Mastandrea, l’angelo e il pugile
Cose mai viste. Un film italiano con un ragazzo nero per protagonista. Una storia gonfia del razzismo spicciolo e persistente che avvelena gli italiani, raccontata senza sconti ma evitando le prediche e il ricatto dell’attualità. Facce, corpi, voci di una Roma popolare e malavitosa, dimenticata dal cinema ma ancora ostinatamente presente. Un complicato gioco di specchi fra sogni e destini di un ex-pugile sui quaranta che non esce più di casa (Valerio Mastandrea, anche produttore del film: un segnale importante) e un ragazzino di origine somala che parla il romano del Corviale (l’inedito Said Sabrie). Il tutto morbidamente impastato in un film che fonde con disinvoltura ruvidezze quasi pasoliniane e virtuosismi da clip o da film di Spike Lee.
Parliamo del notevole Good Morning Aman, debutto di un regista già molto apprezzato per corti e documentari, Claudio Noce, applaudito come merita in settembre alla Settimana della Critica zia. Non una commedia e nemmeno un dramma sociale, una di quelle storie esemplari ispirate alla cronaca che piacciono tanto alle nostre tv, ma una autentica tragedia, come il nostro cinema osa fare di rado, cucita addosso a due scorticati vivi che non hanno nulla in comune ma che faranno un pezzo di strada insieme. Malgrado tutto.
Il più ingenuo naturalmente è Aman, che sogna di diventare un grande venditore d’auto, la sua passione, ma intanto girovaga fra la stazione e piazza Vittorio corteggiando a modo suo la bella e impossibile Anita Caprioli, una disperata che è già qualche gradino più su nella scala della strada. Il più patetico è Teodoro, l’ex pugile che non ha il coraggio di buttarsi dal terrazzo e sceglie Aman per proteggerlo (o per esserne protetto), non si capisce bene perché. Tenerezza inconfessata? Paternità vicaria? Debiti di altra natura?
Le notti sono lunghe per questi due insonni e Noce sa girare intorno ai suoi due protagonisti scoprendo le carte poco alla volta. Fino al brusco crescendo rivelatore in cui sogni e sconfitte, passato e presente, ambienti d’origine e mondi immaginari, dell’uno e del’altro, confluiranno vorticosamente in un vorticoso epilogo orchestrato con maestria. Un gran bel debutto, uno dei migliori degli ultimi anni.
Fabio Ferzetti