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Caso Thomas Crawford (Il)
di Gregory Hoblit
con Anthony Hopkins, Ryan Gosling (Usa - 2007)
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Il Mattino, 10 novembre 2007
Hopkins icona del male nel «Caso Thomas Crawford»
«Il caso Thomas Crawford» fa incrociare il legal thriller
e il noir morboso. Un ingegnere scopre che la moglie lo tradisce con
un poliziotto e le spara un colpo alla testa, si fa arrestare, poi ritratta
rivelando la relazione del detective con la vittima e affermando che
la pallottolla non è partita dalla sua pistola. Ma sulla sua strada
trova il rampante avvocato dell'accusa... Nei panni dell'omicida Anthony
Hopkins (nella foto) prolunga lo sguardo, il cinismo e la diabolica sfida
psicologica che fecero di Hannibal the Cannibal un'icona del male. Ma
il regista non sa andare oltre un giudiziario un po' noioso, patinato
e privo di guizzi.
al.ca.
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Il Messaggero, 9 novembre 2007
Salvate l'attore Ryan. Non era facile per un interprete di soli 27 anni
recitare contro il settantenne Anthony Hopkins in un thriller rompicapo
alla chi la sa più lunga, ma il canadese Ryan Gosling, già pazzesco
ebreo nazista in The Believer e candidato all'Oscar lo scorso anno come
professore tossicodipendente in Half Nelson (inedito in Italia), ha dimostrato
ancora una volta di essere il fratello più piccolo di Edward Norton.
Gran talento. Il caso Thomas Crawford di Gregory Hoblit, che non a caso
aveva lanciato il Norton schizofrenico di Schegge di paura, vede Sir
Hopkins recitare la parte del perfido Thomas Crawford, ricco senza scrupoli
che confessa l'omicidio della moglie al poliziotto che lo va a interrogare.
Caso o necessità, quest'ultimo è anche l'amante dell'adultera
defunta. Hopkins ruggisce, Gosling subisce. Il primo picchia duro e fa
gli occhi da matto, il secondo gli balla attorno e gioca di strafottenza.
Scintille. Fuori dal ring non c'è niente di interessante ma dentro
il quadrato assistiamo a uno degli incontri generazionali più belli
ed emozionanti degli ultimi anni. Divertimento allo stato puro. A volte
può essere esaltante che non ci sia scampo al campo-controcampo.
(f.alò)
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Il Manifesto, 2 novembre 2007
Colpi di scena da ingegnere del giallo
Comincia in modo davvero curioso Il caso Thomas Crawford. Un uomo ha
appena ucciso la moglie perché lo tradiva. Arriva la polizia,
lui però si arrende e confessa tutto solo a un poliziotto, solitamente
negoziatore di ostaggi. Che rimane piuttosto disorientato. Tutto fila
liscio ma, accidenti, quella donna circondata dalla pozza di sangue era
l'amante del poliziotto. In apparenza il giallo è risolto in partenza.
In realtà succede di tutto, inutile raccontare perché solo
di successivi colpi di scena campa il film. Per seminare ulteriore confusione
la versione italiana di Fracture è diventata Il caso Thomas Crawford,
forse per riecheggiare Il caso Thomas Crown, visto che il protagonista
del film si chiama Theodore ma si fa chiamare confidenzialmente Ted.
Ted che è ingegnere, come dimostra l'arredamento di casa sua e
i giochini meccanici che confeziona. Infatti ha pianificato un gioco
che si viene a realizzare mossa dopo mossa, a dispetto di quel che è successo
all'inizio. Ted chiede di potersi difendere al processo, che il procuratore
crede di avere, ovviamente, già vinto. Oltre che sugli spiazzamenti
della storia il racconto punta molto sui due interpreti principali, Anthony
Hopkins che sembra molto divertito nel proporre una variante della perversione
di Hannibal, e Ryan Gosling sempre più invischiato nella rete
diabolica ordita da Ted, fresco di nomination all'Oscar per Half Nelson.
Dopo diverse prove poco esaltanti, Gregory Hoblit torna al giallo, genere
che lo aveva fatto conoscere attraverso il buon successo di Schegge di
paura. E così come aveva fatto allora affidandosi a Richard Gere
e Edward Norton, si affida questa volta ai citati Anthony Hopkins e Ryan
Gosling. Che reggono magnificamente, il limite del film sta invece nella
professione del protagonista: ingegnere. Nulla di personale, ma lo sviluppo
della storia è davvero un po' troppo meccanica è per questo
prevedibile nella sua imprevedibilità. C'è troppo marketing
e poco cuore in questa confezione che vorrebbe rinverdire i grandi duelli
sorprendenti ma lo fa in termini tanto dichiarati da non suscitare emozioni
particolari. Così, come succede nei film che non catturano pienamente,
ci si perde nella recitazione (ci sono anche Embeth Davidtz e David Strathairn),
nei dettagli, negli oggetti curiosi e si perde di vista il racconto che
rischia solo di complicarsi. Thomas Crown era tutta un'altra cosa.
a. c.
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Il Giornale, 2 novembre 2007
Hopkins l'assassino e Gosling l'avvocato
Quando il giallo non ha bisogno d'azione
Che un giallo classico eviti
inutili sparatorie e tutta la paccottiglia psicogiudiziaria, sembra
un errore tattico dal punto di vista cinematografico. In realtà queste
volute omissioni sono un segno distintivo, specie nel cinema fracassone
cui vogliono abituarci. Gregory Hoblit gioca le sue carte affidandosi
all'istrionismo del grande Hopkins, opposto al rampante Ryan Gosling,
fin troppo consapevole del proprio talento. C'è un
omicidio, un assassino dichiarato (Hopkins) e un avvocato della procura
(Gosling). Il duello ha inizio con soluzioni godibili, un dialogo veloce
ed elegante e gli attori di contorno che fanno da coro in una vicenda
che non sbaglia un colpo. Giallo classico, privo di enfasi, con qualche
dubbio sullo svolgimento dei fatti. Perché in realtà il
film non si esaurisce sulla parola fine.
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