Al circo con Harry Potter
Sesta avventura di Harry Potter, 'H. P. e il principe mezzosangue' tratto da J. K. Rowling è una fase interlocutoria della solita storia senza fine della lotta tra Bene e Male. Succede quasi nulla: muore il preside della Scuola di Magia di Hogwarts, professor Silente, ma la sua fine che dovrebbe essere nobile e sublime è soltanto statica; il principe mezzosangue del titolo non è un nuovo personaggio, è appena il proprietario di un manuale da cui Potter impara utili magie e alla fine si rivela essere l'anche troppo noto professor Severus Piton, ambizioso e ridicolo; compare un inedito docente, il professor Lumacorno, cortese, bugiardissimo e atono (per fortuna è un magnifico attore, Jim Broadbent).
È un film da vedere con gli occhi, ma senza testa. Visivamente, ci sono cose bellissime: un terribile temporale tra le cui nuvole pesanti di pioggia serpeggiano gli immensi, pelosi tentacoli neri del Male; un colpo di bacchetta magica capace di rimettere perfettamente a posto in un baleno una stanza immersa nel massimo disordine; vecchie fotografie di famiglia che si animano, respirano e parlano se solo vengono guardate; incantevoli negozi di giocattoli, scherzi e magie; la partita di Quidditch, con i giocatori a cavallo di scope volanti che si disputano il pallone, diventa minacciosa; la neve ricopre i dintorni della scuola, trasformando i nostri eroi in figurine affaticate; la nebbia grava su vasti paesaggi pieni di mistero; quasi alla fine (dopo due ore e mezza) il mare si muta in un oceano di fuoco.
Ma la testa, la forza narrativa, l'interesse appassionato, il ritmo e anche la regia, mancano. Si resta lì seduti nel buio, aspettando di vedere quale altra trovata sapranno offrirci, quale altro 'numero' seguirà: come al circo. Inutile contare sulle tempeste amorose, le gelosie, le invidie, le amicizie perdute, le voracità carnali dell'adolescenza: non ci sono, o almeno è come se fossero inesistenti.
Lietta Tornabuoni