negativo ma ricco di sfumature, mentre Philip Seymour Hoffman nel ruolo di Padre Flynn conferma di essere una delle migliori espressioni contemporanee del metodo Actor's Studio.

Alberto Castellano

 
Il Messaggero, 30 gennaio 2009

Streep, l'Inquisizione non è mai finita

Padre Flynn (grande Philip Seymour Hoffman) è un prete moderno. Nei sermoni cita l'assassinio di John Kennedy, avvenuto appena un anno prima, per spiegare ai suoi fedeli che perfino la disperazione può legarci al nostro prossimo. Con i suoi allievi è altrettanto aperto. Se una ragazza viene a dirgli che è innamorata di un compagno, la esorta a dichiararsi con un sorriso. Se un ragazzo ha bisogno del suo conforto, non è certo lui a negarglielo. Soprattutto se è il primo allievo di colore del severo Istituto St. Nicholas, una parrocchia del Bronx che nel 1964 accoglie soprattutto lavoratori di origine irlandese.
Suor Aloysius (immensa Meryl Streep) è di un'altra pasta. Come preside dell'Istituto, controlla tutto e tutti con rigore vicino alla voluttà. I pasti delle consorelle, la loro salute malfernma, le penne degli allievi («odio le biro»). E naturalmente i loro rapporti con gli insegnanti. Così, quando la candida suor James (toccante Amy Adams), le confida di aver notato qualcosa di strano fra il ragazzo nero e padre Flynn, parte lancia in resta. Anche se non ha prove, farà di tutto per infangare padre Flynn. Senza fermarsi nemmeno quando la madre del ragazzo (Viola Davis, giustamente candidata all'Oscar), in una lunga scena ammirevole per tensione e asciuttezza, le svelerà i lati in ombra della faccenda.
Attenzione però: tratto dalla sua stessa commedia (ora a teatro con Stefano Accorsi e Lucilla Morlacchi per la regia di Sergio Castellitto), quello di John Patrick Shanley non è un film storico, tantomeno un pamphlet sugli scandali dei preti pedofili. Malgrado l'esattezza del contesto storico, l'autore americano batte infatti su uno dei temi più cinematografici che vi siano Il dubbio appunto immergendoci grazie a un cast superlativo e a una regia classica quanto sorvegliata, in quella zona grigia dove la convinzione sfuma nel pregiudizio e la lotta per il potere si maschera da difesa delle regole, o della virtù. Non sapremo mai se padre Flynn è colpevole o no, ma non importa. L'Inquisizione è sempre fra noi, ha solo cambiato volto (ed è incrinata a sua volta dal dubbio, come mostra il potente epilogo). A noi riconoscerla. Anche grazie a un film che avvince e costringe a pensare dal primo all'ultimo minuto.

Fabio Ferzetti

 
La Stampa, 30 gennaio 2009

Quartetto da Oscar unito dal dubbio

Oltre che sullo schermo, il pubblico italiano in questi giorni può godersi Il dubbio anche in palcoscenico nell'allestimento di successo di Sergio Castellitto, protagonisti Stefano Accorsi e Lucilla Morlacchi.

Una felice coincidenza, utile a verificare come recitazione e direzione possano far cadere in modo diverso l'accento sul «dubbio» del titolo: parola che nel testo teatrale vincitore del Pulitzer di John Patrick Shanley assume una complessa risonanza. 1964, una scuola cattolica del Bronx gestita con rigore vittoriano da sorella Meryl Streep, convintasi che il prete progressista Philip Seymour Hoffman possa aver abusato di un dodicenne, unico allievo di colore. Ma lungi dal riguardare solo l'eventuale colpevolezza del sacerdote, il discorso va ben oltre, coinvolgendo un mondo in cui, dopo l'assassinio Kennedy e il Vietnam, il tormentoso dubbio come categoria dello spirito sta spazzando via ogni solida certezza.

Ben adattato dallo stesso Shanley che firma anche la regia, con gli straordinari Streep e Hoffman affiancati dall'ottima suorina Amy Adams e la superba madre nera Viola Davis (tutti candidati all'Oscar), il film è un quartetto di voci giocato sul registro dell'interiorità.

Alessandra Levantesi

© Sipario 2011