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Giorni e nuvole
Giorni e nuvoledi Silvio Soldini
con Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Caterina Rohrwacher (2007)
 
Corriere della Sera, 2 novembre 2007
Metamorfosi di una coppia nell' era del precariato

Silvio Soldini racconta la lenta ma profonda metamorfosi di una coppia borghese che diventa improvvisamente indigente per la perdita del lavoro del marito, manager nautico. I bisogni materiali si insinuano in quelli morali e sociali, tutto cambia e peggiora in attesa forse di un' accettazione di una realtà diversa: prima si passa la tempesta della separazione. Un problema privato che diventa però nella bella scrittura del film una sottile storia di infermità sociale che riguarda tutti. Interpretato da Margherita Buy e Antonio Albanese in stato di grazia, capaci di esprimere la solitudine e il malumore collettivo contemporaneo con varietà di espressioni e sentimenti, il film è un' analisi dolce e spietata delle curiose svolte della vita, col tocco di grazia dell' armonia impossibile da raggiungere, quella di un affresco che la Buy, esperta d' arte, deve restaurare e in cui si può scoprire di tutto, proprio come nella vita di oggi. VOTO: 8,5

Maurizio Porro

 
La Repubblica, 2 novembre 2007
"Giorni e nuvole", Soldini racconta
la condizione del precario

La precarietà, ma quella di chi partendo da una condizione garantita e di privilegio perde tutto. La precarietà, quella materiale ma anche quella dei sentimenti che ne discende. Silvio Soldini si è lasciato alla spalle non solo il cinema sofisticato e rarefatto delle origini ma anche la leggerezza surreale di Pane e tulipani per scegliere, con Giorni e nuvole, una prospettiva realistica e l'ambizione di restituire la naturalezza della vita di tutti i giorni. Non facile riuscirci: può diventare una bella trappola, perché (sarà ovvio ma lo ripetiamo) la rappresentazione non è la vita.

Grande merito della scrittura e dei dialoghi (con il regista Doriana Leondeff, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli) e grandissimo merito dei due interpreti principali. La strana e imprevedibile coppia formata da Antonio Albanese - progettista e cotitolare di un'azienda genovese che fa barche e da mesi è senza lavoro dopo uno scontro con gli altri soci - e da Margherita Buy: la moglie elegante e validissima storica dell'arte e restauratrice a tempo perso che, di fronte alla caduta verticale di tenore di vita, si rimbocca le maniche. Ma perde anche fiducia e rispetto per il suo uomo. Finale non lietissimo ma aperto alla risalita.

(p. d'a.)

 
L'Unità, 31 ottobre 2008

Sempre più realismo e meno magia, sempre più la dura realtà e meno le fughe oniriche. Il Silvio Soldini di Giorni e nuvole, presentato nella sezione premiere dlela Festa di Roma, è amaro, disincantato, quasi pessimista. Altro che Pane e tulipani e lontanissimo dalla stato surreale di Agata e la tempesta. Il tema è di quelli che fanno tremare i polsi: c'è una coppia solida e benestante che vive a Genova. Elsa (Margherita Buy) è appassionata di restauro, Michele (Antonio Albanese) un imprenditore navale che viene scaricato dai suoi soci. Da un giorno all'altro i due si ritrovano senza un lavoro e con la prospettiva, ogni giorno più incalzante, di dover rinunciare al tenore di vita che conoscevano. Così vendono casa, si trasferiscono in periferia, si adattano a fare lavori "qualunque". Michele si ritrova a lavorare anche con i suoi vecchi operai. Il senso di riduzione, di perdita di status, prima è un fantasma che aleggia, poi quasi una condizione da accettare. Con Giorni e nuvole siamo dalle parti del dramma familiari tanto caro al nostro cinema. La differenza, più o meno rilevante, è l'aderenza con cui Soldini e la pletora di sceneggiatori delineano la vicenda, costellata però anche di momenti più leggeri.

«Mi sembra un film sullo stupore – ha chiarito il regista milanese – su due persone convinte che la loro vita avesse preso i binari della normalità e invece…». Recitato con una indolenza dolorosa da Antonio Albanese e con insolita durezza da una Margherita Buy che ormai eravamo abituati a vedere bastonata e balbettante, il film è pur sempre il resoconto di una coppia. Per questo, sfrondato dei temi "caldi" (la preoccupazione per il lavoro, il tenore di vita traballante del ceto medio) diventa un viaggio all'interno del rapporto matrimoniale. Costretti in spazi più piccoli e claustrofobici dopo aver sperimentato "le proprie stanze", Elsa e Michele tornano all'estrema vicinanza che può essere difficile come la lontananza. Soldini centellina gesti e movimenti di camera e spia la coppia che spurga veleni come solo in momenti critici capita di fare. Il risultato è un dramma della quotidianità come tante volte è accaduto nel nostro cinema. Con la differenza che Soldini non cerca la mimesi con la realtà ma un piccolo passo oltre, tirando fuori sentimenti e situazioni meno ovvi di quanto tentino normalmente altri registi con le sue stesse ambizioni.

Pasquale Colizzi

 
Corriere della Sera, 26 ottobre 2007
E al cinema «Giorni e Nuvole»
Quando Albanese perde il posto

Il nuovo film del milanese Silvio Soldini è ambientato a Genova in una classica famiglia borghese - lui manager della nautica, lei ricercatrice d' arte neo laureata, una figlia - che improvvisamente perde la pace coniugale e lo status sociale a causa del marito che viene licenziato. Antonio Albanese e Margherita Buy sono bravi e bravissimi nell' esprimere a voce bassa, senza far scenate quei piccoli spostamenti del dolore che contrassegnano un' esperienza improvvisa che mette in discussione tutto, non solo l' equilibrio domestico ma anche la vita con gli amici, le cene fuori, quella media mondanità cui oggi molti hanno dovuto rinunciare per cause economiche di forza maggiore. Spesso la cronaca ci rivela che i nuovi spostati non sono clochard d' origine ma sono diventati tali dopo un terremoto economico, specie negli ultimi anni. E il film rispecchia benissimo la realtà (nella stessa situazione si trovava Castellitto in «Hotel Paura», ' 96), anche nei suoi aspetti sgradevoli: quando spiace dover rinunciare all' esteriorità di un rapporto perché non si hanno i mezzi per sostenerlo e il coraggio di dichiararsi poveri, compromettendo naturalmente gli equilibri sentimentali. Al regista e agli attori il merito di renderlo arte.

Maurizio Porro

 
Il Giornale, 26 ottobre 2007
I fallimenti della coppia Buy-Albanese nobilitano il miglior film di Soldini

Nella Genova di Soldini i personaggi principali, affidati ad Antonio Albanese e Margherita Buy, ignorano lessico, abitudini, abbigliamento della locale borghesia padronale. Presentato alla Festa di Roma, Giorni e nuvole ha i difetti indotti dal richiamo di Film Commission generose. Dunque i personaggi risentono di essere stati ideati con la mentalità di altre città e trapiantati a Genova. Pensate che la Radio-tv della Svizzera Italiana (Rtsi) - che coproduce Giorni e nuvole - diffonderebbe un film girato a Bellinzona, se i protagonisti, almeno, non ne avessero l'accento? Ticinese, Soldini lo sa bene. Comunque Giorni e nuvole è il suo film più maturo; Albanese e la Buy - moglie delusa in crisi perché il marito ha perso l'azienda - rendono più di quanto la sceneggiatura (di Doriana Leondeff, Francesco Piccolo e Federica Pontremoli e Soldini stesso) meritasse.

 
Il Manifesto, 23 ottobre 2007
Genova e nuvole. La forza triste di Soldini

Mentre Roma piange la morte assurda di un bambino rom di due mesi, «Giorni e nuvole», melodramma serio di Silvio Soldini, magnifico duetto da camera tra Antonio Albanese e Margerita Buy, restituisce un po' di calore al festival di Roma
Roma

Pochi registi come Silvio Soldini hanno sempre dimostrato attenzione e rispetto per quella parte di sé stessi e dell'Italia che indossa i costumi (interiormente e esteriormente) dei rom, e con la più «intoccabile» delle culture nomadi, che tanto arricchisce tutti (proprio perché è la sola che non arricchisce i soliti pochi).
Giusta dunque ieri l'interferenza parallela tra, da una parte, la Festa del cinema e il tappeto rosso che festeggiava il suo nuovo film, Giorni e nuvole, con Antonio Albanese e Margherita Buy, e, dall'altra, il centinaio di ragazzi del centro sociale Factory Ostiense che protestavano per la morte assurda (di freddo) tra sabato e domenica, di Francesco, un bimbo rom di due mesi, baraccato sul Tevere come altri 7000 zingari cui deve essere data, immediatamente, una casa calda e decente.
Non so se fermare la Festa per un giorno, come chiesto da Gianluca Peciola, assessore ai rapporti interculturali del municipio XI di Roma, produrrà il miracolo di una «sistemazione dignitosa» che potrebbe meglio decidere una riunione urgente e pragmatica di Giunta. Certo il «battesimo del fuoco» di una manifestazione vera, come succede a Cannes, è la migliore dimostrazione della centralità, d'immaginario e di attenzione mediatica massima che il festival, solo al secondo anno, ha già saputo conquistarsi, costringendo perfino i fascisti a un guizzo insospettabile di ingegno (il «rosso di Trevi»).
Se dietro la manifestazione c'è però l'errata equazione: «qui arroganza di potere, mentre lì si soffre», con relative lamentele sullo spendere male («più case, meno schermi») ricordiamo il vecchio, saggio adagio che dice «la cultura crea sviluppo, non viceversa». Perfino in fantasia futurista (finora accontentatasi di tirapugni di ferro e del suo design).
Giorni e nuvole, per esempio, dimostra proprio quella sensibilità per un territorio in crisi, quella eticità dello sguardo onnivoro anche sui più deboli, quella pietà per le miserie umane che non vuol dire resa al destino. Ma voglia di lotta flessibile, di conflitto non precario. Insomma le qualità umane e estetiche richieste a un amministratore locale, perfino del pd, dovrebbero essere proprio le stesse di questa regia. Certo qui è il cinema che conta, perché Soldini politicizza non i suoi dialoghi o i contenuti «esterni», ma la sua stessa arte. I procedimenti di regia, che tendono alla comunicazione immediata, ma profonda (le feste, il sesso, le cene, i lavori, i contatti con i civini di casa, impressionisti e espressionisti all ostesso tempo), né esoterica né demagogica. Come il gioco della macchina da presa che qui piange, scherza, odia, quasi beve, come fosse manovrata da Ghatak. E le luci di Ramiro Civita, cool ma sexy che ci fanno guardare bene negli occhi l'immagine. O la recitazione, con Buy che, questa volta, agisce, canta punk perfino, stona in riservatezza e introversione, «manierismi» che passa a Albanese, imitandolo. E viceversa, con il comico, in genere scatenato, qui catatonico osservatore di una mutazione che lo paralizza e lo fa inorridire. Ha perso tutto, posto, soldi, dignità, amici, la figlia, la moglie... Ed è come se cambiassero i connotati della sua faccia, il modo di agire il corpo. Irriconoscibile. Quasi un mostro. Il film racconta questa «coppia in crisi» genovese (Elsa e Michele) che non riesce più a riconoscersi e, a letto, inizia a temersi. E trova una perfetta analogia nell'affresco che Margherita Buy, a inizio film, sta restituendo alla luce, strappandolo all'intonaco di un vecchio palazzo dei peggiori vicoli della città. Timorosa di non riconoscerne, dietro la polvere, «lo stile» di volti e gesti che tanto ama. E di attribuzione certa. E se fossero stati deformati dal tempo, «dai giorni e dalle nuvole» umide e ombrose? Da questo viaggio al termine della notte usciranno qualità insospettate, in entrambi. Una possibilità, come avveniva nelle commedie del rimatrimonio hollywoodiane degli anni '30, di cui questo film è la versione capovolta in umorismo (è Michele a dover compiere la ricerca di identità, d'uguaglianza e riconoscimento, non Elsa), per ritrovarsi uguali nella diversità, ricominciare da capo, accettandosi di nuovo. L'Unione reggerà? E per reggere saprà trovare un nuovo equilibrio? Ha le forze morali per tentare?

Roberto Silvestri

 
Il Mattino, 13 settembre 2007
FESTIVAL DI TORONTO
Albanese e Buy coppia infelice nell’Italia del precariato

Toronto.

Si annuncia come un film delicato e romantico il nuovo «Giorni e nuvole» di Silvio Soldini, presentato al pubblico del Toronto Film Festival prima di approdare alla Festa di Roma nelle sezione Première. La storia guarda all’oggi: in un’Italia in cui perdere il lavoro è più facile che trovarlo, una coppia sposata tocca il fondo dopo che lui, Michele (Antonio Albanese), viene tagliato fuori dalla sua stessa azienda dal suo partner e amico. Per dirlo alla moglie Elsa (Margherita Buy), Michele aspetta un paio di mesi, cioè che lei ottenga la sudata laurea in Storia dell’arte. Per lei - che sta restaurando un affresco di cui non si conosce l’autore, senza essere pagata - è uno shock. La loro vita cambia rapidamente, sono costretti a vendere la casa, non vedono più gli amici cui tengono segreta per un po’ tutta la faccenda, hanno problemi con la figlia ventenne che non capisce cosa stia succedendo. Ma è proprio attraverso questa crisi e tutte le difficoltà - che entrambi vivono con dolore, toccando ciascuno il proprio fondo - che i protagonisti avranno la possibilità di ritrovare il loro amore e la voglia di ricominciare l’uno accanto all’altro. È un film che parla di sogni e di come si possa mantenere la propria umanità in un mondo che va sempre più veloce, superficiale e convenzionale, ha spiegato il regista. Sullo sfondo, una Genova grigia e solitaria. «Giorni e nuvole» si caratterizza anche come film politico, pur non affrontando mai la politica direttamente, e mostra un’Italia impoverita, di basso profilo. Ad aiutarsi gli uni con gli altri sono soprattutto i meno abbienti e quelli che vivono tra mille difficoltà, mentre molti si sono venduti al dio denaro. Un'Italia dove cresce sempre di più il divario tra ricchi e poveri, così come aumentano disoccupazione e precarietà, mentre la classe media va dissolvendosi. E a Toronto c’è anche un altro po’ di Italia in «Seta», il film che Francois Girard ha tratto dal best seller di Alessandro Baricco, interpretato da Keira Knightley (già vista a Venezia in «Atonement») e coprodotto dall’Italia con Canada e Giappone. «È un incredibile viaggio di amore e perdita quello che si trova a vivere la mia Helène» dice la Knightley: «Quando ho letto il libro ne sono rimasta ossessionata. Ma il mio personaggio non c’è a lungo, ed ero quindi interessata a capire come lo avrebbero ricreato sul grande schermo. Lei è buona in modo quasi inverosimile, completamente altruista, abbandona tutto per il marito, gli offre quello di cui ha bisogno: l’amore assoluto e incondizionato».

Donna Reed

© Sipario 2011