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E venne il giorno
E venne il giornodi M. Night Shyamalan
con Mark Wahlberg, Zooey Deshanel, John Leguizamo (Usa, 2008)
 
Corriere della Sera, 20 giugno 2008

Variazioni dark con le piante ribelli

Night M. Shyamalan non è un regista che si muove per temi di poco conto, quindi si tratta di penetrare il sesto senso dei departed o, come qui, di capire come mai un certo giorno gli uomini del Nord Est degli States decidano di suicidarsi in massa. Forse è colpa delle piante che si ribellano ai torti, forse i batteri, forse la chimica ecologica, l' anarchia della funzione clorofilliana, chissà. Lo scienziato Mark Whalberg in viaggio verso l' ipotetica salvezza fa ipotesi ma non c' è spiegazione. Infatti quando sembra finito, tutto riprende. Ci voleva Bergman per spiegare questa disperazione che da verde diventa esistenziale ed ha una sua ragione biblica, punizione per le colpe pubbliche and private. Shyamalan ripete la sua struttura della famigliola in panne con poche variazioni dark fiabesche buone (signs: casa di plastica, la vecchia pazza) ma alla fine l' apocalypse movie impressiona a metà. voto 6,5

Maurizio Porro

 
Il Mattino, 14 giugno 2008

Apocalisse a Central Park

È arduo giudicare un film come «E venne il giorno», perché le identiche considerazioni possono servire all'accusa e alla difesa. Del resto dopo l'unanimità riscossa col folgorante esordio del '99 («Il sesto senso»), il trentottenne indiano-americano M. Night Shyamalan non ha fatto altro che spaccare il pubblico: basta curiosare nei vortici del web per cogliere gli sfoghi di estimatori e spregiatori apparigliati da viscerale virulenza. Se comunque «The Village» e «Lady in The Water» avevano inasprito la disputa, stavolta sarà peggio: «E venne il giorno» («The Happening») è un horror mentale, sviluppato come una fiaba apocalittica, basato sui sintomi anziché sulla diagnosi, sul ristagno anziché sul decorso, sull'ipotesi piuttosto che sul fatto. Si inizia a Central Park, quando senza causa apparente decine di newyorkesi perdono il controllo e decidono di uccidersi nei modi più cervellotici: presto l'inspiegabile «epidemia di suicidi» si diffonde sull'East Coast, dando il via a un drammatico esodo alimentato da un insinuante e mortifero venticello... Sta tutta qui, ovviamente, la rilevanza del film, legata a filo doppio a una metafora non proprio scontata (la natura si ribella, ma soprattutto «sceglie» chi non merita di sopravvivere), una spiegazione pseudoscientifica (una reazione chimica mortale sta per essere prodotta dalle piante), un riferimento inevitabile (la minaccia terroristica), una citazione cinéfila (i film di serie B e le serie tv anni Cinquanta), una virata stilistica (le sequenze splatter inedite per il regista) ecc. Dei tormenti del prof. Mark Wahlberg, di sua moglie e del collega con annessa nipote che fuggono dalla metropoli, il film in effetti se ne infischia: la sceneggiatura non dà spessore ai personaggi e si sottomette solo al deus ex machina; cioé a colui che esaspera i segnali incongrui, gioca con le atmosfere soffocanti, raffredda colore e suono, sfuma i contorni del panico e traduce l'irrazionalità della catastrofe in linguaggio crepuscolare, indefinito, liquido. Facendoci tornare al punto di partenza: «E venne il giorno», con la sua scelta di procedere come in «stand by», ha uguali chance di farsi detestare e farsi apprezzare. Succede poco o niente e le poche impalcature narrative appaiono posticce; eppure il tocco del regista si fa sentire forte e fascinoso quando meno te lo aspetti, tra un'inquadratura geniale, una pausa verbosa, un messaggio cifrato e un fruscio agghiacciante.

Valerio Caprara

 
Corriere della Sera, 13 giugno 2008

La Natura ribelle provoca epidemie di morte: «echi» alla Hitchcock, ma senza colpi di scena

Il vento che agita le foglie degli alberi e trasmette un inquietante senso di insicurezza a chi se ne fa sorprendere era già stato tra i «protagonisti» di The Village, il penultimo film di M. Night Shyamalan. Adesso torna in E venne il giorno a mettere in crisi le certezze dell' umanità, ma questa volta l' effetto è molto meno efficace e l' abbraccio della morte che sembra avanzare con il soffio che agita le chiome degli alberi e le erbe dei campi non riesce a essere davvero convincente. E non certo perché il regista indo-statunitense non sappia creare ansia e tensione come una volta. Anzi. La spiegazione va probabilmente cercata nella voglia di caricare di troppi significati quello misterioso «stormir di fronde» e nel contraddittorio tentativo di fare con un grande studio di Hollywood - la Fox - un piccolo film di serie B come andavano di moda negli anni Cinquanta. C' è qualche cosa che stona in questa storia minimalista realizzata con grandi mezzi e alla fine si rischia di restare delusi. È vero, non ci sono più le ambizioni metafisiche e filosofeggianti che erano alla base dei suoi film precedenti e la «semplicità» di E venne il giorno è sembrata a qualcuno una boccata d' aria pulita dopo le favole fin troppo didattiche e metaforiche di Signs, The Village o Lady in the Water. Ma il rischio della montagna che partorisce il topolino è sempre in agguato... Il film comincia una mattina a Central Park, a Manhattan, dove senza apparente spiegazione le persone cominciano a perdere il controllo di sé (si arrestano per strada, straparlano, camminano all' indietro) e subito dopo si suicidano. L' inspiegabile «epidemia di morte», che qualcuno attribuisce troppo in fretta all' ennesimo attacco terroristico, non si ferma a New York City ma contagia anche altre città della costa Nord-Est degli Stati Uniti, come Boston e Philadelphia, dove il professore di scienze Elliot Moore (Mark Wahlberg) deve sospendere la lezione (in cui cercava di dare una soluzione all' improvvisa sparizione delle api dal territorio americano) e allontanarsi il più possibile dalla città. Così almeno consigliano le autorità e insieme a molti concittadini, lo fanno anche Elliott con la moglie Alma (Zooey Deschanel), il collega Julian (John Leguizamo) e la di lui figlia Jess (Ashlyn Sanchez). In attesa che anche la moglie di Julian li raggiunga in una casa di campagna. Il caso, il panico e il diffondersi dell' epidemia di suicidi assottigliano ben presto il gruppo dei fuggiaschi a Elliot, Alma e alla piccola Jess, ma li rendono anche edotti dell' origine di una tale moria: il vento che ogni tanto agita le piante e i campi è il segnale che una specie di letale reazione chimica sta per essere prodotta dalle piante. Considerando ostile la presenza dell' uomo, la natura si difende come può, modificando il proprio metabolismo e diffondendo nell' aria le tossine che spingono alla morte gli umani. La metafora di Shyamalan non potrebbe essere più chiara: da una parte il mondo della Natura offeso dall' Uomo, che alla «morte» cui sembra condannarla l' umanità reagisce dispensando a sua volta morte; dall' altra il nucleo originario della Storia americana, la Famiglia - padre, madre e figlio (qui figlia) - che cerca di lottare per la sopravvivenza, trovando proprio nell' amore reciproco (cioè nella capacità di sostenersi l' un l' altro) la forza per sopravvivere e guardare al futuro. Niente di nuovo, è vero, ma l' accusa potrebbe essere rivolta a buona parte del cinema made in Usa. Senza dimenticare che il regista è oggettivamente bravo nel creare tensione solo con silenzi, fruscii, sguardi e mezze parole. Quello che non funziona è la fumosa spiegazione «scientifica» alla base dei fatti. Negli Uccelli di Hitchcock - film per molte cose avvicinabile a E venne il giorno - l' esplosione della furia pennuta si reggeva su un' esperienza diffusa: le «minacce», vere o presunte tali, che a volte gli uccelli sembrano rivolgere all' uomo. Nel film di Shyamalan, tutto si basa su ipotesi troppo aleatorie (pseudo new age) per conquistare la credibilità dello spettatore. E il colpo di scena che alla fine dei film precedenti spiegava o giustificava tutto (o quasi) qui manca totalmente. In compenso la tensione spesso impalpabile di quelle opere diventa a volte esplicitamente horror (un guardiano dello zoo cerca la morte facendosi sbranare da una leonessa, un altro aspirante suicida si fa triturare da una megafalciatrice), finendo per disperdere ancora di più quel «terrore metafisico» che era l' immagine di marca del regista. In questo modo perde efficacia anche la metafora alla base del film e con lei l' ipotesi di fare un film «alla maniera» delle piccole produzioni anni Cinquanta, quando un pericolo non meglio identificato minacciava la comunità umana. Là era la concretezza dei riferimenti sociologici a vivificare la storia, qui invece è la vaghezza delle teorie pseudoscientifiche ad annullare tensione e angoscia. Perché tutti vogliono uccidersi? È la Natura che si ribella all' Uomo, dice il regista. Ma non basta per convincere

Paolo Mereghetti

 
Il Messaggero, 13 giugno 2008

Shyamalan, Apocalisse alla clorofilla

Ancora minacce, ancora apocalissi. Nella stagione 2007-2008 il mondo è già finito e ricominciato 3 volte: in Cloverfield, in Io sono leggenda e in Cecità, il film da Saramago che ha aperto Cannes. Ora tocca al regista del Sesto senso (e di Signs e The Village), minimalista dell'orrore capace di rendere minacciosi i luoghi e gli eventi più quotidiani. In E venne il giorno il pericolo sembra venire dagli alberi, e non avrà spiegazioni. Una tossina misteriosa di origine vegetale induce gli abitanti delle metropoli East Coast al suicidio. Così New York si riempie di cadaveri, dai ponteggi volano operai, nei viali compaiono bambini impiccati stile Cattelan, qualcuno si getta sotto al motofalciatore o entra nella gabbia dei leoni. Una rivolta della Natura contro la nostra specie infestante e nociva? Forse. Ma anche un monito, se i soli a salvarsi nella massa di fuggiaschi saranno una giovane coppia e la loro nipotina. Tre innocenti, o quasi, visto che gli adulti graziati hanno il coraggio di confessare i loro "peccati" mentre per tutti gli altri, segnati da viltà, ipocrisia, rapacità, la fine è certa. Ma anche il film, benché elegante, diventa presto inerte e ripetitivo, con sprazzi di ironia che il cattivo doppiaggio rende stonata o forse involontaria.

Fabio Ferzetti

 
Il Giornale, 13 giugno 2008

La natura ordina e l'uomo si uccide

Dopo La notte dei morti viventi di George Romero, E venne il giorno di M. Night Shyamalan, titolo né fedele, né suggestivo al posto dell'originale The Happening (L'evento).
Clima di terrore e sfondo rurale sono analoghi nei due film; invece che morti viventi, ora appaiono vivi suicidanti, ma tutto accade in 24 ore e la causa dei suicidi di massa è indicata solo da ipotesi, sempre come accadeva quarant'anni fa nel film di Romero. Ma qui non c'è l'effetto perverso di un satellite: c'è la rivolta della natura, impersonata dagli alberi. E allora il ricordo va a Il giorno dei trifidi. Ma i suicidi non avvengono ovunque: è una piaga dell'area fra New York e Filadelfia, poi di Parigi… Si può pensare che il dettaglio sia stato inserito per proporre il film al Festival di Cannes. Invano.
Tutto è un po' già visto in E venne il giorno, ma almeno Shyamalan, come maggiore effetto speciale, punta sui ventilatori! È infatti il vento a diffondere la tossina secrèta dagli alberi, arrabbiati con l'uomo, proprio come lo eran gli uccelli nel film di Hitchcock. In confronto però Shyamalan è un semplice e i suoi personaggi sono pupazzi. Da indiano d'India, gli piace mostrare così gli abitanti degli Stati Uniti. L'insegnante di scienze naturali di Mark Wahlberg e la moglie (Zooey Deschanel) sono una spenta coppia in crisi, che fugge dalla morte senza far nulla d'eroico, né d'intelligente, salvo intuire l'origine del problema.
Lo spettatore scettico sulle apocalissi vegetali vedrà comunque bei paesaggi e case coloniche da American Gothic.

Maurizio Cabona

 
La Stampa, 13 giugno 2008

L'incubo in un giorno

Alle 8.30 di una mattina qualsiasi al Central Park di New York si verifica un fatto strano e terribile. Mentre i passanti si fermano di colpo e rimangono immobili come statue, qualcuno comincia a camminare all'indietro e all'improvviso una ragazza seduta su una panchina si trafigge la gola con lo spillone dei capelli. Poco dopo, ancora a Manhattan, si vedono gli operai di un cantiere edilizio gettarsi dalle impalcature spiaccicandosi al suolo come frutta dagli alberi.

L'allarmante notizia rimbalza a Philadelphia dove il professore di scienze Mark Wahlberg ha appena finito di dire ai suoi allievi che la ragione non basta a spiegare tutto. Gli esperti in tv ipotizzano un attacco terroristico, oppure una fuga di sostanze tossiche da un laboratorio: comunque c'è qualcosa che aleggia nell'aria provocando un istinto suicida a catena. E' il caso di fuggire di corsa dalla metropoli; ed è ciò che fanno il prof. con l'irrequieta moglie Zooey Deschanel, il collega John Leguizamo e la figlioletta di quest'ultimo. Riescono a saltare su un treno, che però si blocca in una stazioncina di campagna: la situazione è fuori controllo e bisogna cavarsela a piedi... Per andare dove?

Il 38enne M. Night Shyamalan, autore di E venne il giorno, è un indiano nato a Pondicherry (luogo mistico per eccellenza, sede dell'ashram di Aurobindo) e trapiantato in Pennsylvania. Tutti i suoi maggiori successi come regista, da Il sesto senso a Signs (e anche qualche insuccesso), sono scorribande nei regni della metafisica. C'è sempre incombente una misteriosa catastrofe e, alla luce di quanto sta avvenendo sul pianeta in termini climatici e ambientali, l'idea qui avanzata da Wahlberg che le piante possano reagire alle nefandezze perpetrate dall'uomo sulla natura non ci lascia né scettici né indifferenti. The Happening (titolo originale) si chiude senza dare risposte precise. Un difetto del film è che in realtà accade poco; l'altro che il tono è disuguale e la storiella piccola piccola delle difficoltà matrimoniali di Mark e Zooey si inserisce male nel quadro catastrofico. Ma alcune scene di innegabile suggestione confermano l'originale talento visionario di Shyamalan.

© Sipario 2011