Patria, crociati e ali dorate in un festoso Gala Verdi
Aria di festa a Santa Cecilia per il Gala Verdi (o Gala Daniele Gatti). Un fastoso «Bignami» da concerto. Si fa presto a dire che la cultura spiccia degli italiani, «un popolo di eroi e musicisti», resterà sempre fedele a una certa tradizione musical-popolare cantata (stonata?) da padre in figlio, regalando vita eterna alle grandi arie liriche italiane. C' era una folla in parte «nuova» alla prima del gran Gala Verdiano. Penso alla signora di mezza età in poltrona accanto a me, che andava bisbigliando rapita gli assurdi versi del vocabolario lirico però a tratti «strillato» dal nostro grande Coro, in assenza di Norbert Balatsch temporaneamente sostituito da Renato Balsadonna. E via alle celebri melodie, via alla «Patria oppressa», al «Dì dell' esultanza». Via al significato intrigante, forse augurale, del «Va pensiero sull' ali dorate». Era dunque un programma da capogiro, si spaziava dalla «Luisa Miller» ai «Lombardi alla prima Crociata», da Macbeth a Don Carlo, da Nabucco ai Vespri Siciliani, da Otello al «Gloria all' Egitto» dell' Aida, con tanto di trombe della Banda Municipale della Polizia di Stato. Ma c' era innanzitutto il piacere di ritrovare Daniele Gatti quale splendido esempio di musicista italiano. Il suo Verdi, eseguito a memoria, era ben ritmato, intenso, sensibile. Coronato dal clima giusto, dal suono giusto. Allora? Lunga vita al Gala DANIELE GATTI dirige Verdi. Repliche stasera e domani
Mya Tannenbaum