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Fuga dal call center
Fuga dal call centerdi Federico Rizzo
con Angelo Pisani, Isabella Tabarini, Natalino Balasso, Luis Molteni
 
Corriere della Sera, 24 aprile 2009

La vita agra dei centralinisti

Il film del brindisino milanese Federico Rizzo che mescola abilmente la finzione al documento con vere interviste, ci fa sentire in colpa per tutte le volte che rispondiamo male a un call center. Il film espone il caso non straordinario di un laureato in vulcanologia che s'impiega al call center come suggerisce il cognome Coldrin. Subisce anche gli esami psicotecnici come nel Posto di Olmi (non è più Kezich, ma Sanguineti a fare le stesse domande) e si barcamena tra furore e noia, con la cuffia nelle orecchie, una ragazza, i nonni fuggiaschi per amore, il secondo lavoro dai filippini che a loro volta puliscono case altrui. Forse è il momento di una scelta radicale. Buon film digitale che giustamente non sa quale soluzione suggerire, con punte acri grottesche in un mix low budget che riflette la low speranza.

VOTO: 6,5
Maurizio Porro

 
Il Giornale, 24 aprile 2009

I laureati boriosi finiscono nel call center

Il laureato lavora nel call center e guadagna solo cinquecento euro al mese, così arrotonda pulendo - a cinque euro l’ora - la casa del filippino che, per otto euro l’ora, pulisce case altrui… È la miglior trovata di Fuga dall call center di Federico Rizzo, che per gli esigui mezzi è un film riuscito. Sarebbe anche un film pedagogico se, nel mostrare l’attrito fra laureati e realtà, suggerisse che ha ragione la realtà. Invece Rizzo sta coi laureati, quindi nega loro la sola lezione utile: l’umiltà. Se avessero fatto gli idraulici o i piastrellisti, ora sarebbero i filippini a lavorare per loro.

voto: 6,5
MC

 
Il Messaggero, 17 aprile 2009

Non morde ”Fuga dal call center”

"Il dramma? Facilissimo. La commedia? Mi devo impegnare molto di più". Parole di Woody Allen che come i grandi Billy Wilder, Ernst Lubitsch, John Landis e Blake Edwards ha sempre saputo che far ridere è ben più complicato che fare un film da Festival. Lo ha provato sulla sua pelle il cineasta indipendente Federico Rizzo che dopo i fieramente autarchici Whisky, di Via Nikolajevka, Lievi crepe sul muro di cinta e Storia malata, sceglie per Fuga dal call center il registro del surreale per raccontare le disavventure di un vulcanologo milanese laureato con 110 e lode catapultato nel grottesco e crudele mondo delle indagini di mercato. E' la sua opera più commerciale e purtroppo la meno riuscita. Colloqui di lavoro beckettiani (ma erano più divertenti quelli di Santa Maradona), allucinazioni a buon mercato, extracomunitari paternalisti, banale crisi di coppia, nonni edonisti e guardie di sicurezza canterine montati tra interviste di veri lavoratori sfruttati. Il film è un grigio guazzabuglio senza alcun mordente dove hai la sensazione che il regista si vergogni di fare commedia. E' il fratello scialbo, meno spiritoso e più precario di Tutta la vita davanti.

Francesco Alò

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