Attenta regia per Amleto un po' edipico
Shakespeare serve da spunto per cercare di svelare nello spettacolo «Hamm-Let/Studio sulla voracitą» un altro volto dei rapporti tra personaggi, cucendo e ricucendo le riletture della tragedia compiute da Heiner Müller, Enzo Moscato, Carlo Pasi e Jules Laforgue. Un volto che metta in luce il legame nefasto, crudele e divorante che unisce Amleto alla madre e a Ofelia. L' operazione drammaturgica di Giorgia Cerruti, anche regista e interprete nel ruolo della madre, non riesce appieno ad avere un focus netto e risulta intellettualistica e le variazioni sul tema compiute dai vari autori non concorrono alla chiarezza che si addensa sulla scena con scelte visive. I tre personaggi, vestiti con costumi di foggia giapponese, si presentano con maschere da fameliche iene, che poi toglieranno, pronte a divorarsi l' un altro. I movimenti e la recitazione, per quanto drammaticamente stentorea, sono improntati a un adeguato antinaturalismo, e qua e lą irrompe l' oggi, canzonette, disneyane torte a pił piani, bottiglie d' acqua dalle quali beve compulsivamente Ofelia nel suo suicidio. La regia č attenta e guida gli attori, Davide Giglio e Aglą Germaną, lungo il suo disegno. E Amleto sembra qui corroso da un complesso d' Edipo mai risolto, fonte d' amore e odio per le donne foriera di lutti e di violenza.
Magda Poli