Poche novità nella mafia narrata da Porporati
Andrea Porporati, dopo il riuscito debutto con Il sole negli occhi, di edipiche ascendenze letterarie, scrive ora un didascalico film da fiction tv. Dove mette tutto ciò che ha l'onore della prima pagina: la mafia, il picciotto con il codice del padrino, il falso concetto d'onore. La resistibile ascesa del predestinato Luigi Lo Cascio (nemesi storica dei Cento passi), manovale dell'onorata società costretto a fuggire non appena gli si riordina la coscienza: non potrà che finire con l'ultima risata. Gli aspetti grotteschi, alla Lattuada di Mafioso, sono appena accennati (la trasferta al Nord dove non si capiscono), ma sulla lavagna va la lezione morale col ricordo dei vecchi film americani dove c'erano sempre due compagni d'infanzia di cui uno prende la cattiva e l'altro la buona strada (il bravo Gifuni, onesto magistrato). La mostra di Venezia nuoce al film medio specie se esso non rappresenta né per forma né per sostanza una novità.
VOTO: 6
Maurizio Porro