Guido Rossa, così fu ucciso
un sindacalista coraggioso
È importante che venga ricordata, o conosciuta, la figura di Guido Rossa. Operaio, sindacalista della Cgil, militante del Partito comunista assassinato dalle Brigate Rosse genovesi nel gennaio 1979. Giunta all'apice dell'efficienza militare con la strage di via Fani, il sequestro e l'omicidio di Moro tra il marzo e il maggio 1978, ma anche all'apice della sua penetrazione - relativa ma allarmante - soprattutto in alcune grandi fabbriche del nord d'Italia, l'organizzazione terroristica colpisce per la prima volta proprio un esponente di quelle categorie in nome delle quali diceva di battersi. Il sacrificio di Rossa segnerà l'inizio della fine per le BR, segnerà il loro smascheramento.
Di Rossa è interessante anche la storia precedente, quella di un alpinista di notevole fama che a un certo punto decise di abbandonare la sua passione giovanile perché lo splendido isolamento della montagna gli sembrava in contrasto con la sua missione di comunista e di sindacalista, lontana dalla vita della sua gente.
Guido fu scelto come capro espiatorio dalle BR perché con solitario senso di responsabilità aveva deciso, in anni in cui non era così facile non ascoltare chi definiva i brigatisti "compagni che sbagliano", di denunciare un caso di connivenza con le BR dentro la sua fabbrica, l'Italsider. Gesto che lo isolò e gli costò la vita. Queste sono le ragioni per cui vale la pena vedere il film. Accontentandosi di una qualità povera e di una fattura piuttosto rozza.
Paolo D’Agostini