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COMPLEANNO (IL)
di Harold Pinter
regia di Massimo Binazzi
con Livia Eusebio, Sandro Quasimodo
TEMPO 03/06/73

Concorrendovi le villanate contro Visconti, colpevole di avergli portato al successo a Roma una commedia passata appena, con fastidio, a Londra, Pinter è diventato di moda. Ecco, contemporaneamente, a Milano, uno dei suoi migliori copioni. È del 1958, si intitola Il compleanno e lo rappresenta, con esemplare scrupolosità, la responsabile, equilibrata ed eclettica “compagnia povera” d’avanguardia: “Informativa ’65”, dove il ’65 sta a indicare l’anno della sua formazione.
Coetaneo, egualmente eversivo, angosciato dall’incomunicabilità e tormentato dall’alienazione dei cosiddetti “arrabbiati”, che al seguito di Osborne – e prima che il successo li facesse, più o meno, rientrare nei ranghi, lasciandosi se non assimilare, addomesticare dall’aborrito e combattuto “sistema” – dagli anni 50 in poi, obbligarono a una svolta di autentico rinnovamento l’anchilosato teatro britannico, Harold Pinter rimane non più di un compagno di strada, per niente a loro assimilabile. Sulla distanza del tempo, si son rese sempre più palesi le diversificazioni che non le concordanze; e s’è andata ognor maggiormente imponendo un’originalità vaccinata dal pericolo di lasciarsi ammansire: il suo “teatro della minaccia”, è quello che era due decenni fa.
Le sue parentele e le sue derivazioni sono, semmai, energiche, tenaci ed illustri; garantite da avanguardie autentiche e indefettibili: Kafka e Beckett. Guai, con Pinter, a coloro che, assistendo a una commedia, pretendono di voler capire ciò che succede: i fatti! Con lui, neanche l’ombra di una distinzione fra reale e irreale.
Alan Schneider, il regista che allestì il copione a Nuova York, richiesto sul suo significato, rispose: “Ritengo che vi siano centinaia di significati. Cogliete quello che vi meritate. È come se uno dicesse: qualcosa di strano è successo… in quella misera e vecchia pensione sulla spiaggia. C’era un giovane bizzarro, un pianista, un concertista, che non usciva mai. E un giorno arrivano due uomini con una grossa macchina: un azzimato borghese… e un prete spretato… e il giorno dopo portano via il giovane bizzarro, e nessuno sa più cosa gli è capitato”. Messaggeri, sicari dell’ “organizzazione”, del “sistema”; inviati per lavare il cervello, accecare, recuperare il ribelle, il “diverso”?
La forza, il segreto, tutto, di Pinter, consiste nel linguaggio, capace di misteriose evocazioni; flusso ininterrotto di un ambiguo malessere esistenziale che corrode, dissocia, inquieta, la quotidiana, razionale piccola realtà di superficie che minuziosamente esprime. Con calibratissima intelligenza, la regia di Massimo Binazzi ha offerto la commedia alla platea come un nitido enigma; del quale sono stati specchio sgomento tutti gli interpreti, e specialmente, ottimi, Livia Eusebio e Sandro Quasimodo.

   
© Sipario 2011