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Hotel a cinque stelle
Hotel a cinque stelleregia: Christian Vincent
con Isabelle Carre', Jose' Garcia, Francois Cluzet
 
Corriere della Sera, 11 maggio 2007
Romanticismo e mondanità in un teatrino di bugie

Commedia degli equivoci, con un lestofante romantico parente del primo Lelouch. Un' improvvisa eredità permette a una ragazza di scialacquare con 50.000 euro al Carlton di Cannes, baricentro di mondanità del festival della Costa Azzurra. E fatale incontro col maneggione finto immobiliarista senza una lira che le insegna l' arte di arrangiarsi e vivere alla giornata. Come va a finire? Sì, come avete pensato, con il gruzzolo della povera zia che rischia di cambiare conto corrente e Cluzet, ex pilota di Formula Uno che entra nel teatrino dei bugiardi fino al finale con esborso sentimentale. Tutto molto francese, poco spiritoso: la svelta regia di Christian Vincent, l' andare e venire anche in abito da sera scollato di Isabelle Carré e il simpatico Josè Garcia che presenta la fantasia al potere, la morale contagiosa del trafficone di cui noi italiani siamo ahimè sempre maestri. VOTO: 5/6

Maurizio Porro
 
La Repubblica, 11 maggio 2007

Commedia sentimentale francese diretta da Christian Vincent

Ecco "Hotel a cinque stelle" truffa d'amore in Costa Azzurra

Può bastare un'eredità di 50mila euro a trasformare un'insignificante Cenerentola in una principessa contesa dagli uomini? A Franssou la somma fa questo effetto. Decisa a concedersi una vacanza dalla solita routine, la ragazza si paga un soggiorno - presso il lussuoso hotel Carlton di Cannes - destinato a cambiarle la vita. La Costa Azzurra è galeotta: Franssou incontra Stéphane, tipo interessante che di mestiere fa il truffatore. Perseguitato dai creditori, l'uomo cerca di mettere le grinfie sul malloppo della bella; la quale accetta di prestargli del denaro, ma pone una condizione... Il binomio diventa triangolo con l'ingresso dell'ex-pilota René, ricco e ingenuo, che s'innamora della ragazza.
Hotel a cinque stelle è una commedia sentimentale francese che non cela la nostalgia per i grandi modelli della "golden age" hollywoodiana, dall'Hitchcock di "Caccia al ladro" a certi titoli americani di Lubitsch. Il che ne fa, insieme, la forza e la debolezza. La forza perché Christian Vincent trae dai suoi modelli ispiratori un buon ritmo, il gusto della leggerezza e una simpatica disinvoltura etica, refrattaria ai moralismi tanto in voga nelle commedie americane d'oggi.
Quanto alla debolezza, sta nel raffronto tra i protagonisti di quei film indimenticabili - un Cary Grant, fra tutti - e i loro emuli. Isabelle Carré è bella; José Garcia simpatico. Però il loro gioco di repliche, alla lunga, viene un po' a noia.

Roberto Nepoti
© Sipario 2011