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Fiume di ghiaccio
di Courtney Hunt
con Melissa Leo
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Corriere della Sera, 20 marzo 2009
Ritratto di donne (con clandestini)
Due ritratti indimenticabili di donna nel panorama inedito e ghiacciato, non solo fisicamente, al confine tra Canada e Usa. Dove una malmaritata con due piccini s'adegua al tasso d'amoralità corrente mettendosi in affari con una ragazza indiana ai confini della civiltà e della legalità: insieme «trafficano» i clandestini nel bagagliaio dell'auto, fidando sull'insospettabile signora wasp e attraversando un fiume ghiacciato e piantonato dalla polizia anche per Natale. Un film di dolce violenza ma ottimista, disarmato di fronte ai fattori umani, dove esplode il tema onnipresente dell'etnia diversa. Regista e sceneggiatrice, Courtney Hunt ha lavorato sulla vita in diretta col film che ricorda l'amaro sapore del cinema americano '70, dove i silenzi sono la tessitura di uno studio psicologico basato sui fatti e la bravura di due attrici portentose, Melissa Leo e Misty Upham.
VOTO: 8
Maurizio Porro
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Il Giornale, 13 marzo 2009
Madre coraggio traffica coi clandestini
Ogni tanto capita qualche bella sorpresa. Come questo Frozen River, ansiogeno e toccante dramma sociale, giustamente premiato al Sundance e al Noir di Courmayeur. È la storia di una cocciuta semivedova, madre di due ragazzi, che per tirare avanti si mette in società con una taciturna indiana della tribù dei Mohawk. Che rischio il commercio di immigrati clandestini, cinesi e pakistani, infilati nel portabagagli dal Maine al vicino Canada. Straordinariamente brave le due intrepide protagoniste, la stagionata, ma attraente, Melissa Leo (Oscar sfiorato) e la giovane, bruttina Misty Upham.
voto 7/8
MB
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Il Messaggero, 13 marzo 2009
Due madri-coraggio
un fiume ghiacciato
Due madri in difficoltà e un fiume ghiacciato. Non è una metafora, il fiume esiste davvero. È il San Lorenzo, che a Nord dello stato di New York congiunge Canada e Usa. Questo per la geografia ufficiale. Per i nativi invece lì non c’è confine, è tutta terra Mohawk. Dunque trasportare sul fiume ghiacciato immigrati illegali nascosti nel bagagliaio, non è reato. Non per Lila Littlewolf (Misty Upham), giovane pellerossa che vive sola in una roulotte e a cui hanno tolto il figlio. Ma una cosa è la legge tribale, una quella federale. E anche se alla guida dell’auto c’è una bianca che ha bisogno di soldi, Ray (Melissa Leo), le due madri coraggio andranno incontro a guai seri... Premiato al Sundance, candidato a 2 Oscar (lo script della esordiente Hunt, l’intensa Melissa Leo), Frozen River incrocia la lotta e i destini di due “invisibili”, una mohawk emarginata perfino dalla sua gente e una esponente del white trash, abbandonata dal marito giocatore e così disperata che sfama i figli a bibite e popcorn. Immagini povere, silenzi, sguardi carichi di sottintesi (c’è anche un ranger diviso fra il dovere e una pietà mista a attrazione, forse). Altro che Thelma e Louise: Lila e Ray sono povere, goffe, spaventate. Ma hanno un cuore. E al momento giusto sapranno spartire rischi, diritti, doveri. Senza dimenticare i figli.
Fabio Ferzetti
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Il Manifesto, 13 marzo 2009
I ghiacci del nord unico paesaggio per vite desolate
Povero, brutto, formalmente indistinto, quasi sciatto, ma costruito intorno a un paesaggio geografico e umano di grande forza, Frozen River (Il fiume di ghiaccio) è il film che ha conquistato Quentin Tarantino presidente della giuria a Sundance 2008, un'edizione del festival di Redford contrassegnata dall'apparizione di un «nuovo realismo» (la definizione, per prima, fu data dal New York Times) nel frequentemente lezioso cinema indipendente Usa.
Il luogo del film di esordio di Courtney Hunt è l'estremo nord dello stato di New York, la linea di confine con il Canada francofono lungo la quale scorre il fiume San Lorenzo. È un panorama di gelido, spietato, biancore, su cui la regista/sceneggiatrice (in realtà nata a Memphis in Tennessee) traccia una storia più nera e indigeribile dell'asfalto - una storia di America depressa prima che la parola Depressione tornasse di moda.
Il fatto che manchino solo pochi giorni a Natale, rende ancora più patetico e inguardabile il dilemma di Ray Eddie (Melissa Leo), disertata dal marito che è scomparso dopo essersi giocato al Bingo tutti i soldi destinati a saldare l'ultima tranche di pagamento per un trailer meno miserabile e fatiscente di quello in cui stanno vivendo con i due figli (di 15 e 5 anni) e un enorme televisore a schermo piatto - beffarda finestra su sogni che non si realizzeranno mai.
Per racimolare in tempo record la cifra necessaria, Ray (una sigaretta dietro l'altra, il volto grigio, le rughe scolpite con lo scalpello, e la chioma rossa come una fiammata dolorosa di forza interiore) sigla un'improbabile alleanza con un'indiana (siamo nei pressi di una riserva Mohawk) che ha sorpreso nell'atto di rubarle la macchina.
In effetti, la situazione di Lila Littenwolf (compatta, bruna, silenziosissima e residente in una roulotte sfasciata in mezzo a un bosco) non è molto migliore della sua: emarginata dall'establishment della tribù, Lila sta cercando di riprendersi la figlia di pochi mesi, sottrattale dalla suocera immediatamente dopo la nascita. Per farlo, accumula mazzette di dollari yankee trasportando immigrati illegali dal Canada in Usa attraverso il territorio franco della riserva. Disperata, dotata di un'auto e soprattutto di pelle bianca - quindi meno appariscente per i poliziotti che pattugliano la zona - Ray diventa l'autista di quella impresa a delinquere. Il passaggio è effettuato guidando sulla superficie ghiacciata e inaffidabile del fiume, un orizzonte abbagliante che inghiotte e poi risputa le due donne a bordo del loro macilento veicolo. Tra loro, c'è diffidenza, risentimento, pregiudizi razziali, persino antipatia che si sciolgono solo - senza parole e molto lentamente - di fronte alla realizzazione di una solitudine e di una battaglia comuni.
Giulia D'Agnolo Vallan
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