Testata

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog


 

 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
  prosa          
             
 
             
             
  ricerca per locandina
  A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
  ricerca per titolo      
             
             
   
 

Fuori CampoFuori Campo

concerto per voci, corpi e marionette
testo e regia di Gigi Borruso
con Gigi Borruso, Ludovico Caldarera, Serena Rispoli
Scena e costumi di Elisabetta Giacone
produzione Transit Teatro in coproduzione con Festival Visioni
progetto vincitore del premio tuttoteatro alle arti sceniche dante cappelletti - vi ed. 2009
Debutto Nazionale 12 e 13 novembre 2010 al Nuovo Montevergini, Palermo

   
 
www.Sipario.it, 10 gennaio 2011

La vita pronta ad esplodere si nasconde dentro sacchi, vita vera, in attesa di aggrapparsi alle ombre sottili e impolverate di questi buffi e tristi clowns, un po’ decadenti, un po’ surreali.
Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Gigi Borruso, è un’ottima prova registica, di cui si apprezzano la poesia e la leggerezza estatica delle visioni, e un’entusiasmante prova attoriale di Ludovico Caldarera e Serena Rispoli, insieme tre personaggi dalla comicità lunare e sopra le righe che ricreano un’atmosfera stravagante e onirica.
All’inizio sembrano pupazzi marionettizati e senza vita, dai gesti meccanici e ossessivi, fissati in una sequenza di nonsense, scheletri di un linguaggio non più comprensibile, caricature avviluppanti e misteriose che si inceppano come giocattoli rotti.
Poi però la verità deflagra, una  realtà che vibra attorno assalendo con una carica vitale autentica e fluida che fino ad allora era rimasta nascosta.
Una forte allusione al linguaggio teatrale o, se vogliamo, metafora di un gioco illusionistico che diventa vero solo  attraverso le incursioni di voci fuori campo: tutto ciò che entra nell’inquadratura è una solo una porzione di spazio asfittico e remoto, forse manifestazione di una sfiducia sulle possibilità della rappresentazione quando rimane cristallizzata su gerarchie di potere e mancanza di verità.
Borruso, in una scena assurda, esagerata o finta, imprime dolcezza e cattiveria, esprime le sue perplessità e le sue effusioni, le sue credulità e i suoi scetticismi; in pochi gesti condensa innumerevoli situazioni, idee, indignazioni, meraviglia, sensazioni, sogni e simboli.
Un incastro di illusioni e realtà, di ciò che è dichiaratamente finto e ciò che è dichiaratamente vero, frammenti incastrati, caotici, aggrovigliati, come diagrammi che rimandano a mondi che si intersecano gli uni negli altri
Questi clowns ci raccontano come l’artificio teatrale  può essere vuoto e pieno nello stesso tempo, vuoto quando non si sintonizza, non ascolta la voce della realtà.
Borruso parte da Danilo Dolci, per realizzare una serie di interviste fra immigrati e senza dimora.

Quello che rimane fuori dall’inquadratura si epifanizza come più reale della stessa realtà, diventa poesia che nega il comune linguaggio per giungere infine a quella anarchia espressiva, destabilizzante ed extralogica che diventa prima di tutto denuncia sociale, presa di posizione per gli ultimi, i senza diritti, i naufraghi da un mondo sempre più alla deriva.

Filippa Ilardo

     
 
© Sipario 2011