Una «vecchia» Giselle per due giovani promesse
Il ritorno alla Scala di «Giselle», nella storica scenografia (oltre mezzo secolo di vita) di Alessandro Benois e nella coreografia di Yvette Chauviré, si articola su un doppio binario. Da un lato la «coppia regina» Svetlana Zakharova - Roberto Bolle, dall' altro l' ingresso di giovani ai quali viene data - fortunatamente - una occasione importante per farsi conoscere. Scontato il successo, alla prima, di Bolle e della Zakharova. Per la coppia della seconda, la giovane Petra Conti e Eris Nezha, si trattava di scoprire una realtà nuova, in un clima di attesa inedito. Petra Conti ha qualità notevoli, si presenta con eleganza e stile, è una «Giselle» molto apprezzabile, per tecnica e musicalità, capace di superare l' inevitabile trac del debutto scaligero. Ma è giusto notare che deve ancora affinare il talento drammatico, ed essere più sciolta nelle braccia: è un lavoro di rifinitura essenziale per chi, come lei, ha voglia di emergere. Lo stesso vale per Nezha, capace di cose egregie e forti proprio nell' atto delle Villi (così ben eseguito dal gruppo femminile) e al tempo stesso meno danseur noble del previsto, nelle zone morte in cui guarda, e non balla. I due giovani sono stati premiati dal pubblico, in una serata scoordinata nel primo atto del villaggio e musicalmente incerta nei tempi malgrado l' esperienza di Paul Connelly. Ma un'edizione così vecchia e banale - nel finale, con un pò di fumo, il principe è inginocchiato davanti alla tomba e Giselle sprofonda in una botola! - è difficile da gestire. Anche la gestualità ottocentesca è da rivedere, e le entrate dei protagonisti. Abbiamo dimenticato le riforme di Nureyev, vero uragano nel grande mantello nero?
Mario Pasi