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Diario di Jack (Il)
Il Diario di Jackdi Mike Binder
con Ben Affleck, Rebecca Romijn-Stamos
 
Il Giornale, 11 luglio 2008

Un Affleck graffiante mette a nudo Hollywood

Troppo occupata a rincorrere Clooney o Penn la critica italiana che tutto giudica con albagia sinistrorsa, perde le occasioni migliori, come ne Il diario di Jack, commedia agrodolce, intelligente e veloce, sul mondo dello show business. Importante agente di Hollywood, Jack è circondato da postulanti in malafede, da mogli fedifraghe, da colleghi inetti e da una pseudogiornalista che gli ha rubato il diario dove sono appuntati segreti inconfessabili. Un eccentrico psicologo è il suo indisponente guru, cui John Cleese dona un sarcasmo british di alto livello. Infine tutte le tessere del mosaico si sistemano. Ricco di battute felici, interpretato con la giusta misura da Ben Affleck, Il diario di Jack è stato girato nel 2004 e poi messo in castigo.

ADC

 
Il Tempo, 8 luglio 2008

Un diario goffo e disordinato

Il Jack del diario è un agente di attori a Hollywood con un'impresa ben avviata. Ha anche una moglie, bellissima, da cui si teme tradito. Così, nonostante i suoi successi professionali, si sente insicuro, svuotato, e allora ricorre a un espediente che sembra (insisto sul "sembra") avere una certa voga dalle sue parti: andare in una buffa scuola dove un insegnante anche più buffo apprende a chi va a cercarlo come tenere un diario: per appuntarvi ogni giorno atti, fatti, pensieri. Jack esegue, con molta diligenza, non limitandosi a scrivere sul diario il suo privato, ma anche certe faccende da cui la sua agenzia non esce molto bene perché spinte, qualcuna, ai margini della truffa.
Un brutto giorno, nella vita di Jack si verificano due episodi incresciosi. Il primo riguarda la moglie che, in lacrime, gli confessa di averlo tradito con l'attore più prestigioso associato alla sua agenzia, il secondo riguarda il diario, che gli vien fatto rubare da una di quelle giornaliste pettegole tanto frequenti a Hollywood e pronta adesso a trarne occasione per scandali pericolosi.
Da qui una serie di vicissitudini in cui la commedia con sentimenti si accompagna a un dramma fosco con agguati e pestaggi che non mancheranno però di confluire là dove si poteva immaginare fin dall'inizio.
Si è scritto e diretto il tutto un ex attore, diventato poi senza molto successo sceneggiatore e regista, Mike Binder, che si è compiaciuto di rimescolare tutti gli eventi e i personaggi in una sorta di calderone da cui stenta quasi sempre ad emergere un clima unitario e compiuto. Agli inizi si segue, con quel protagonista pieno di dubbi che si illude di risolverli ascoltando i consigli strambi del professore di... diari, subito dopo, però, quando le cose si complicano e alla crisi sentimentale si accompagna quella che potrebbe diventare una seria crisi professionale, si incespica quasi soltanto nel disordine: con un testo che, affastellando situazioni d'ogni tipo, anche fra loro contraddittorie, fatica a dar loro soluzioni logiche, diluendole, oltre a tutto, ben oltre le necessarie misure narrative.
Gli interpreti non aiutano molto. Nei panni di Jack c'è Ben Affleck, visto in momenti più giusti, per esempio in "Hollywoodland". La moglie è Rebecca Romijin, certamente molto bella, ma lì si ferma. Può divertire l'attore inglese John Cleese, ex Monty Python, nei panni del titolare della scuola di diari. Ma nella versione originale si doveva giocare di più sulle sue eccentricità anche linguistiche.

Gian Luigi Rondi

 
Corriere della Sera, 4 luglio 2008

Affleck annaspa nella giungla di Hollywood

Vita grama per gli agenti delle star a Los Angeles. Se ne fa garante Jack Giamoro che a un certo punto della sua vita di successo capisce, come nelle migliori occasioni esistenziali, che qualcosa incomincia a non funzionare. Sia nel lavoro sia nella privacy con la bella moglie Nina che sbaglia il momento per confessargli, pentita, di averlo tradito con un cliente dell' agenzia, uno scrittore di sitcom. Per ritrovare un baricentro il nostro segue una strana terapia analitica basata sulla scrittura di un diario con cui rimuovere ciò che di irrisolto è rimasto retaggio della memoria dell' infanzia. Bisogna rovistare nel peggio, disse Thomas Hardy e ripete con lui John Cleese che fa l' odiosetto prof. di introspezione. Solo che il diario che il povero Jack comincia a scrivere diventa fonte di guai per il lavoro perché viene rubato da una giornalista in cerca di scandali che si tuffa nella crisi matrimoniale per farne un gossip del mondo dello spettacolo che gira spesso a vuoto. Perché in sostanza il film del regista Mike Binder, ex attore e autore di sitcom, è una denuncia della fatuità dello show business, che contagia anche chi lo frequenta per avere i diritti di prestazioni e si trova un provino di Basic instinct in ufficio. Binder le prova tutte per animare la faccenda ma alla fine vien fuori un gran pasticcio in cui Ben Affleck, sicuramente meglio come regista dopo aver visto il suo primo film, sopporta con quell' arietta da coccolone, anche se qui lo pestano a sangue, perde i denti e il bel visino. Un' ancora di salvataggio è offerta dalla poetica della memoria introdotta nel modo più semplicistico, dividendo lo schermo in due e facendoci sapere che da piccolo Jack era grasso, rivale di un fratello che poi morirà in un incidente d' auto e invaso da un padre che in terza età si stabilisce a casa sua. La crisi si risolverà dopo una serie di colpi di scena scontati. Inferiore al compito, la commedia è una curiosa occasione mancata che denuncia un lato inesplorato di Hollywood, ma ci sarebbe voluto David Mamet.

Maurizio Porro

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