|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Giulia non esce la sera
di Giuseppe Piccioni
con Valerio Mastandrea, Valeria Golino
|
| |
L'Unità, 28 febbraio 2009
Take me out tonight
C’è aria di fastidioso deja vu quando in un film la macchina da presa ondeggia per le stanze di una casa piena di libri su note di musica classica mentre s’intravedono dalla vetrata sul giardino (in città, un privilegio!) gli ospiti che sorseggiano un drink. Si capisce il motivo per cui tanto cinema italiano, incolore e autoreferenziale, ha allontanato la gente dalle sale: una cosa è Antonioni che parla di uno scrittore in crisi ne “La notte” o Fellini che si psicanalizza in “Otto e mezzo”, altra è sorbirsi le tirate di registi meno “interessanti”. Abbiamo temuto quindi nel vedere l’agente letteraria Piera degli Esposti accogliere il suo scrittore Valerio Mastandrea in un ambiente come sopra. Per fortuna Giuseppe Piccioni (che ha sceneggiato con Federica Pontremoli) ha usato leggerezza e ironia per raddrizzare il tiro e il ritratto finale dell’ambiente letterario che ricava in GIULIA NON ESCE LA SERA sa essere credibile e persino un pizzico velenoso. Non è il punto centrale del film, che invece focalizza sull’incontro tra Valerio, scrittore medio nell’ispirazione, nelle ambizioni, nell’approccio alla vita, nell’indifferenza rispetto alla bella moglie Sonia Bergamasco e Valeria Golino/Giulia, istruttrice di nuoto che non esce di sera perché giustamente è “al gabbio” per omicidio.
Seguono scorci di solitudine e malessere e mutismi di lei, in un universo acquatico che diventa la cifra del vivere fluido e artistico, un luogo di fuga. Lui invece s’abbandona a sogni letterari in cui c’è un uomo che cammina sotto la pioggia e un prete che s’avventura in luoghi scivolosi. “Francesismi”, direbbe qualcuno, che tutto sommato Piccioni non fa stonare, valorizzati dalla fotografia di Luca Bigazzi e montati da un’attenta Esmeralda Calabria. Diciamo che parte del merito se possibili è pure di Mastandrea, che a differenza della Golino votata a certe atmosfere “bordeline”, sa restare concreto, plausibile, naturale nonostante appaia ripulito, privo di inflessione, meno “boro” come da iconografia. Forse per questo differente approccio sul set pare si siano creati attriti tra regista e attrice da una parte e attore dall’altra. Parole loro. Capitolo bambini: anche prima di “Ex”, dove Brilli/Salemme disconoscono la prole troppo intellettuale (“questi so figli a Moretti!”) ormai spesso i genitori soffrano complessi di inferiorità rispetto alle creature che hanno messo al mondo, complicate come non immaginano. Segno delle insicurezze dei tempi. I due del film di Piccioni sono saccenti a livelli insopportabili ma perdonabili, quasi teneri se preferiscono ascoltare Leo Ferrè ed Aznavour. Non scherza la colonna sonora, con le note melò e disperate di Francesco Bianconi dei Baustelle che in coda canta “Brucia Roma” con Valeria Golino. Pure loro ormai sulla strada del brano deja vu.
Pasquale Colizzi
|
| |
Panorama, n.10 2009
Tuffo immaginario
Una tentazione per il musical fiabesco, luoghi e incontri onirici (i personaggi del romanzo che controllano quanto scrive di loro il romanziere), un tuffo (in senso proprio) nell’universo attutito, silenzioso delle piscine, con immagini subacquee e magiche. Tutto questo (tanto, talvolta troppo) si intreccia nel film di Giuseppe Piccioni Giulia non esce la sera che in modo insolito, almeno per il cinema italiano, cerca di coniugare il realismo e l’analisi psicologica con la divagazione verso mondi immaginari.
Il tessuto del racconto rimane nelle corde del regista, quell’inquietudine dello scrittore Guido (Valerio Mastandrea) che si confonde negli universi che crea, non ama i riti dei premi letterari e del successo e forse neppure più la moglie, cerca leggerezza e finisce per accanirsi contro l’acqua, decidendo di imparare a nuotare. Fra riflessi e bracciate trova l’amore nella brusca istruttrice Giulia (Valeria Golino), che però nasconde un segreto drammatico. Come Guido anche il regista cerca da sempre nel cinema quella leggerezza che lo attrae e che allo stesso tempo non si concede mai fino in fondo. Bravi i suoi protagonisti a interpretarne l’inconsolabile spleen.
Piera Detassis
|
| |
Il Manifesto, 25 febbraio 2009
Due personaggi ai bordi della vita e di una piscina
Proiezione di presentazione del film di Giuseppe Piccioni Giulia non esce la sera, che sarà nelle sale da venerdì, il film che ci osserva dai grandi manifesti per le strade con gli occhi di Valeria Golino. Lei è la donna misteriosa che lo scrittore Guido (Valerio Mastandrea) incontra in piscina, non troppo brusca per essere un'allenatrice, ma con un misterioso rientro obbligato, ogni sera, in carcere dove si trova per aver ucciso il suo uomo che la voleva lasciare. Guido è come imbambolato di fronte a tanto materiale umano, con quei suoi libri pur di successo, ma che nessuno riesce a portare a termine perché con la realtà hanno vaghissimi legami. Il rapporto tra vita vissuta fino in fondo o soltanto immaginata è alla base dell'incontro tra i due protagonisti di questa storia d'amore, una sterzata rispetto alle commediole delle feste. Non vuole essere carezzevole, forse trasognata, certo amara. «Il soggetto, forse sono impudico a dirlo, si confessa Piccioni, ma in un momento in cui non sapevo che direzione prendere sono davvero andato in piscina (anche se io sapevo nuotare). La piscina è un ambiente curioso, ci si muove ma senza parlare con gli altri, sei scollegato dal mondo esterno. Poi ho cominciato a scrivere la storia con Federica Pontremoli con una struttura abbastanza definita ma anche aperta, generosa nei confronti del racconto. Il protagonista era abbastanza anomalo, con ambizioni a cui cerca di fuggire. Vuole fuggire dal mondo letterario ma lo asseconda, si innamora ma non riesce a fermare la sua donna. Quasi mai fa quello che ci si aspetterebbe dal suo carattere. Assomiglia alle persone che si occupano di produzione artistica nel nostro paese». Anche a quelli che si occupano di politica? «In questo caso sarebbe un personaggio ben più tragico. Lui è un intellettuale che non interviene nel mondo, che non si espone, non vive. E il nostro paese è pieno di opinionisti che non cambiano il mondo, come di manager che fanno fallire le aziende».
Valerio Mastandrea che interpreta lo scrittore Guido, non nasconde la sua estraneità al personaggio che interpreta, anche se, sottolinea, a lui piace interpretare personaggi che gli sono estranei (come il poliziotto che stermina la famiglia in Un giorno perfetto di Ozpetek): «Secondo me questo personaggio è un'occasione per dire molte cose che non vanno bene in questo paese, ha sfumature che mi fanno pensare a tante cose». Una di queste è che secondo Piccioni le due solitudini dei protagonisti si assomigliano, secondo Mastandrea sono diverse, quella dell'intellettuale è un suo vezzo: «Io sono stanco di queste persone, dice l'attore, non ce n'è più bisogno, bisogna tornare a prendersi le proprie responsabilità altrimenti le cose non cambieranno».
Il film è scomodo? si tratta di una scommessa per i produttori? Caterina d'Amico (amministratore delegato Rai Cinema) ammette di essere rimasta affascinata e sorpresa dalla sceneggiatura: «Mi piaceva l'incontro spudorato con una vitalità così dirompente da diventare tragica. Il personaggio di Valeria Golino è magnifico e Guido, poverino, potrebbe essere travolto da questa ondata che gli arriva addosso. Il nostro cinema ha paura dei personaggi troppo forti, ora ne ha uno». Una sorpresa del film sono i giovanissimi interpreti, Jacopo Domenicucci (Filippo), Domiziana Cardinali(Costanza), Chiara Nicola (Viola), concreti e determinati. In qualche modo ci indicano dove va il nostro cinema («più che di una nuova legge, ha bisogno di cambiare discorsi e pensieri», dice Piccioni che ha fatto della sua libreria un luogo di incontro a questo scopo). Titoli di coda a sorpresa (Golino canta).
|
| |
Corriere della Sera, 6 marzo 2009
Golino-Mastandrea l'incontro è d'autore
Il bel cinema intimista di Piccioni racconta i disagi di un'amicizia che non si sa se diventa amore tra uno scrittore in crisi, classico del nostro cinema 60, e una sorvegliata speciale dagli occhi prensili come la Golino, in più con il fascino dell'acqua perché insegna nuoto in piscina dove Mastandrea, copyright di una malinconia che si esprime con piccoli spostamenti emotivi, la incontra. Dopo un racconto a intermittenze di cuore fatto d'impressionismo non sentimentale né casuale, Piccioni sente il bisogno di un finale tragico, risolutorio, catartico che mette sul film un'aureola di redenzione non sua e gli toglie quella laica libertà di capire, agire, amare e pensare che i due attori esprimono con curiosità gioia e meraviglia.
VOTO: 7,5
Maurizio Porro
|
| |
Il Mattino, 28 febbraio 2009
Golino, ragione e sentimento in semilibertà
Al suo ottavo film, Giuseppe Piccioni continua a parlare di sentimenti e ad esplorare l’animo umano. «Giulia non esce la sera» mette in corto circuito affettivo ed esistenziale un uomo e una donna dalle vite e dalle aspettative molto diverse tra loro. Guido è uno scrittore di successo il cui ultimo libro è entrato nella cinquina dei finalisti di un prestigioso premio letterario. Giulia è la sua insegnante di nuoto. Tra i due nasce ben presto una relazione non priva, però, di zone d’ombra. La donna in realtà vive una doppia vita perché di giorno lavora in piscina e la notte è costretta a restare a casa in quanto detenuta in semilibertà. Il rapporto tra Guido e Giulia diventa gradualmente uno scambio di esperienze sentimentali tra lei che nasconde un passato misterioso e lui che è proiettato nella dimensione della celebrità con tutti gli impegni che comporta. E l’amore è cementato dal bisogno che hanno l’uno dell’altra. Giuseppe Piccioni conferma di essere autore capace come pochi (della sua generazione) di fondere personaggi, atmosfere e contesto e di uscire ed entrare nella realtà (e nel realismo) con una sospensione dei dubbi, delle riflessioni, delle inquietudini. Valerio Mastandrea e Valeria Golino si calano nella coppia con intensità espressiva e pregnanza fisica, comunicando con sguardi e sfumature anche i silenzi e il mistero.
Alberto Castellano
|
|