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Generazione 1000 euro
di Massimo Venier
con Alessandro Tiberi, Valentina Lodovini, Carolina Crescentini
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Il Manifesto, 24 aprile 2009
La tragedia di un precario ridicolo. Non per interisti
Diffidare dei manager rampanti che si chiamano Angelica, sfoggiano una faccia di bronzo a la page, ma hanno una sola carta di credito (e anche dai vacillanti esiti). Non frequentarli neppure, se prima non scodellano almeno una cascata di rassicuranti e dorate Amex, Diner, etc. Vendetevi tutti e in tutto, ognuno ha il suo prezzo, ma scoprite prima l'eccellente salute bancaria di chi vi compra. In mancanza d'altro (non tutti sono figli di Silvio) meglio sposare una francescana povertà, adagiandosi o sopra un'aspirante supplente di greco, che è facile strappare al suo bruto fidanzato di Todi, o a una turnista di pronto soccorso, che trova perfino più irritante della «Cgil-Uil-Cisl Medici» un menage senza litigi e scazzottature ritmiche. Come sapete, infatti, dai tg, i genii, dall'Italia o scappano in Usa o restano mammoni a vita.
È quel che capiterà, se dotato di furbizia d'oratorio come il suo coinquilino Francesco (proiezionista pazzo di playstation) al protagonista del film, il giovane prof di matematica trentenne Matteo, pupillo di Paolo Villaggio, ma senza futuro accademico, mesto addetto marketing di un'azienda in via di ristrutturazione, dunque bersaglio, giorno dopo giorno, della sadica spada di Damocle del licenziamento. Matteo ha la fortuna di conoscere la sua bionda, giovane, aggressiva e cinica «boss», di dubbia moralità finanziaria ma che gli promette un duetto eccitante da faccendieri in Catalogna. Che fare? La commedia sentimentale giovalinista, genere ormai unico, e obbligatorio per legge, del nostro cinema commerciale, è brizzolata da una quindicina di situazioni e battute riuscite, buffe e eccentriche - sono in sei tra autori del libro, dialoghisti e sceneggiatori ad averci messo l'ingegno, e si sente che neanche uno di loro è interista - ma è come in una partita di calcio disporre di troppi assist senza mandare mai in rete nessuno. È il bersaglio che è falso, l'obiettivo mal scelto. Il messaggio che l'abituale regista di Aldo Giovanni e Giacomo (che di feticci, non solo bancari, è esperto, Tsai Ming Liang ringrazierà) lancia ai giovani sfigati di oggi, precari eterni (bravi ragazzi, generosi, sfruttati, spoliticizzati, secchioni: gli altri cosa pretenderanno mai? ), vittime di una meritocrazia mai rispettata, non getta vetriolo come dovrebbe sul qualunquismo ossessivamente alla moda (Raicinema produce). I giovani oggi protesterebbero per questo? Sono bravi ma non fanno valere le loro scienza? Ma se l'avessero non manderebbero all'aria la meritocrazia (ovvero un grande sì acritico all'esistente?). Mai vista, invece, in giro una meritrocrazia tanto rispettata. Basta l'analisi del nostro fosco parlamento. Ci si laurea infatti, a scuola e sul lavoro, sui campi di calcio e nelle redazioni dei giornali, in una sola materia. Il leccaculismo.
Roberto Silvestri
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Il Giornale, 24 aprile 2009
A Milano si sorride tra i precari in amore
Piacevole commedia sentimentale sui precari dello spiritoso Massimo Venier. Niente a che vedere con Tutta la vita davanti: qui il dramma degli impiegatini a tempo determinato è vissuto con un sorriso. A Milano il trentenne laureato in matematica Matteo (Alessandro Tiberi) non è soddisfatto nè del lavoro in una grande azienda nè dello stipendio. Divide l’appartamento col buffo Francesco (Francesco Mandelli) e il cuore tra l’altra coinquilina, la supplente Beatrice (Valentina Lodovini), e la vicedirettrice marketing Angelica (Carolina Crescentini). Intonati i protagonisti, azzeccate le battute, plausibile la storia.
voto: 6/7
MB
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Il Mattino, 25 aprile 2009
Amore, casa e carriera ai tempi del precariato
Dopo l’overdose di commedie sentimentali adolescenziali, il cinema italiano comincia a occuparsi dei trentenni alle prese con problemi di lavoro, della generazione dell’eterno precariato. Ne è un esempio Matteo, il protagonista di «Generazione 1000 euro» diretto da Massimo Venier sulla base dell’omonimo bestseller. Una laurea e un gran talento per la matematica, il giovane lavora nel marketing di un’azienda milanese, divide l’appartamento con un amico e fa i salti mortali per pagare l’affitto. La sua già turbolenta esistenza viene ulteriormente movimentata dalla contemporanea irruzione di due seducenti ragazze: la mora Beatrice, nuova coinquilina, insegnante anche lei precaria, e la bionda Angelica, capo del suo ufficio. In breve si trova sentimentalmente sballottato tra la grintosa e ambiziosa Angelica che lo trascina a Barcellona e la dolce e romantica Beatrice che ottiene una supplenza a Viterbo. Perde la fidanzata, viene sfrattato e rischia di perdere il lavoro, ma in compenso per la prima volta è costretto a fare delle scelte: alla prospettiva di carriera in Spagna, seguendo Angelica, preferisce il precariato e l’amore di Beatrice. Con un buon dosaggio narrativo e la giusta alchimia di problemi sentimentali e occupazionali, Venier affronta un argomento d’attualità con un occhio alla Nouvelle Vague e uno al cinema italiano del boom, complice un personaggio a tratti truffautiano (interpretato dall’incisivo Alessandro Tiberi).
Alberto Castellano
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