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* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Ho voglia di te
Ho voglia di tedi Luis Prieto
con Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Katy Saunders
Italia, 2007
 
La Stampa, 9 marzo 2007
Toh, chi si rivede il (neo)romanticismo

Torna Step-Scamarcio, ad attenderlo l'incontro del destino. Nel sequel di "Tre metri sopra il cielo" ancora palpiti, gelosie, insicurezze

Il film è Ho voglia di te, sequel di Tre metri sopra il cielo, entrambi basati sui bestseller da oltre un milione di copie di Federico Moccia, (Feltrinelli). Poiché molto se ne è parlato, ognun sa di che si tratta. C'è un protagonista, Step (Riccardo Scamarcio), che tradito nel suo grande amore per Babi e vulnerato dalla morte del migliore amico Pollo, se ne è partito per l'America: tutto questo succede in 3MSC. Due anni dopo eccolo tornare e riprendere la sua vita romana nella zona Parioli-Flaminio della borghesia agiata, che ritrova uguale a prima - gli stessi rituali, le stesse chiacchiere - e al contempo diversa. O, forse, a essere diverso è lui, come scoprirà incontrando la vivace Gin (Laura Chiatti)?

Di quanti errori e lacerazioni è costellato il percorso dall'adolescenza alla giovinezza, quando gli ormoni esplodono e l'energia trabocca? Ho voglia di te affronta il tema nel più piatto dei modi, ma evidentemente questo conta poco per una tribù di ragazzini che si affaccia all'esperienza dell'amore con tanta voglia di facili rime con cuore. Togli le griffe e i locali di moda, togli l'ecstasy e i più permissivi costumi sessuali, e sotto la superficie dell'oggi rispunta il mai tramontato repertorio di palpiti, gelosie, insicurezze: in attesa del fatidico bacio a suggello di un amore che si sogna eterno. Altro che «neocon», a essere di attualità è il «neo rom»(anticismo); e per rendersene conto basta un'occhiata a Internet, pieno di diari, cuoricini, fiorellini e lacrime.

Certo, a fronte dell'annunciato successo commerciale, il critico potrebbe obiettare che la materia poteva essere raccontata bene, che il regista spagnolo Luis Prieto equivale a un altro, che la cornice romana non è valorizzata, che i protagonisti sono mal caratterizzati e i personaggi minori inesistenti. E potrebbe rimpiangere l'epoca in cui l'educazione sentimentale era firmata Flaubert. Dimenticando però che, anche nell'Ottocento, a vincere sul piano delle vendite erano, pur non chiamandosi così, i romanzi rosa. Resta da osservare che nel passaggio dalla pagina allo schermo, Step ci ha guadagnato: Scamarcio, l'idolo di tutte, gli conferisce una vulnerabilità e un fascino tenero che il suo alter ego cartaceo non possiede.

Alessandra Levantesi

© Sipario 2011