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Cavaliere oscuro (Il)
Il cavaliere oscurodi Christopher Nolan
con Christian Bale, Heath Ledger, Maggie Gyllenhaal, Michael Caine, Morgan Freeman (Stati Uniti, 2008)
 
L'Unità, 24 luglio 2008

Resa dei conti a Gotham l'eroe sparisce nell'ombra

Apertura di ferro e fuoco con la rapina alla banca, diffusa su internet in anticipo sull'uscita del film. Tanto per esasperare l'attesa dei fan. Basta questa a Christopher Nolan (che ha sceneggiato con il fratello Jonathan) per chiarire le intenzioni rispetto al suo Batman-Il Cavaliero oscuro. Perché arriva questa banda di folli triplogiochisti (capirete) che si mettono a rubare addirittura i soldi della mafia.

Due i messaggi. Il primo: c'è un nuovo cattivo in città, Joker (Heath Ledger), mascherato da pagliaccio sfatto, sardonico («Quello che non ti uccide, ti rende diverso»), umbratile, privo di qualsiasi remore, che infierisce sulla stanca mafia italiana e statunitense. Già messa nel sacco da un cinese, anzi "dal" cinese (per la proprietà transitiva sono quelli che faranno le scarpe a tutti noi occidentali).

Secondo messaggio: il male non è mai stato così gratuito, anarchico, senza coordinate né limiti. Se vogliamo, visto che è di Stati Uniti che si parla, Joker è un puro terrorista senza scopo, spettacolare nel cercare il panico di massa. Siccome il mondo ha vissuto "l'11 settembre" come un evento discriminante dei nostri tempi, al pari di altre tragedie epocali, il cinema è lì che lo cita, anche senza chiare intenzioni, col pensiero all'esorcismo collettivo della sala.

Il regista di Memento e The Prestige, come nel suo precedente Batman Begins (2005) evita il taglio pop proprio di un personaggio dei fumetti per immergerlo in un immaginario tutto possibile, dark, mai consolatorio.

La tecnologia Imax (per le sale che possono permettersela) amplifica enormemente il grandioso spettacolo. Gotham City (Chicago) è lì e tutte le location sono in scala reale: macchine da presa che sorvolano più volte lo skyline, grandi attici affacciati sul vuoto, abitazioni a vista assolutamente anonime, vetri e metallo dappertutto.

E due "Cavalieri" e un tenente impegnati a inseguire un bersaglio che sa dileguarsi come un'ombra. Il Cavaliere oscuro/Batman/il milionario Bruce Wayne (di nuovo Christian Bale come nel 2005), restio a sorridere, sfuggente, non un super-eroe che strabilia per gli affetti speciali quanto per i grandi mezzi materiali: lo assiste un saggio maggiordomo (Michael Caine) e un team guidato da Lucius (Morgan Freeman) che inventa per lui genialate come la Bat-Pod, la motocicletta armata nata per "scissione" dalla Bat-mobile (bisogna pur fare i conti con il traffico cittadino). Oppure gli modifica la speciale armatura per poter "girare la testa" evitando l'effetto ingessatura.

Sul versante della legge c'è il Cavaliere bianco, il carismatico procuratore distrettuale Harvey Dent (Aaron Eckhart) e infine il braccio "quasi violento" della polizia, il tenente Jim Gordon (Gary Oldman).

Girato con estrema perizia, potente nelle scene d'azione, complesso e spettacolare come un kolossal d'autore, con un eccellente cast praticamente di comprimari, forse troppo lungo per non subire alcuni cedimenti (2 ore e mezza), quest'altro capitolo della saga (siamo al 7°: un antesignano di Martinson del '66, due strabilianti di Tim Burton, due macchinosi di Schumacher), negli Usa ha stabilito il nuovo record per l'esordio nelle sale, superando la cifra di Superman 3.

E anche un'unanimità di consensi di critica che dovrebbe far gridare al capolavoro di tutti i tempi. Definizione eccessiva ma con qualche buon motivo alla base.

Il film è costruito su un assunto fondamentale della scrittura di Nolan: l'ambiguità, la metà oscura che si rintraccia in molti dei suoi personaggi, minaccia per la comprensione e allo stesso tempo antidoto alla piattezza delle sceneggiature.

Infatti dalla parte dei buoni ci sono cedimenti e tentazioni a tutti gli angoli. Oltre alla trasformazione finale (come da fumetto) del procuratore Dent (la riabilitazione postuma è una lezione sul potere dei media), il tenente Gordon è il prototipo del poliziotto che avrebbe mezzi eccessivi se non illeciti che machiavellicamente potrebbe usare per combattere il male. Lo stesso quesito che si potrebbe porre a chi "tratta" con i prigionieri stranieri rinchiusi a Guantanamo.

Stesso dilemma per Batman, eroe molto contemporaneo, sfiduciato, a momenti incerto sul suo ruolo, persino tentato di gettare la maschera. Fragile nella lotta contro il male quanto in amore, poco ricambiato da Rachel Dawes (Maggie Gyllenhaal) impegnata con Harvey Dent. Nel complesso meno misogino di quanto il cartoonist Bob Kane aveva immaginato agli inizi.

L'unico a mantenere una chiarezza d'intenti - si definisce "l'agente del caos" e agisce di conseguenza, colpendo come e quando può – è il Joker di Heath Ledger, indubbiamente uno dei migliori che siano capitati sullo schermo: recitazione viscerale, lingua che saetta tra le labbra come quella di un serpente, movenze incerte come la sua furia generalizzata. E una presenza sullo schermo che catalizzata l'attenzione.
Adesso che tutti reclamano un Oscar postumo per l'attore australiano - dopo la sbornia di droghe che l'ha fatto fuori a 28 anni nel gennaio scorso - ci vorrebbe proprio un rientro da grande prestigiatore. Come quando si presentò a farsi premiare alla cerimonia di chiusura della Mostra di Venezia vestito con bermuda, bretelle, sandali e calzettoni colorati, occhiali da sole e un cappello da tirolese.

Pasquale Colizzi

 
Il Tempo, 23 luglio 2008

Vedo Batman dal 1966. E da allora penso di aver visto tutti gli undici film ispirati ai suoi fumetti. Li ho apprezzati quasi tutti, specie quelli realizzati da Tim Burton, questo di oggi, però, diretto per la seconda volta da Christopher Nolan (l'altro, nel 2005, era «Batman Begins») mi sembra uno dei migliori, pronto a convincere e a coinvolgere.
Intanto, dal punto di vista narrativo. Nascosto sotto panni da pipistrello e con quelli pronto anche a volare, c'è sempre stato quel miliardario, Bruce Wayne, che si era dato come scopo quello di ripulire la sua città, Gotham City, dei tanti criminali che la infestavano, Lì si fermava, contrastato da un orrendo antagonista, detto Joker, che si proponeva sempre di fronte a lui come l'emblema del male, da vincere alla fine.
Adesso il miliardario travestito da Batman è molto di più che un giustiziere della notte. Intanto, è spesso in crisi perché sente in varie circostanze il rimorso che i suoi interventi, sempre motivati, provocano più delle volte la morte anche di innocenti. Poi, perché di fronte a lui, spesso dalla sua parte, ha un poliziotto che si muove lungo le sue stesse linee e un magistrato che, mentre lui fa il giustiziere, tenta, con serietà e impegno, di esercitare la giustizia (fino a un inatteso, ma molto abile capovolgimento di situazioni).
Questo trio, cui si aggiunge come al solito, ma con logiche più attente, la presenza femminile, mentre si scontra furiosamente con Joker, (mai, negli undici film, così terribilmente sopra le righe, tra sadismo e masochismo), vien poi rappresentato dalla regia impetuosa di Nolan nel modo più grandioso possibile. In una Gotham City rifatta con realismo duro a Chicago, con immagini quasi sempre buie, sciorinate da ritmi così martellanti e affannati da risultare inarrestabili. Senza una pausa, un cedimento, un attimo per raccogliersi. Solo azione e azione allo stato puro, da travolgere tutto, situazioni, personaggi e naturalmente spettatori. All'insegna di uno spettacolo cui non si è negato nulla perché raggiungesse il colossale, ma con intelligenza e sapienza.
Nelle stesse cifre gli interpreti: Christian Bale ancora una volta è Bruce Wayne e Batman, con giuste crisi. Di fronte a lui, inarrivabile, il compianto Heath Ledger, un Joker mai così torvo e definitivo. Anche se non c'è più, pensano di attribuirgli un Oscar alla memoria. Lo meriterebbe.

Gian Luigi Rondi

© Sipario 2011