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Identikit di un delitto
Identikit di un delittoregia Andrew Lau
con R. Gere, C. Danes, K. Strickland, R. Wise, R. Sams, A. Lavigne, K. Sisco, D. Barnes, M. Schulze
 
Il Mattino, 19 agosto 2008

L'ultimo caso del poliziotto Richard Gere

Il rapporto sempre più intenso tra il cinema americano e quello asiatico non si esaurisce nei numerosi remake hollywoodiani di prodotti di genere (horror, action, noir) giapponesi, sudcoreani, cinesi. Sono sempre più frequenti i casi di autori del Sol Levante che vanno negli States a girare il rifacimento di loro film di successo o a dirigere pellicole d'azione di standard medio. Andrew Lau, per esempio, regista di Hong Kong che ha firmato la trilogia «Infernal Affairs» che ha ispirato Scorsese per «The Departed», nella sua prima trasferta americana si misura con il motivo ricorrente della linea sempre più sottile tra bene e male e della disgregazione della società. Protagonista di «Identikit di un delitto» è l'agente federale Erroll Babbage, uno di quei personaggi dall'equilibrio precario ideali per indagare sui risvolti inquietanti della violenza dell'uomo di oggi. Il funzionario di polizia ha il compito di sorvegliare i criminali in libertà vigilata, rei di delitti a sfondo sessuale nei confronti di donne e bambini, che tenta di recuperare per evitare che possano ancora delinquere. Babbage, prossimo alla pensione, usa metodi poco ortodossi e la continua incomprensione con i superiori lo spinge ad anticipare l'abbandono di quel mondo criminale. Prima però dovrà istruire Allison Lowry, una giovane e graziosa matricola piena di entusiasmo. Nel corso della loro unica esperienza professionale insieme i due poliziotti indagano sul rapimento di una ragazza dell'alta società. Erroll riscontra analogie con un altro caso e sospetta che l'autore del sequestro sia una sua vecchia conoscenza. Nel tentativo di salvare la giovane rapita, il navigato agente e l'agguerrita recluta scopriranno una realtà dominata da un intreccio di sesso e magia nera, perversioni sessuali e sette sataniche. Lau cerca di contaminare il film d'azione e il noir ed è abile nella costruzione del puzzle che via via Erroll e Allison compongono sulla base di tracce e indizi. Anche se alla distanza lo stile hongkonghese fatto di schegge visionarie, di montaggio serrato, di continui scratch audiovisivi finisce per vanificare l'aspetto crepuscolare dell'ultima indagine, che ha anche il sapore dell'impotenza nei confronti di un male contagioso e inestirpabile. Nel ruolo del detective tormentato Richard Gere (nella foto in una scena) emana un fascino maturo e Claire Danes asseconda la sua esperienza con un adeguato mix di coraggio, disincanto e sensibilità.

Alberto Castellano

 
L'Espresso, 8 agosto 2008

Implacabile Gere

Un uomo corre in auto tra le pianure violette di Albuquerque, New Mexico. La ragazza che gli siede accanto è una poliziotta giovane che sarà sua sostituta, e che l'uomo deve addestrare. Lui sta per andare in pensionamento anticipato: è un poliziotto incaricato di arrestare (e di sorvegliare dopo il ritorno in libertà) maniaci sessuali violenti, criminali. L'uomo non è più giovane, i capelli bianchi corti gli danno un'aria rurale, non si immagina che sia Richard Gere. L'indignazione verso i maniaci sessuali lo gonfia al punto che, se vede uno stare dietro a una bambina, lo picchia selvaggiamente. Non ce la fa più, e adesso una ragazza è stata sequestrata, è scomparsa, bisogna cercarla.

Il regista Andrew Lau di Hong Kong è bravissimo, abile, competente: il modo in cui apparizioni leggere quasi invisibili attraversano il torvo realismo del film esprimendo pensieri e sensazioni senza alcun manierismo, lo stile in cui accosta il paesaggio americano grandioso alla meschinità lurida degli uomini, sono straordinari, per non parlare del resto. 'Identikit di un delitto' aveva come titolo 'The Flock', soprannome poliziesco per gli ossessi sessuali: è intelligente e bello. Si fa presto a capire che l'abisso in cui il poliziotto vive la sua vita non è soltanto la crudeltà sessuale, ma un mondo schifoso dove il male e la menzogna opprimono ogni essere tanto da rendergli l'esistenza perfettamente ripugnante, nauseante.

Si capisce che Richard Gere non ce la fa più, che è stressato nel profondo; ma che ha fiducia soltanto in se stesso, e si domanda che fine faranno i criminali se lui se ne va. Si capisce che l'antologia di crimini sessuali (donne tormentate, bambini legati e feriti, amputati, catene, schiavitù, orrore, dolore, una sorta di catalogo dei reati mortali compiuti dagli attuali assassini. Psico thriller? No, piuttosto un affresco del male degli uomini che per correggerlo perdono se stessi. Richard Gere non era mai stato così bravo e la sua allieva Claire Danes, così brutta e decisa, dà grande aiuto.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011