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Harsh times - I giorni dell'odio
di David Ayer
con Christian Bale, Freddy Rodriguez, Eva Longoria, Stati
Uniti, 2005.
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La Repubblica, 8 giugno 2007
Esordio dello sceneggiatore di "Training day"
"Harsh Times", reduce disadattato
nella violenta città degli angeli
Veterano della guerra del Golfo, Jim Davis cerca inutilmente di entrare
a far parte della polizia di Los Angeles. Assieme a un amico disoccupato,
Mike Alonzo, si aggira per il quartiere degradato di South Central ingannando
il tempo con passatempi dal gusto forte, come derubare i piccoli spacciatori
e seminare la paura a mano armata. Mike è un nullafacente rimasto
adolescente; Jim applica i metodi appresi nelle forze speciali dell'esercito.
Rapidamente il "gioco" degenera in una discesa all'inferno,
con esiti devastanti.
Sui traumi del veterano di guerra e l'impossibilità del reinserimento
nella vita civile Martin Scorsese ha costruito un capolavoro, "Taxi
Driver", e un personaggio memorabile, Travis Bickle. Per la sua
prima regia, David Ayer mette in scena un altro reduce disadattato e
lo trasferisce da New York alla "città degli angeli":
contesto e situazioni molto simili a quelli di "Training Day",
il film da lui stesso sceneggiato nel 2001.
Non è certo il caso di paragonarlo a Scorsese; però Harsh
times è un film che colpisce forte e duro, ambientato in una terra
di nessuno urbana dove i crimini restano impuniti e ogni divisione tra "buoni" e "cattivi" è solo
un ricordo del cinema di una volta.
Conoscitore diretto della materia (cresciuto a L. A., è un ex-militare),
Ayer si astiene dal giudicare; ma anche dall'invocare i disastri psicologici
della guerra come alibi per il suo protagonista, un "perdente" devastato
dalla rabbia che Christian Bale interpreta con nervosa energia.
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Il Tempo, 8 giugno 2007
Senza speranza nelle vie di Los Angeles
L’esordio, come regista, di David Ayer, noto (abbastanza) per
la sua sceneggiatura di «Training Day». Viene dai bassifondi
di Los Angeles e quelle sue origini e quella sua esperienza si possono
leggere un po’ nella storia che ha pensato di raccontarci. Due
amici per la pelle. Uno, Jim, è reduce della Guerra del Golfo
e la notte soffre ancora di incubi per le efferatezze che vi ha compiuto
e vi ha visto compiere. Adesso, senza lavoro, dopo aver cercato invano
di entrare nel corpo della polizia, ottiene un incarico federale in un
ufficio che però dovrebbe portarlo in Colombia a contrastare il
traffico di droga; con la necessità di dover rinunciare a sposare
la sua compagna messicana che sta per dargli un bambino. L’altro
amico, Mike, è disoccupato come lui, lo mantiene, al momento,
la sua ragazza con cui vive e cui promette, ma senza convinzione, di
decidersi a trovare un lavoro. Il film segue in due amici su e giù per
le strade malfamate di Los Angeles, dediti all’alcol, alle droghe
ed anche, quando serve, alla violenza. Con un finale che, almeno per
quello che riguarda Jim, non potrebbe essere più tragico, e disperato.
Qualche pagina di un certo interesse. Intanto il rapporto fra i due,
un’amicizia virile che non si lascia scalfire da nessuna difficoltà,
pronta a fasi mettere alla prova anche nelle situazioni più difficili,
e contraddittorie. Poi la descrizione di quell’ambiente degradato
in cui Jim e Mike si muovono, tra bar scalcinati, incontri con la gente
persino più violenta di loro, mentre i due caratteri via via si
evolvono, ora alla ricerca (vana) di un equilibrio, ora con ricadute
nei gorghi di un’esistenza grama da cui, ma soprattutto per Jim,
sembra quasi impossibile emergere. Però la costruzione narrativa,
in contrasto con il passato di Ayer come sceneggiatura, non è mai
molto logica né lineare. Inceppata da personaggi, e da episodi,
che ne rallentano i ritmi, incapace, in più momenti, di vincere
il patetico cui, invece, ci si vorrebbe sottrarre, sconfinando invece,
pur con tanto realismo attorno, in cifre melodrammatiche. I protagonisti,
almeno un po’, riescono a riscattare questi difetti. Jim è Christian
Bale, visto di recente in "The Prestige" e in "Batman
Begins", con le asprezze giuste. Mike è Freddy Rodriguez.
Lo si ricorderà in "Bobby" di Emilio Estevez.
Gian Luigi Rondi
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