Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Iago
Iagodi Volfango De Biasi
con Nicola Vaporidis, Laura Chiatti, Gabriele Lavia, Giulia Steigerwalt
 
L'Unità, 28 febbraio 2009

Un po’ di matita sotto gli occhi, una marcetta da opera buffa e il gioco è fatto? Shakespeare in versione “pop” per i “ggiovani”. Era calibrato sebbene hardboiled quello rock’n’roll di Baz Luhrmann per “Romeo + Juliet”. E’ la cifra del regista australiano, un buon connubio poi ripetuto per “Moulin Rouge”. Niente di male se Wolfango De Biasi ci provi. E si schianti clamorosamente. IAGO annaspa nelle basse delle trovate giovaniliste, si spertica in dialoghi parolacciari e abbonda di carnazza a buon mercato, a rinverdire la “glorificata” commedia italiana scollacciata di Banfi e Vitali. Così naufraga lo sforzo di ripulire e patinare: grattando la laccatura dalla superficie se ne vedono delle belle. Il regista, anche sceneggiatore, ha cambiato il punto di vista dell’Otello shakespeariano mettendo al centro del dramma questo Iago (Nicola Vaporidis, e chi altro?), ragazzo di oggi povero e pieno di ambizioni, ispirato all’infido alfiere inventato dal drammaturgo inglese che riusciva a far scatenare la gelosia in Otello facendogli ammazzare la moglie Desdemona.

Già in “Come tu mi vuoi” De Biasi mostrava di non preoccuparsi né della verosimiglianza né di qualche trovata ridicola. In questo caso l’esperimento era più complesso e ricco di tranelli. Siamo nella Venezia odierna, con angoli e qualche bottega seicentesca e tutti i protagonisti sono studenti di architettura (Brabanzio, cioè Gabriele Lavia, è il rettore della facoltà e padre di Desdemona). La donna della discordia è Laura Chiatti e l’impresa shakespeariana si trasforma in un progetto per la Biennale.

La contesa nasce quando il moro Otello (Aurelien Gaya, al primo film e si vede) scippa a Iago la guida del progetto e la donna. Inizia a tramare, aiutato da Roderigo ed Emilia, portando lo scompiglio in quella che vede una cricca di viziati e privilegiati. Questa tirata del merito, che non viene riconosciuto al nostro eroe perché di mezzo ci sono sempre tare familistiche, è l’elemento interessante e zoppo del plot. Iago infatti sarà anche capace, vittima del sistema ma gioca veramente sporco e non si capisce perché dovremmo tifare per lui. Tanto più che si sta dando da fare per una donna bella fuori e vuota dentro. Finisce che niente appassiona veramente della storia, ci si trova in mezzo ad un mare di cinismo condito da cattiva ambizione. Sarà un termometro della società contemporanea, dell’americanizzazione dei nostri desideri? Forse De Biase sta molto avanti e allora perché non essere cattivo fino in fondo? Problemi etici trascurabili, direbbe il sancta santorum di Medusa Carlo Rossella&Gianpaolo Letta. Vero. Anche loro stanno avanti: tra tv del Padrone e questo andazzo di cinema si capisce dove dobbiamo andare a finire. Tanto vale arrendersi.

Pasquale Colizzi

 
Il Messaggero, 27 febbraio 2009

Otello in ateneo?
Ripassi dal liceo

Shakespeare a merendina per la giovane squadra di Come tu mi vuoi. Si prende Otello e lo si modernizza ambientandolo a Venezia e Roma tra computer, universitari, festini fetish, ombretto a gogò, erotismo da prima media, figli di papà e poveracci. Iago (Nicolas Vaporidis) è un iscritto ad Architettura geniale (ma quando parla non sembra) di umili origini (romane per via dell’accento) che ama Desdemona (Laura Chiatti), figlia prediletta del viscido rettore Brabanzio (Gabriele Lavia). Quando la meritocrazia sembra premiarlo arriva l’abbronzato raccomandato: Otello (Aurelien Gaya), belloccio, arrogante, con papà influente, senza sveglia ma con misteriosa chiave al collo. E Desdemona cede al black power. A quel punto Iago si incavola e ordisce la vendetta. Dalla tragedia elisabettiana al fotoromanzo criminale. De Biasi realizza un film volgarotto, noioso e senza nemmeno un personaggio amabile. Più che politicamente scorretto, è cinematograficamente inetto: dai protagonisti inespressivi, al doppiaggio cacofonico di Gaya, che sembra il sosia del calciatore Thierry Henry. Tollerabili Lavia (7 anelli a una mano!) e Giulia Steigerwalt ancora sexy dopo Come tu mi vuoi. Per citare un teatrante inglese: Molto rumore per nulla.

Francesco Alò

© Sipario 2011