Quando è la mamma a morire in guerra
Un padre porta
improvvisamente in gita le sue due figlie. La meta è un
parco giochi amato dalla famiglia. La più grande
(dodici anni) capisce che c'è qualcosa di strano.
La più piccola (otto anni) è solo molto contenta
che si vada in gita. Anche senza la mamma. Ma il road movie è l'elaborazione
su strada del lutto.
Il papà deve comunicare alle bambine che la grazia se
n'è andata dalle loro vite. Sua moglie e loro madre,
Grace, è morta combattendo in Iraq. Abbiamo visto tanti
film in cui veniva comunicato alle donne che i loro mariti
o figli soldati erano morti in battaglia. Dalle lunghe estenuanti
sequenze di We were soldiers alla scena madre di Salvate il
soldato Ryan di Spielberg. Non abbiamo mai visto il contrario.
Ci voleva un artista della sensibilità di John Cusack
per caricarsi sulle spalle il peso della rivoluzione cinematografica.
Grace is gone, opera prima di James C. Strouse fortemente voluta
e prodotta da Cusack, vede il bravo attore di Non per soldi...
ma per amore, Rischiose abitudini e Alta fedeltà raggiungere
la prova più matura della sua carriera e cambiare di
colpo modalità espressiva. Da eterno ragazzo dalla battuta
pronta, ricco di positività e carisma naturale, Cusack
si è trasformato in questo film semplice e vero in un
padre di famiglia fragile, che non sa scegliere le parole,
terrorizzato dal dolore e innamorato più delle figlie
che di se stesso. Mai un momento di vanità. Mai un'ostentazione.
Stanley è lì davanti ai nostri occhi. Ma in bilico.
Il sensibile sceneggiatore e regista esordiente James C. Strouse
arriva al cuore del cinema politico anti-Bush senza sbandierarne
sfacciatamente le intenzioni come nelle tante pellicole hollywoodiane
della scorsa stagione che hanno affrontato il tema della guerra.
Qui non si urla o proclama come nei meno convincenti Redacted,
Rendition e Leoni per agnelli, che non a caso escono sempre
con le ossa rotte dal confronto con il genere documentaristico
(vedere ad esempio come il doc Taxi to the Dark Side annulli
il fratello fiction Rendition). Qui, come nel caso de Nella
valle di Elah di Paul Haggis, si contesta una guerra a partire
dalla devastazione più intima. Dalla crepa apparentemente
più piccola. A partire da una famiglia, un padre, il
suo sbigottimento e la parola "morte" che non vuole
uscire dalla bocca. Anche lui voleva combattere in Iraq e provò persino
a barare sui suoi problemi di vista pur di servire il paese.
Lentamente, sguardo dopo sguardo e incontro dopo incontro (particolarmente
emozionante è quello con il fratello rabbiosamente contro
la guerra in Iraq), questo signore perbene capirà quello
che Kurtz chiamava l'orrore. E una volta che la grazia se ne è andata,
forse sarà la volta dell'arrivo di un nuovo Stanley.
Oltre i titoli di coda di un film difficile da non amare.
Francesco Alò