Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Fuori Menù
Fuori Menùdi Nacho Garcia Veilla
con Javier Càmara, Lola Dueñas
 
Il Manifesto, 23 aprile 2009

L'allenatore, i figli, l'amante e il cuoco

La commedia di Nacho García Velilla Fuera de carta («Fuori menù») sui nostri schermi da domani e oggi in anteprima, film d'apertura del festival «Da Sodoma a Hollywood» di Torino è stato un caso in Spagna dove è uscito quattro mesi fa ed è ancora nelle sale. Dopo aver vinto al festival di Malaga il premio del pubblico e come miglior attore (il bravissimo Javier Cámara, puro distillato di sentimento in Parla con me di Almodóvar, qui frizzante protagonista assoluto) con il solo passaparola è stato il successo della stagione. Per Velilla è un esordio cinematografico, giovane veterano del piccolo schermo, l'inventore del format Un medico in famiglia produttore e regista di altre serie di successo come Aída, 7 vidas. L'atmosfera di Fuori menù ci mostra una Spagna metropolitana di energia straripante nelle situazioni e nei rapporti umani, dove l'imprevisto è la regola e ogni elemento nuovo può essere inglobato creativamente: il segreto in fondo della cucina a cui si dedica il protagonista Maxi (Cámara), cuoco di gran classe, gay dichiarato dopo un passato da dimenticare con moglie e figli che ha abbandonato per iniziare la nuova vita. E il destino gli regala un vicino di casa molto sexy, celebre calciatore argentino (interpretato dall'attore cileno Benjamin Vicuña, protagonista di Fuga di Pablo Larrain), e nello stesso tempo i due figli diventati improvvisamente orfani di madre. Erotismo, tragedia e molta commedia, in un frenetico gioco di personaggi e situazioni guidate alla perfezione ci fanno dimenticare subito le incertezze (chiamiamole così) formali del cinema italiano. Personaggi, canzoni e cambi di scena sono la superficie su cui posano difficili problematiche, rapporti familiari non risolti, il passato e l'avvenire oscuri: ma intanto ecco che la vitalità scorre sullo schermo con un gusto tutto spagnolo per la situazione assurda e l'azione al posto della predica. La Spagna così diversa da noi e dove parecchi italiani oggi vorrebbero emigrare: «Voi avete molti anni di democrazia, noi ne abbiamo solo 30, dice Cámara (gli facciamo notare che al 25 aprile saranno poi solo 64 anni e sugli ultimi ci sarebbe molto da dire), per noi è molto importante raggiungere presto gli obiettivi che ci proponiamo. Con Zapatero e la sinistra abbiamo avuto grandi trasformazioni sociali, il riconoscimento degli omosessuali, l'aiuto domiciliare agli stranieri, i nuovi architetti, la nuova cucina appunto. Ma la vera Spagna è un'altra, è un paese machista e conservatore, come lo sono i genitori di Maxi. Le leggi sono una cosa, la pratica è un'altra. Abbiamo sognato di raggiungere tutto e subito, ma sotto sotto c'è lo spagnolo di sempre. La cucina in fondo è l'unica cosa che mette d'accordo gli spagnoli».
Velilla aggiunge: «Agli spagnoli è successo quello che succede ai bambini quando gli si nega qualcosa, una volta avuta la libertà l'abbiamo colta con voglia, con entusiasmo. Come Maxi che passa dalla repressione alla libertà totale. Questo passaggio rapido genera confusione, i personaggi non hanno assimilato il cambiamento, e i genitori non digeriscono la verità».
Al manifesto italiano del film che declama: «Una commedia diversa, più dissacrante di Almodovar» Velilla replica: «Mi piacciono i film di Almodovar e lavorare con i suoi attori, ma ogni regista ha il suo linguaggio. Ho una lunghissima esperienza televisiva, è di tanto tempo fa Un medico in famiglia, una cosa amabile per un pubblico di massa, che rifletteva la famiglia «per bene». Qui vogliamo confrontarci con qualcosa di più reale. Sono orgoglioso di essere paragonato ad Almodovar, ma i linguaggi sono diversi. Visto da fuori il cinema spagnolo sembra essere solo Almodovar, ma ci sono tanti altri nomi come Amenabar o Coixet, tanti generi diversi, nuovi horror e thriller, ma non attraversano le frontiere. Ed oltre ad Almodovar abbiamo anche altri 'padri', come Fernando Fernan Gomez, Azcona, Bardem e Berlanga. E Buñuel che è un genio e di geni ce ne sono solo tre o quattro in un secolo». La Spagna che è un paese cattolico, si comporta in maniera ben diversa dall'Italia in fatto di libertà dell'individuo: «In Spagna amano il Papa, dice Cámara. Ecco cosa succede: Zapatero ha ricevuto il nunzio apostolico e ha bloccato la legge sull'aborto, ha organizzato un pranzo con il re e il nunzio e ha detto che avrebbe rimandato la legge. Tutti hanno detto: siamo un paese laico, la nostra costituzione è aconfessionale, però quando c'era il nunzio apostolico, anche Zapatero ha calato le braghe. Da noi è difficile parlare con la Curia, sono stati terribili con noi, con l'educazione. Ma la Costituzione è laica, il cattolicesimo non è la religione di stato, però fa parte della nostra cultura». Un altro elemento in comune con l'Italia è la passione per il calcio, ed è uno dei pochi film che affronta il tabù dell'omosessualità dei calciatori: «Io non sono appassionato di calcio. Il coprotagonista all'inizio doveva essere un torero, ma il calcio è più universale. Però non mi risultano casi di omosessualità tra calciatori o toreri».

Silvana Silvestri

 
Corriere della Sera, 24 aprile 2009

Lo chef vedovo e la Madrid gay

Stile Almodóvar-Zapatero, quartiere gay di Madrid. Uno chef che ha avuto in passato un momentino etero si trova a dover allestire, morta la moglie, una famiglia con due piccini, ma anche a mandare avanti il suo restaurant a molte stelle. Meno male che arriva a firmare la fiaba un bel calciatore argentino che pensa che ti ripensa s'innamora del cuoco. I sogni son desideri, così la nuova famiglia è fatta. Pochade improbabile schizzata di sugo e sesso molto pacato, sulle orme almodovoriane ma senza gioia né dolore, solo un po' di folklorismo aggiornato ai tempi in un paese che ha fatto passi civil-sociali da gigante. Tanto che il film del deb Garcia Velilla (autore del «Medico in famiglia» spagnolo in tv) è stato un successo unisex. Il protagonista, macchietta d'isteria vecchio stile è il bravo Javier Càmara, attore di Pedro, come Lola Duenas. Stai al gioco e sorridi.

VOTO: 6,5
Maurizio Porro

 
Il Giornale, 24 aprile 2009

La goliardia più sboccata nel ristorante dello chef gay

Intendiamoci, si ride molto nella buffa, fin troppo, commedia spagnola Fuori menù. L’ha scritta, in comproprietà con altri tre compagni di viaggio nel sarcasmo più sfrenato, il debuttante Nacho García Veilla, ideatore del fortunato e pluriesportato serial tv Un medico in famiglia. Peccato che le eccessive caricature, anche se tratti davvero esilaranti, alla lunga vengano un po’ a noia, sommerse da un linguaggio così sboccato da far arrossire perfino i militari di lungo corso.
Siamo a Madrid e l’isterico chef gay (che barba!) Maxi (il bravissimo Javier Cámara) fa un’inflessibile guardia alla cucina del suo affollato ristorante, sempre in attesa del temuto ispettore della guida Michelin, che forse gli darà la sospiratissima stella. Così pungola la maitre Alex (Lola Dueñas), maga dei fornelli, ma sfortunata in amore, nonché il primo cuoco, della sua stessa parrocchia, Ramiro (Fernando Tejero). Ma, all’improvvisa morte dell’ex moglie, gli arrivano tra capo e collo i due bambini, del tutto ignorati fino ad allora. Poi la faccenda si complica, perché l’uomo (?) perde la testa, prontamente ricambiato, per il vicino di casa, l’ex calciatore argentino Horacio, di cui si innamora, ignorandone tendenze e flirt in atto, anche la focosa Alex. Urgono rimedi drastici.
L’autore e suoi soci tentano spesso la sterzata patetica, forse per annacquare il tasso di esasperata gayezza, ma di Almodóvar, ahiloro, ce n’è un solo. Sentire per credere qualche perla di raffinato umorismo, che farà sbellicare la platea e salire le posizioni nella hit parade. Dice Ramiro: «Il momento più bello da ragazzo, era quando, per provarmi la febbre, mi infilavano il termometro nel c...». Gli fa eco Maxi: «Troverà così buono il mio cibo che gli spiacerà cac...». Infine il nonno barzellettiere: «Perché hanno licenziato un infermiere checca della banca del seme? Perché beveva in servizio». Complimenti vivissimi e buon appetito.

Massimo Bertarelli

© Sipario 2011