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Hellboy II:
The Golden Army
di
Guillermo del Toro
con Ron Perlman, Selma Blair, Doug Jones (USA 2008)
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Panorama, n. 30 2008
Il ritorno del demone rosso
Ci vuole un regista davvero visionario
ormai per riuscire a infondere stupore e humour dissacrante
nel debordante, risaputo repertorio dei supereroi comix. Guillermo
Del Toro, autore messicano rivelazione con il Il labirinto
del fauno,ci riesce benissimo in Hellboy II - The golden army,
sequel del suo elogiato ma non fortunatissimo Hellboy del 2004.
Il ritorno del demone rosso fiamma, reincarnato sulla Terra
da un esperimento nazista (sotto le corna spezzate c'è l'attore Ron Perlman),
segna molti punti in più rispetto al primo episodio.
Perché, stavolta, il diavolone dal pugno micidiale,
inventato dal fumettista Mike Mignolia, incontra sulla sua
strada un fantasioso esercito di mostri, insetti molesti e
giganti, animali feroci e freak che portano l'adrenalina dello
spettatore a mille e soddisfano le più sfrenate fantasie.
Diventato agente speciale dell'Agenzia governativa Usa per
la lotta contro il crimine, Hellboy s'accompagna ai soliti
amici Abe (Doug Jones) e l'incendiaria Liz (Selma Blair) e
si concede maggiore pathos: le psicologie sono ben delineate,
Del Toro non si accontenta di divagazioni nei meandri dell'orrido
e del diverso, anche se la divertente scena del Troll market
dove si incontra ogni sorta di bizzarra creatura fa impallidire
persino la mitica scena del bar di Guerre stellari.
Piera Detassis
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L'Unità, 17 luglio 2008
Il mondo ci si rivolterà contro
Nato nel fuoco dell'Inferno
per volontà di alchimisti
nazisti – sono ancora loro la personificazione più spaventosa
del male sulla terra - Hellboy, il ragazzo diavolo, pelle rossastra
e corna spuntate, viene salvato durante la Seconda guerra mondiale
dal dott. Broom. Che come Geppetto lo rimette al mondo. O meglio
lo ributta in mezzo alla bolgia dalla parte degli americani.
Il ragazzetto cresce, e cresce, diventando un coriaceo super-eroe
col pugno di pietra e il revolverone, rozzo, sbrigativo, simpatico
al servizio del BPRD, l'Istituto per la ricerca e la difesa
del paranormale collegato all'FBI. Naturalmente basta poco
per rendersi conto che anche "da questa parte" ci
stanno pazzie e incomprensioni e che ti voltano facilmente
le spalle quando non sei catalogabile.
Hellboy è un anomalo: vorrebbe essere considerato umano
ma è solo tollerato finchè è utile alla
sicurezza nazionale. Dovrebbe nascondersi alla vista della
gente (anche se ama apparire in tv) e vive nei sotterranei
del BPRD con tanti gatti e la sua amata Liz, che a 11 anni
si infuocò per la prima volta sterminando involontariamente
la famiglia e scoprendo i suoi poteri.
Saga recente di Mike Mignola (il primo numero per Dark Horse
Comics è uscito nel '93), con bellissimi disegni sabbiati
e ricca di personaggi, ha avuto una prima trasposizione al
cinema nel 2004 per mano del geniaccio degli effetti speciali
Guillermo Del Toro. Che aveva scatenato la fantasia con i mirabolanti
personaggi di Mignola inserendoli in ambienti stupefacenti.
Vecchi e nuovi freak appaiono in questo secondo Hellboy: The
Golden Army: nella squadra BPRD torna lo squamoso Abe, elegante
come un gentleman inglese, arriva Johan Krauss, entità gassosa
(e tedesca) raccolta in una sorta di scafandro.
La missione: fermare il principe Nuada, un dandy dalle movenze
feline, che vuole rompere un'antica tregua tra uomini e entità originarie
della Terra perché i primi la stanno violentando e non
hanno nessun rispetto. Potrà riuscirci risvegliando
un prodigioso esercito dormiente di combattenti forgiati d'oro.
Sarebbe una catastrofe e anche la diafana sorella gemella,
la principessa Nuala, tenterà di fermarlo.
Talento indiscusso del cinema fantasy, Guillermo Del Toro
ha dimostrato che ci sono vie alternative e di gran qualità alle
superproduzioni Marvel.
Un ottimo esempio la sua avventura spagnola con Il labirinto
del fauno, un gioiello che ha conquistato tre Oscar in categorie
tecniche e per la fotografia di Guillermo Navarro, anche qui
prezioso occhio.
Scrivendo e dirigendo questo Hellboy 2 si sente la mano dell'autore
navigato, che gioca di gusto con il super-eroe di Mignola potente
e tenero, cafone e autoironico, che si sposa con il faccione
di Ron Perlman, capace di dargli quel luccichio di umanità che
aiuta l'empatia.
L'ecologismo, i grandi avvenimenti storici tirati in ballo,
un uso sapiente dei sentimenti fanno il resto. Verve, ritmo,
bellissime creature della fantasia, effetti e animazione molto "caldi" avvicinano
Del Toro ad autori come Spielberg e Peter Jackson. Che per
impressionare non hanno bisogno di fare i videoclippari come
alcuni colleghi meno ispirati.
Pasquale Colizzi
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L'Espresso, 17 luglio 2008
Mostri in maschera
Nuovi Mostri, oppure Mostri di Stagione.
Nel secondo 'Hellboy', saga fantastica tratta dai fumetti di
Mike Mignola, c'è un
mostro-tuta color kaki, con decorazioni metalliche, casco di
ferro e occhiali-binocolo, ma vuoto d'ogni sostanza e d'ogni
corpo. C'è un ballerino-damerino bello quasi quanto
Bolle, ci sono costumi da cowboy, un mostro di gomma bianca
con una testina da dinosauro, un mostro volante con le ali
verdi, una fata bionda & bianca, un protagonista armatissimo.
Nel secondo volume di cronache di Narnia, 'Il principe Caspian',
diretto da Andrew Adamson, oltre Sergio Castellitto e Pierluigi
Favino, due perfidi matricolati, ci sono diversi molli mostri
di pastasciutta. Meglio: questi mostri sono coperti dalla testa
ai piedi, come da una camicia da notte o da fitto fogliame,
di quegli spaghettini che un tempo venivano chiamati capellini
e somministrati, in brodo o senza, soprattutto ai bambini piccoli
o agli anziani. E il glorioso Batman, il cui arrivo è ormai
imminentissimo? Quando è Uomo Pipistrello ha un nuovo
costume di plastica aderente e muscolosa, leggero, piuttosto
elegante; quando è in borghese se la cava con facilità, è vestito
da Giorgio Armani, mentre il Joker ha soprattutto panni stazzonati
(camicia azzurra, panciotto verde) ed espressione ostile.
Insomma: niente di speciale. Nel corso del tempo e della loro
familiarità con la piccola borghesia, i mostri sono
diventati sempre più miti, accomodanti, piatti, banali.
I loro costumi (tranne rari casi in cui sono le pellicce a
ricoprirli) somigliano sempre più a paramenti sacri
o a tute da ballo. La cultura di massa, nella sua tenace banalità,
teme che possano sfiorare la sensibilità dei bambini,
che non hanno mai paura di nulla. Teme che possano spaventare
gli adulti. E li addolcisce, facendo il peggio.
Lietta Tornabuoni
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Il Mattino, 19 luglio 2008
Hellboy, azione e sentimento
«Hellboy - The Golden Army» ripropone dopo quattro
anni la sfida dell'ambizioso regista messicano Guillermo Del
Toro («Il labirinto del fauno») con la saga fumettistica
creata da Mike Mignola per la Dark Horse Comics. Rispetto al
prototipo, la seconda puntata aggiunge al fatidico scontro
tra Bene e Male tonalità intime e nostalgiche, discostandosi
sensibilmente dalla fonte e azzardando un'inedita contaminazione
tra azione visionaria e struggente sentimento. Vi ritroviamo,
così, il demone alquanto repulsivo Anung Un Rama alias «Hellboy» (interpretato
dall'ottimo Ron Perlman) impegnato - scusate se è poco
- a difendere la Terra dall'attacco del principe delle tenebre
Nuada e del suo esercito di invincibili robot, risvegliati
dopo secoli per eseguire la perfida missione. Chiaramente debitore
degli influssi di amati capidopera come «Men in Black» o «X-Men»,
lo show onora i canoni della fantasy puntando le carte migliori
sulle creature paranormali dipendenti dell'apposita sezione
segreta dell'Fbi, dalla «pirocinetica» Liz (Selma
Blair), di cui Hellboy è innamorato, all'ectoplasma
gassoso Kraus e al telepatico Abe Sapien. In questo senso novità clamorose
non se ne registrano, anche se Del Toro lavora con attenzione
sui dialoghi, sui dettagli e sui contrasti cromatici confermando
la nota abilità figurativa ispirata agli universi pittorici
di Bosch, Goya o Bacon. L'aspetto sorprendente, però, è proprio
quello emotivo, per una volta né banale né svenevole
perché finalizzato a ridurre - con una certa efficacia
- la distanza tra il mondo dei normali e quello dei mutanti:
non a caso accanto al tremulo idillio Hellboy-Liz, ne sboccia
un altro, per così dire, eticamente e politicamente
imbarazzante tra Abe e la sorella gemella del nemico. Grazie
a questo intarsio melò la vecchia utopia del fantasy
- basata sulla raggiunta convivenza tra mostri e normali -
assume un carattere meno melenso e Troll, fate, supereroi e
vermi possono vedere equamente riconosciute le loro «buone
ragioni». Al di là delle stantie polemiche sugli
effetti speciali - contraddette per l'occasione da una regia
molto elegante e meno frenetica del solito - è scontato
che un film come «The Golden Army» aspira a soddisfare
gli adepti del genere; eppure ci sentiamo di assicurare al
pubblico non militante che il rossastro giustiziere accanto
alla vocazione da eroe sanguinario esibisce un coté malinconico
e vulnerabile che s'intona bene ai dubbi esistenziali dei nostri
tempi.
Valerio Caprara
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Il Tempo, 19 luglio
2008
Il messicano Guillermo Del Toro torna con il sequel (perfettamente
riuscito) di «Hellboy 2», tra azione, poesia, riflessioni
esistenziali e socio-poliche, acrobazie straordinarie e mirabolanti
scene fantasy. Stavolta, il superoe, uscito dal comic di Mike
Mignola (co-sceneggiatore con Del Toro) deve abituarsi alla
non facile convivenza con la vulcanica e incinta fidanzata
Liz (Selma Blair); e, nello stesso tempo, Hellboy (Ron Perlman),
con il team dell'Istituto per la Ricerca e Difesa del Paranormale
(detto anche D.P.R.D.), dovrà difendere gli umani dall'attacco
di alcune creature mitiche capeggiate dal pallido e arrabbiato
principe Nuada (Luke Goss). Per combattere questa battaglia,
il B.P.R.D. si troverà a viaggiare tra i primi strati
della terra, abitati dagli umani, e quelli sotterranei, magici,
dove regna un'orgia di fantastiche e deliranti creature. Hellboy
dovrà decidersi in fretta a quale mondo appartenere.
Sulle avventure rocambolesche, ricche di effetti speciali,
domina tuttavia l'immaginario visivo di Del Toro, mescolato
con la bravura degli attori e l'ironia della trama. Pur essendo
una favola dark, il regista riesce sapientemente a inserire
momenti di grande romanticismo e di sana filosofia.
Forse, l'unica pecca è che il nostro supereroe si sente
fin troppo americano, pronto perciò a difendere i buoni
e il suo pianeta, ormai devastato da parcheggi selvaggi e centri
commerciali. Ma Hellboy viene salvato ancora una volta dalla
genialità di Del Toro che lo conduce ogni volta a riflettere:
prima di mettere in atto qualsiasi azione e facendogli spesso
perdere quell'inevitabile e coraggioso entusiasmo che dovrebbe
contraddistinguere un perfetto patriota americano, ogni qual
volta si trovi a difendere il suo Paese. Sagaci, quindi, le
critiche contro il sistema americano, come le trovate nel mettere
in scena quelle pastoie burocratiche che affliggono da secoli
il mondo occidentale.
Ma a parte la sua feroce lotta contro il male da portare avanti,
tutto sommato, nel suo intimo, Hellboy sogna spesso di diventare
semplicemente un buon padre.
Dina D'Isa
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La Stampa, 18 luglio
2008
Hellboy, diavolo d'eroe
Che festa per gli amanti del fantasy
(e non solo) Hellboy II: The Golden Army, di nuovo diretto
dal messicano Guillermo Del Toro che qui dimostra le felicità del suo tocco
ancor meglio che nella puntata precedente. Forse perché fra
i due capitoli aveva diretto Il labirinto di Pan, inquietante
favola nera sulla guerra civile spagnola e qualcosa della visionarietà di
quella pellicola più autoriale si è riversato
su Hellboy, ma perdendo ogni cupezza e anzi assumendo una deliziosa
leggerezza comica.
Già l'inizio in flashback nel Natale del 1955 è incantevole:
con il papà adottivo (John Hurt) che legge al piccolo
Hellboy, già dotato di cornini e del caratteristico
incarnato rosso, la storia antica di un esercito di automi
d'oro creato da un popolo di elfi e smantellato perché ingovernabile
dal suo re, con il gesto simbolico di rompere la corona del
potere in tre parti in segno di tregua con gli umani. Saltando
ai giorni nostri, siamo nell'Ufficio Affari Paranormali per
cui lavorano il roccioso Hellboy (Ron Perlman, perfetto), sigaro
in bocca e carattere irascibile, la sua fidanzata Liz (Selma
Blair), che all'occorrenza prende letteralmente fuoco, e il
sensitivo uomo-pesce Abe Sapien (Doug Jones); e indovinate
quale compito affida loro il capo, che è un normale,
pedante e un po' pavido funzionario? Si tratta di affrontare
un temibile nemico, il principe Nuada, faccia da vampiro e
raffinata abilità nelle arti marziali, riapparso dal
buio dei millenni proprio con l'intento di risvegliare l'antica
armata; mentre la sorella gemella, la pallida principessa Nuala,
lavora contro di lui a favore degli umani e della pace.
Basato sul comic di Mike Mignola, cosceneggiatore con Del
Toro, il film condisce questa trama simile ad altre con scene
d'azione e avventure rocambolesche realizzate a forza di effetti
speciali, ma è la fantasia visiva di Del Toro, la bravura
degli attori e la ricchezza delle trovate a rendere il film
così speciale e divertente. E c'è un bel colpo
di teatro quando, entrambi ubriachi, lo spaccamontagne Hellboy
e il mozartiano Abe intonano in duetto una canzoncina d'amore.
Alessandra Levantesi
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