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Gone, Baby gone
Gone, Baby gonedi Ben Affleck
con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Ed Harris, Morgan Freeman
 
Corriere della Sera, 4 aprile 2008
Ben Affleck convince nel debutto alla regia

Primo film diretto da Ben Affleck e interpretato dal fratello Casey, ottima scelta nepotista, bravo e sensibile com'è nel restituire pene e dubbi di un giovane investigatore che cerca a Boston una bimba scomparsa: alla base il libro ed. Piemme di Dennis Lehane, lo stesso di Mystic river. Infatti ancora rapporti sotterranei morbosi e malati in una radiografia sociale in cui nessuno è sano né innocente, un gioco dell'oca di sorprese (la prima è ovvio non regge) che tengono il film sulla corda di emozioni non superficiali, ritratti spregevoli non banali, atmosfere di diffusa e contagiosa amoralità. Buon debutto, psicosomaticamente diverso dall'immagine di Affleck, che tratta del problema della maternità, se sia naturale o artificiale (vedi la Bambola abbandonata di Brecht-Strehler). Vista già nel film di Lumet, Amy Ryan (foto), madre tossica, non si dimentica: un'ultima scena di essenziale malinconia.

VOTO: 7,5

Maurizio Porro

 
Il Messaggero, 4 aprile 2008
Indagini su una bambina scomparsa

Una coppia di detective giovani e inesperti (Affleck e Monaghan), coppia sul lavoro e nella vita, si vede affidare un caso molto delicato. Bisogna ritrovare una bambina scomparsa misteriosamente nei quartieri popolari di Boston. In casi simili le indagini partono sempre dalla famiglia, ma la matassa è più aggrovigliata del solito. La madre della piccola è una tossica spacciatrice. A ingaggiare gli investigatori sono suo fratello, un ex-balordo, e sua moglie. Il capitano della polizia che segue le indagini (Freeman) ha perso una figlia in circostanze analoghe anni prima, dunque i media vigilano. Lo sbirro venuto da fuori che li affianca nel lavoro "sporco" (Ed Harris) non si fida troppo di quei giovani sprovveduti. Ed è solo l'inizio.. È dura esordire adattando un romanzo di Dennis Lehane (La casa buia, Piemme), già autore del Mystic River diretto da Clint Eastwood. "Protetto" dal gran cast e da un copione a orologeria (ma che brutte musiche), Affleck si concentra sugli attori e sul timing senza troppi guizzi ma con molto rigore. A chi appartengono davvero i figli, è giusto dedicarsi all'infanzia trascurando gli adulti, una buona causa giustifica l'abuso di potere? Il film non vola altissimo, ma si esce scossi e pensosi. Non è poco.

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011