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Eva e il verboEva e il verbo

di Carlo Terron
regia: Mario Mattia Giorgetti
interprete: Silvana Filippelli.
Milano, Teatro della Memoria

   
 
www.Sipario.it, 26 gennaio 2008

Il mito del Paradiso terrestre e della Caduta come spunto per divagazioni divertite e pungenti sulla condizione umana. Non è una trovata del tutta nuova ma Carlo Terron nell’atto unico Eva e il Verbo la svolge con una brillantezza di invenzione e di linguaggio che a distanza di anni mantiene tutta la sua freschezza.

Eva tutta sola in un monologo che è anche un dialogo con un interlocutore muto, l’unico con cui può sentirsi in sintonia, il Serpente. E’ una donna stanca, sente vicina la vecchiaia, con Adamo non riesce più a comunicare, sua unica consolazione Abele il figlio prediletto. Dopo la Caduta niente è più andato per il verso giusto. Ma Eva non si sente in colpa. Se le cose vanno sempre peggio responsabile è la logica di dominio maschile con il suo bisogno di catalogare, razionalizzare, interrogarsi e la smania di sfruttare la natura, di possedere e accumulare. A questa deriva autoritaria e punitiva Eva contrappone l’adesione incondizionata al ritmo della natura, il libero vissuto dei sensi, l’immediatezza dei sentimenti. Insomma, l’approccio femminile, la sottigliezza del serpente.

Molti temi s’intrecciano nel monologo. Tematiche filosofiche: la coscienza di sé come fonte inevitabile d’infelicità che caratterizza l’essere umano; la concezione di Dio come proiezione del dominio maschile. Tematiche esistenziali: il vivere giorno per giorno senza pensiero per il domani, la schiavitù del lavoro che stupra la natura e deforma gli uomini nel corpo e nelle psiche. E l’eterno tema della schermaglia uomo/donna, tra conflittualità e complementarietà.

Temi sempre attuali svolti da Terron con mano leggera senza pesantezze didascaliche né concessioni a facili effetti comici. Molte le trovate felici. Da ricordare in particolare l’ossessione catalogante di Adamo che inventa un nome per ogni cosa e quando crea parole come giorno, mese, anno alla fine ecco nascere il tempo e quindi l’ansia dell’invecchiamento. E la rivalsa di Eva che oppone parole senza precisi correlati empirici, termini ambigui, profluvio di aggettivi.

Quest’ultima edizione sceglie un approccio intimo, colloquiale, svolto efficacemente dall’interprete con piacevoli sfumature di malizia femminile fino al brusco, dolente strappo finale, l’uccisione di Abele, la scoperta della morte, la definitiva- per il momento – vittoria dei valori maschili.

Vittorio Tivoli

     
 
© Sipario 2011