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Hostel - Part II
regia di Eli Roth
con Lauren German, Heather Matarazzo, Edwige Fenech, Luc Merenda
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La Stampa, 22 giugno 2007
L'horror logora chi non lo guarda
Intorno a Hostel Part II di Eli Roth, 34 anni, si è accesa negli
Stati Uniti la solita discussione tra psichiatri, analisti sociali, polemologi,
moralisti, sui soliti interrogativi: può il cinema horror indurre
alla violenza persone labili, rappresenta un pericolo collettivo, va
abolito? Tutti i partecipanti ai dibattiti, naturalmente, rispondono
di sì: sarebbe come sentenziare l'abolizione delle favole con
orchi, streghe, draghi, o anche semplicemente delle svelte Tartarughe
Ninja. Il film sostituisce tre ragazze americane in viaggio in Europa
ai due ragazzi in tour europeo della prima parte; è, come il precedente,
presentato da Quentin Tarantino (il primo film di Eli Roth, Cabin Fever,
era sostenuto da David Lynch); in omaggio al cinema di serie B italiano
del passato, vi figura Edwige Fenech.
Sono le uniche novità, rispetto al primo film: a parte le torture
che, se inflitte a giovani donne, risultano come si sa più sadicamente
divertenti. Viaggiando, le tre ragazze scoprono un albergo tipo quello
che aveva ospitato i loro coetanei nel primo film. Non si tratta in realtà di
un albergo, ma di una delle sedi d'una organizzazione internazionale
di piaceri perversi e assassini per turisti particolari: partite di caccia
all'uomo o alla donna, in cui le prede catturate possono venir torturate
e poi uccise secondo i gusti del cacciatore. E le ragazze cadono in trappola.
Le torture sono efferate: per gli spettatori che amano l'horror è ideale;
chi ne è spaventato e disgustato, può sempre non andare
a vederlo.
Lietta Tornabuoni
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La Repubblica, 29 giugno 2007
Eli Roth confeziona un oggetto cinematografico bizzarro e genialoide omaggio collettivo alla serie Z del cinema italiano degli anni Settanta
"Hostel II" il solito film splatter
con la benedizione di Tarantino
Tre ragazze americane - Beth, Whitney e Lorna - impegnate in un "road trip" per l'Europa finiscono nell'ostello slovacco dove sadici ricconi torturano e uccidono studenti, dopo averne comprato la vita in internet. Se la traccia narrativa è quasi la fotocopia del prototipo, Hostel part II travalica di gran lunga quello che era solo un horror adolescenziale particolarmente truculento e voyeuristico.
Sotto l'etichetta "Quentin Tarantino presenta" (nel film è citato, tramite tv, anche "Pulp Fiction"), Eli Roth ha confezionato un oggetto cinematografico bizzarro e genialoide, che traversa generi differenti ma accomunabili in un omaggio collettivo: quello alla serie Z del cinema italiano anni '70. Come sottolineano le presenze di Edwige Fenech, maestra d'arte nel prologo ambientato in Italia, del regista di cult-spazzatura Ruggero Deodato e dell'antico eroe dei poliziotteschi Luc Merenda.
Tarantinato fino alle midolla, Roth fa sfoggio di un umorismo macabro, o meglio di un burlesco nero che non risparmia nulla e nessuno, includendo l'infanticidio e la partita di calcio più raccapricciante mai vista al cinema. Il film mette in scena un'economia dell'orrore fondata sulla totale svalutazione della vita umana (e, insieme, sulla sua trasformazione in business: vedi le grosse cifre pagate dai torturatori). In un'Europa barbarica popolata d'individui pericolosi, tutti i personaggi sono equiparati a belve. Non escluse le povere damigelle in pericolo che, appena possibile, danno sfogo a una bestiale ferocia.
Roberto Nepoti
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