Peccato che la regia di Renato Giordano non abbia colto in questo
testo di Sabina Negri, "Ho perso la faccia", la carica provocatoria,
ironica , grottesca e assurda, nonché allegorica. Di fronte ad una
storia come quella che la Negri ha impiantato (un chirurgo che viene
lasciato dalla moglie si trova proprio al cospetto di colui che,
dovendolo operare con un intervento di chirurgia estetica, risulta
essere quel bel giovanotto, vanitoso, narciso e un po' gay, che gli
porta via la moglie, si vendica con la complicità di un suo
assistente, a operare chirurgicamente sul proprio viso e su quello del
rivale, scambiandoli insomma, per sostituirsi a lui. L'idea
drammaturgica della Negri, che vuol mettere in evidenza una società
che ormai crede più all'apparenza che alla sostanza, genera tanti
equivoci, quasi un vaudeville) la regia con la complicità dello
scenografo Aldo Buti ha messo in piedi una macchina farraginosa di
cambiamenti a vista con elementi scenografici molto astratti,
geometrici, ripetitivi, che determinano una perdita di ritmo, di
tensione, di atmosfere. Cambiamenti di scena, accompagnati da
interventi musicali ispirati a scene di horror, anziché approfittare
di musiche più in sintonia con lo spirito del testo che, anch'esse,
allontanano dalla scrittura scoppiettante del linguaggio della Negri.
Inoltre, ad rendere meno coinvolgente lo spettacolo è l'uso di questi
serpentelli di microfoni che si affacciano sulla bocca dell'attore che
snaturano le singolari voci che entrano in campo. Infatti, c'è in
scena una vera polifonia di voci, tutte caratterizzate dalla
personalità degli interpreti.
Si tratta di commedia di denuncia che richiede ritmo, veloce
affabulazione, caratteri ben disegnati.
Il cast, dove campeggia un Carlo Delle Piane che della sua "bruttezza"
fa un segno di rara bellezza, di grande autoironia, segno sensibile
intelligenza, è composto da una scatenata Sabina Negri, che, con la
sua aria strampalata, smarrita, con quella voce grumosa che arriva
dagli inferi, si mostra una valida interprete, da una altrettanto
efficace Erica Blanc, che nella sua recitazione tiene annidato un
temperamento da prima attrice. Anche l'assistente chirurgo di Piccardi
conferisce alla compagine un singolare tassello di diversità
recitativa. Bravi anche gli altri interpreti, che a volte tendono a
andare sopra le righe compiacendosi del proprio personaggio.
Applausi di un pubblico che, singolarmente, dovrà riflettere sulla
personale vanità.
Mario Mattia Giorgetti