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Good
body, Il corpo giusto
di Eve
Ensler
traduzione: Samuela Pagani
regia: Giuseppe Bertolucci e Luisa Grosso
scene e costumi: Chiara Lambiase
con Angela Baraldi, Chantal Buseruka Safi, Fiorella De Pierantoni, Simona Gori,
Giorgine Mango, Muna Mussie, Milite Ogbazghi, Daniela Piperno, Niurka Ramirez,
Tita Ruggeri, Cristina Volta
Milano, Superstudio, 5 e 6 maggio 2007 |
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Corriere della Sera, 8 giugno 2007
«Good body», pièce dolorosamente acuta
Il Festival «La fabbrica dell' Uomo-Identità e passioni-
Le nuove stagioni del desiderio» curato da Outis, offre un complesso
sguardo su quella terra di confine fra teatro, arte, musica e video.
Tra le tantissime proposte, alcune modeste, ve ne sono altre di bell'
interesse come lo studio per «Diatriba d' amore contro un uomo
seduto» di Gabriel García Márquez con la regia di
Alessandro D' Alatri, e spettacoli che, date le poche repliche, vale
la pena di inseguire per l' Italia come «Good Body» di Eve
Ensler con la regia di Giuseppe Bertolucci e Luisa Grosso che sarà a
fine giugno a Bologna al Museo d' Arte Moderna. Uno spettacolo che all'
intelligenza, all' acutezza dolorosa dell' autrice unisce la raffinatezza
di una regia colta che sa intessere frammenti di vita per comporre un
quadro lucido e ironico di disagio e di nevrosi: il disagio delle donne
che vivono in corpi che escono dai «modelli» di bellezza
imposti. Per la donna repressione e controllo passano attraverso il corpo
che le viene sottratto per diventare merce di scambio e di consumo, e,
nella migliore delle ipotesi, bene commerciabile con i media che lo impongono
agile, scattante, magro, soprattutto magro, e sempre giovane. E così ecco
corpi reinventati dalle plastiche, dalle liposuzioni, dal silicone, dai
piercing, corpi per piacere e quasi mai per piacersi, corpi imposti,
corpi odiati. I corpi delle donne di Eve Ensler nel bellissimo testo
reso materia incandescente da undici donne che raccontano piccole storie
che nascondono grandi verità, le verità di madri ingombranti
che generano mostri di nevrosi, di chili di troppo che diventano montagne
insormontabili, di identità violate e cancellate fino all' invito
finale ad accettarsi così come si è in una sorta di preghiera
laica per chi non è padrona del proprio corpo, recitata davanti
ad una grande, colorata, liberatoria coppa di gelato. Brave le undici
attrici. IL FESTIVAL «LA FABBRICA DELL' UOMO» Superstudio
Più, fino al 10 giugno
Magda Poli
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