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* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Grace is gone
Grace is gonedi James C. Strouse
con John Cusack, Shelan O'Keefe, Gracie Bednarczyk, Alessandro Nivola
 
Il Messaggero, 1 agosto 2008

Quando è la mamma a morire in guerra

Un padre porta improvvisamente in gita le sue due figlie. La meta è un parco giochi amato dalla famiglia. La più grande (dodici anni) capisce che c'è qualcosa di strano. La più piccola (otto anni) è solo molto contenta che si vada in gita. Anche senza la mamma. Ma il road movie è l'elaborazione su strada del lutto.
Il papà deve comunicare alle bambine che la grazia se n'è andata dalle loro vite. Sua moglie e loro madre, Grace, è morta combattendo in Iraq. Abbiamo visto tanti film in cui veniva comunicato alle donne che i loro mariti o figli soldati erano morti in battaglia. Dalle lunghe estenuanti sequenze di We were soldiers alla scena madre di Salvate il soldato Ryan di Spielberg. Non abbiamo mai visto il contrario. Ci voleva un artista della sensibilità di John Cusack per caricarsi sulle spalle il peso della rivoluzione cinematografica. Grace is gone, opera prima di James C. Strouse fortemente voluta e prodotta da Cusack, vede il bravo attore di Non per soldi... ma per amore, Rischiose abitudini e Alta fedeltà raggiungere la prova più matura della sua carriera e cambiare di colpo modalità espressiva. Da eterno ragazzo dalla battuta pronta, ricco di positività e carisma naturale, Cusack si è trasformato in questo film semplice e vero in un padre di famiglia fragile, che non sa scegliere le parole, terrorizzato dal dolore e innamorato più delle figlie che di se stesso. Mai un momento di vanità. Mai un'ostentazione. Stanley è lì davanti ai nostri occhi. Ma in bilico.
Il sensibile sceneggiatore e regista esordiente James C. Strouse arriva al cuore del cinema politico anti-Bush senza sbandierarne sfacciatamente le intenzioni come nelle tante pellicole hollywoodiane della scorsa stagione che hanno affrontato il tema della guerra. Qui non si urla o proclama come nei meno convincenti Redacted, Rendition e Leoni per agnelli, che non a caso escono sempre con le ossa rotte dal confronto con il genere documentaristico (vedere ad esempio come il doc Taxi to the Dark Side annulli il fratello fiction Rendition). Qui, come nel caso de Nella valle di Elah di Paul Haggis, si contesta una guerra a partire dalla devastazione più intima. Dalla crepa apparentemente più piccola. A partire da una famiglia, un padre, il suo sbigottimento e la parola "morte" che non vuole uscire dalla bocca. Anche lui voleva combattere in Iraq e provò persino a barare sui suoi problemi di vista pur di servire il paese.
Lentamente, sguardo dopo sguardo e incontro dopo incontro (particolarmente emozionante è quello con il fratello rabbiosamente contro la guerra in Iraq), questo signore perbene capirà quello che Kurtz chiamava l'orrore. E una volta che la grazia se ne è andata, forse sarà la volta dell'arrivo di un nuovo Stanley. Oltre i titoli di coda di un film difficile da non amare.

Francesco Alò

© Sipario 2011