Toh, chi si rivede il (neo)romanticismo
Torna Step-Scamarcio, ad attenderlo
l'incontro del destino. Nel sequel di "Tre metri sopra il cielo" ancora
palpiti, gelosie, insicurezze
Il film è Ho voglia di te, sequel di Tre metri sopra il cielo,
entrambi basati sui bestseller da oltre un milione di copie di Federico
Moccia, (Feltrinelli). Poiché molto se ne è parlato, ognun
sa di che si tratta. C'è un protagonista, Step (Riccardo Scamarcio),
che tradito nel suo grande amore per Babi e vulnerato dalla morte del
migliore amico Pollo, se ne è partito per l'America: tutto questo
succede in 3MSC. Due anni dopo eccolo tornare e riprendere la sua vita
romana nella zona Parioli-Flaminio della borghesia agiata, che ritrova
uguale a prima - gli stessi rituali, le stesse chiacchiere - e al contempo
diversa. O, forse, a essere diverso è lui, come scoprirà incontrando
la vivace Gin (Laura Chiatti)?
Di quanti errori e lacerazioni è costellato il percorso dall'adolescenza
alla giovinezza, quando gli ormoni esplodono e l'energia trabocca? Ho
voglia di te affronta il tema nel più piatto dei modi, ma evidentemente
questo conta poco per una tribù di ragazzini che si affaccia all'esperienza
dell'amore con tanta voglia di facili rime con cuore. Togli le griffe
e i locali di moda, togli l'ecstasy e i più permissivi costumi
sessuali, e sotto la superficie dell'oggi rispunta il mai tramontato
repertorio di palpiti, gelosie, insicurezze: in attesa del fatidico bacio
a suggello di un amore che si sogna eterno. Altro che «neocon»,
a essere di attualità è il «neo rom»(anticismo);
e per rendersene conto basta un'occhiata a Internet, pieno di diari,
cuoricini, fiorellini e lacrime.
Certo, a fronte dell'annunciato successo commerciale, il critico potrebbe
obiettare che la materia poteva essere raccontata bene, che il regista
spagnolo Luis Prieto equivale a un altro, che la cornice romana non è valorizzata,
che i protagonisti sono mal caratterizzati e i personaggi minori inesistenti.
E potrebbe rimpiangere l'epoca in cui l'educazione sentimentale era firmata
Flaubert. Dimenticando però che, anche nell'Ottocento, a vincere
sul piano delle vendite erano, pur non chiamandosi così, i romanzi
rosa. Resta da osservare che nel passaggio dalla pagina allo schermo,
Step ci ha guadagnato: Scamarcio, l'idolo di tutte, gli conferisce una
vulnerabilità e un fascino tenero che il suo alter ego cartaceo
non possiede.
Alessandra Levantesi