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Espiazione
di Joe Wright
con Keira Knighley e Vanessa Redgrave
Gran Bretagna
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Panorama, n. 39 2007
Melodramma intenso per un errore fatale
Grande indeciso Joe Wright, che aveva già dato prova di sé come regista neomélo in Orgoglio e pregiudizio sempre protagonista Keira Knightley. Indeciso fra il film d'autore che mostra orgoglioso tutti i muscoli del talento visivo e invece la narrazione calligrafica, decorativa, paesaggi&costumi tutti insieme appassionatamente, a un passo (indietro) dal famoso «cinema delle teiere» di James Ivory. Risultato? Espiazione, tratto dal best-seller di Ian McEwan, storia di colpa e di pentimento nella upper class inglese tra i tempi felici dei Trenta e quelli infelici della guerra, è un'opera divisa in due. Benissimo giostrato il primo tempo narrativo, dalle mollezze di Tallis House fino all'arresto di Robbie (ottimo James McAvoy), accusato ingiustamente di stupro da Briony (Saoirse Ronan), sorellina della sua amata Cecilia (Knightley). Sensibile la bambina e bravo Wright a correre sul filo tesissimo dei soprassalti temporali e dei punti di vista differenti previsti in scrittura e disagevoli al cinema. Almeno per la prima mezz'ora la regia sorprende per equilibrio e inventiva, coreografando il tutto attorno alla famosa scena della nudità di Cecilia. Seguono però le-mie-prigioni, sofferenza, maturazione, pentimento e guerra sotto le bianche scogliere con quell'eccessivo, calligrafico piano sequenza tra i feriti e le macerie. Elegante vuoto emotivo. Al fischio dell'arbitro ci salvano (e salvano il film) gli ultimi cinque intensi minuti con Vanessa Redgrave. Un colpo di scena da non svelare a chi non ha letto il libro.
Piera Detassis
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La Repubblica, 21 settembre 2007
"Espiazione", da McEwan
l'intreccio tra vita e arte
Gilles Deleuze ha scritto che i sogni contengono volontà di potenza. La tredicenne Briony ha un sogno: diventare scrittrice. Ma la sua fantasia interferisce con la realtà. Fino ad accusare di violenza pedofila (vittima una cuginetta ricciuta e un po' mitomane) Robbie, l'innamorato di sua sorella Cecilia, sconvolgendo la tenuta di Tallis House e l'intera vita dei due amanti. La coppia Losey-Pinter aveva raccontato, con "Messaggero d'amore" (e con ben altra sensualità) di lunghe estati calde e di amori interclassisti.
Espiazione comincia un po' allo stesso modo; poi le cose si complicano: perché nella storia interviene la guerra mondiale; perché all'origine c'è il romanzo cult di Ian McEwan, che ha in sottotesto un'allegoria sui poteri del narratore difficile da rendere per immagini; perché Joe Wright s'incarta da sé nell'alternanza cronologica e in quella dei punti di vista. Anche se poi, convinto di essere un grande cineasta, impone un interminabile piano-sequenza della disfatta di Dunkerque. Per gli amanti del libro va detto che il film lo segue piuttosto fedelmente, con qualche variante nel finale. Che comunque è il momento migliore, a tutto merito di Vanessa Redgrave.
Roberto Nepoti
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Corriere della Sera, 21 settembre 2007
«Espiazione»: nell' Inghilterra del ' 35 una ragazzina mitomane accusa un uomo di violenza sessuale
Complessi di colpa, le lacrime di Keira
Fuori dal clamore virtual mediatico della Mostra di Venezia, arriva Espiazione il film che Joe Wright, regista che ama la rete di protezione letteraria, ha tratto dal bel romanzo di Ian McEwan. Ancora clima di orgoglio e pregiudizio nella campagna inglese di Tallis House così adatta agli scontri di classe, nella lunga estate calda del 1935. Un viaggio dentro ai complessi di colpa, al pentimento, al rimorso corretto al rancore che può arrivare fuori tempo massimo. Una tredicenne ricca, fantasiosa e mitomane oltre che infatuata del figlio del fattore, il proletario di cui è seriamente innamorata la sorella maggiore, lo accusa per una invidia infantile (calunnia degna di un vecchio Wyler), di aver violentato una minorenne. All' inizio le turbolenze dei sentimenti ricordano il grande Losey di Messaggero d' amore, poi il film prende la piega drammatica con l' innocente prima in carcere e poi in guerra. A nulla vale il pentimento tardivo della ragazzina che ha distrutto la sua famiglia e vorrebbe rimediare ai danni morali e materiali. L' espiazione è nella presa di coscienza che l' abile autore raddoppia, mostrandoci la stessa protagonista anziana (dieci minuti di Vanessa Redgrave dall' inestimabile valore) che, scrittrice, si libera delle cattive memorie col romanzo della sua vita. Ben tornato, melodramma: ecco una storia d' amore con troppa guerra e passioni mescolate in tipico stile inglese. E così la prima parte è elegante, cinica, raffinata da guardare mentre a briglia sciolta il racconto poi s' affanna, eccede, piagnucola. Ma ritrova nel finale brechtiano con la donna che si confessa davanti alle telecamere la sua felicità espressiva e il contagio del teatro. È fantastica la piccola adolescente Saoirse Ronan, Keira Knightley piange con gusto, James McAvoy è un ottimo attore giovane colpevole e innocente di tutto quel disastro che nasce dai giovani turbamenti.
Maurizio Porro
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L'Espresso, 14 settembre 2007
Love is Beautiful
Tratto dal romanzo di Ian McEwan, arriva in sala 'Espiazione' con Keira Knightley. Confezione eccellente, ottimi attori ma un sogetto melò degno di una soap opera
Una storia d'amore, di colpa e di scrittura, ambientata in tre luoghi socialmente diversi (un ricco castello in campagna, un brutto appartamentino londinese, un salotto televisivo), con una protagonista bambina, infermiera in guerra, vecchia scrittrice. E un romanzo di Ian McEwan (Einaudi) più verboso e meno moderno del solito, da cui il film è ricavato.
L'amore tra una ragazza inglese di grande famiglia e il ragazzo figlio d'una governante della casa è di una bellezza intensa, rara nel cinema contemporaneo. Fantasia, errore o turbamento sessuale portano una tredicenne aspirante scrittrice ad accusare il ragazzo amante della sorella di aver violentato un'altra ragazzina.
Il colpevole da lei indicato viene arrestato, incarcerato; la sua vita e quella della ragazza che ama vengono devastate per una bugia o uno sbaglio che tormentano la vita dell'accusatrice. Quest'ultima, divenuta scrittrice, vecchia e malata d'un morbo cerebrale, dedica alla vicenda e al proprio rimorso l'ultimo romanzo prima del silenzio. Tra l'inizio convenzionalmente fastoso e la fine, un intermezzo tragico della Seconda guerra mondiale: il desolato ritorno a casa dei militari inglesi dalla spiaggia di Dunkerque, ben coreografato e commovente.
'Espiazione' appartiene al nuovo genere di cui si sono visti alcuni esempi all'ultima Mostra di Venezia: confezione eccellente, bravi attori, tecnologia perfetta, e un soggetto melodrammatico, sentimentale, nel gusto di (a suo tempo) Raffaello Matarazzo o di 'Beautiful'. Quindi l'unione tra professionalità alta e sentire basso (eventualmente lodato come 'cuore' o 'passione'): il peggio che potesse capitare.
Lietta Tornabuoni
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Il Giornale, 21 settembre 2007
Per la bella Keira passioni e disgrazie
Le scene di lotta di classe nel Surrey del 1935 sono il meglio di Espiazione di Joe Wright, tratto dal romanzo di Ian McEwan (Einaudi). L'amore del romanzo e del film nasce fragile: la gelosia della sorella minore di lei (Keira Knightley) dà solo il colpo di grazia a una storia minata dalla povertà di lui (James Mc Avoy). Quando ci sarà lo stupro di una minorenne, in quella campagna apparentemente serena, i sospettabili saranno tre, ma solo uno sarà condannato, non per aver commesso il fatto, ma per essere un subalterno.
Nel 1939 la guerra farà aprire per l'innocente le porte del carcere per finire nella disfatta franco-inglese di Dunquerque... Qui espia il suo basso reddito; chi l'ha fatto punire ingiustamente, espia diventando infermiera... Logico che trasporre Espiazione sia toccato al regista di Orgoglio e pregiudizio: in ambo le storie sorellanza, campagna, censo e amore s'intrecciano. Come quello inglese, poi, lo spettatore italiano non ha alle spalle una rivoluzione francese, coi suoi effetti democratizzanti.
Più arduo per gli italiani è afferrare il senso della parte bellica. Ormai il conflitto franco-inglese con la Germania, precedente l'ingresso in guerra dell'Italia, è quasi settant'anni fa. Il collegamento fra soldato vinto al fronte e amore perduto in patria è affidato alle suggestive immagini di Porto delle nebbie di Marcel Carné, premiato alla Mostra di Venezia del 1938, mentre Espiazione non lo è stato alla Mostra del 2007. Le trasparenze dell'intimo - zuppo - della Knightley sono così caste che potrebbero apparire anche nel Porto delle nebbie; ai bibliofili resta la gioia di vederla concedersi aggrappata a una libreria.
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Il Tempo, 18 settembre 2007
Recitazione travolgente nella campagna inglese
Cinema inglese con tutte le carte in regola. Intanto per il nome del regista, Joe Wright, apprezzato di recente per la sua riduzione di "Orgoglio e pregiudizio". Poi per il romanziere da cui è tratto il film, Ian McEwan, il cui romanzo "Espiazione", tradotto anche in italiano, non è l’unico trasposto sugli schermi. Si pensi a "Cortesie per gli ospiti" e a "The Innocent". La trasposizione di oggi, anche per quel che riguarda la sceneggiatura, ha una firma altrettanto significativa, quella di Christopher Hampton, Oscar per la rielaborazione de "Le relazioni pericolose"di Laclos. L’azione, questa volta, comincia nel verde della campagna inglese attorno al 1935, in una dimora patrizia dove una ragazzina di tredici anni, Briony, aspirante scrittrice, cova un amore segreto per un giovanotto, Robbie, che, pur essendo il figlio della governante, è a tal segno ben visto da tutti che l’altra sorella di Briony, Cecilia, se ne è innamorata ricambiata. Tutto sembrerebbe filar liscio, a parte le avvisaglie di una guerra che molti sentono vicina, se Briony, metà equivocando metà per gelosia nei confronti di Cecilia, non facesse cadere su Robbie il sospetto di aver tentato di sedurre una ragazzina lì in vacanza. Subito il nero, che la guerra renderà anche più nero, con Robbie prima arrestato e poi finito in Francia a combattere, riunito un momento a Cecilia diventata crocerossina. La conclusione molti anni dopo: con Briony, diventata celebre scrittrice, che, grazie al suo ultimo romanzo prima di morire, confessando tutto, cercherà, pur dopo tanti sfaceli, una sorta di espiazione. Una struttura narrativa serrata: in tre tempi e in tre luoghi diversi, pronta a seguire, anche con rapidissimi ritorni all’indietro, le varie tappe dell’amore fra Cecilia e Robby e quelle di Briony, ormai diciottenne, diventata anche lei crocerossina per cominciare a espiare. Su questa struttura la regia di Joe Wright ha operato in modo addirittura travolgente nella prima parte, quella della colpa di Briony e delle sue funeste conseguenze. Ritmi ansiosi, immagini secche nonostante la cornice molto mondana di una bella villa. Gli affanni dosati con fortissime tensioni, musiche prima liriche, il "bel canto italiano", poi quasi funebri. Meno felice il seguito, ma basterebbe un lungo piano sequenza come pagina di guerra per lodare il regista. Cecilia è Keira Knightley (c’era già in "Orgoglio e pregiudizio"), Briony, invecchiata alla fine, è la grande Vanessa Redgrave: riassume il dramma e lo sublima.
Gian Luigi Rondi
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Il Manifesto, 30 agosto 2007
«Espiazione», ipotesi kolossal
Apre l'opera del regista britannico Joe Wright, tratta dal libro di Ian McEwan. È un film-manifesto del gusto Müller, un prototipo di qualità per il mercato globale. Con James McAvoy e Keyra Knightley
Venezia
Mai impedire, con scuse che non reggono, alle adolescenti confusamente innamorate e di incalzante immaginazione, la messa in scena di spettacoli teatrali che hanno scritto e vorrebbero dirigere. Le conseguenze potrebbero essere cruente, addirittura catastrofiche... Potrebbero diventare autrici non di una piece soltanto, ma di un autentico regolamento dei conti esistenziale. Portando in carcere innocenti, certe di affermare la verità vera.
Al regista britannico di 36 anni Joe Wright, il privilegio di aprire la Mostra di Venezia 64 con Atonement, «Espiazione», il cui plot ha origine in uno «stupendo» (lo definisce la madre) anche se acerbo testo in attesa di spettacolo, sospeso poi, per debolezza di cast, e tra l'indifferenza degli adulti. Fatto che renderà micidiale la vendetta della sua giovane autrice, troppo sensibile per il mondo dei grandi.
Ambizioni - del tutto rispettate - da Minghella/Ang Lee, dunque, per questo film-manifesto del gusto Müller, che predilige prototipi di qualità per mercato globale, opere che fondono o meglio sovrappongono strati pallidi di sperimentalismo con manate di conservatorismo «pesante», mistero e piacere, solidità architettonica di struttura e inquietudine di dettaglio, fattura artigianale (scene, costumi...) o lussuosa rigatteria con inquietudini (più che scandali) d'immaginario, anche se molto ben nascosti o digeriti da una borghesia così cinica da immaginarsi eterna.
Si tratta del romanzo di Ian McEwan, uscito in Italia per Einaudi, riscritto per lo schermo da Christopher Hampton, che ne rispetta la tripartizione esteriore e interiore (il crimine della gelosia, le sue gravi conseguenze giuridiche e inconsce, il pentimento-espiazione) e che conosce l'arte d'essere chiari mischiando un po' le carte; consequenziale, pur passeggiando nel tempo; macabro e quasi perverso per poi riportare perfino le ossessioni più pedofile nell'ordine; simbolico, per poi spiegare ogni segnaletica e per riempire di senso tondo i silenzi psicotici, le sfumature dei gesti, i trasalimenti sensuali. E quando la missione è impossibile, lo aiuta una fotografia seducente e ben truccata dall'elettronica di Seamus McGarvey e la musica di Dario Marianelli, sinfonicamente materna, a chiudere in consonanza il frammento gore o l'horror bellico più insostenibile.
Il film è benedetto dall'autore stesso, entusiasta soprattutto dal cast, e da James McAvoy e Keyra Knightley in particolare. Sono i «seducenti perfetti» Robert e Cecilia, giovani goffi nel corteggiamento anche se atleticamente perfetti nella loro prima e unica performance erotica, che arriverà, in piedi e schiacciati contro la biblioteca di famiglia, in una serata di mezza estate del 1935, in piena campagna inglese, nonostante l'insuperabile differenza di classe sociale. Vogliono amarsi ma ci riusciranno in quell'orgasmo solo. Sia perché la seconda guerra mondiale 4 anni dopo li dividerà e ce li porterà via troppo presto e orrendamente. Sia perché, 4 anni prima, li dividerà la galera. A ostruirne la passione proprio sul più bello, sul nascere, a spezzare sadicamente quell'ipotesi credibile di felicità eterna, ci penseranno infatti gli occhi «chiusi sbarrati» della tredicenne sorella di Cecilia, la drammaturga in erba Briony (che è sia la piccola gallese Saoirse Ronan, che Romola Garai, quando, cresciuta, espia come crocerossina, che, infine, Vanessa Redgrave, morente e scrittrice ormai di successo, di un ultimo romanzo che alla coppia morta, anzi da lei stessa assassinata, vuol dedicare quel tardivo risarcimento). Briony, turbata dalla sua cotta per Robbie e terrorizzata dalle ombre paurose del piacere che la confondono a tal punto da depistare gli inquirenti di una violenza a minori avvenuta nella stessa magione, ritroverà da adulta quella consapevolezza che distingue «morto», nostro compagno per sempre, da «eliminato».
Il produttore Paul Webster (un passato tra FilmFour e Miramax) ha dotato Wright di un budget poderoso, 30 milioni di dollari, investimento ancor più corposo del precedente progetto comune, e di successo, Orgoglio e pregiudizio. È questo Atonement un po' il film emblematico del cartellone principale della Mostra. Un kolossal commerciale, ma all'europea, degno di competere su tutti i mercati, Usa compresi, anche perché hollywoodiani sono i coproduttori. Webster è riuscito quest'anno a conquistare anche Toronto, San Sebastian e Londra, dove esordirà l'altra sua produzione ambiziosa, Eastern promises, di David Cronenberg. Ma l'astuto Müller ha pensato che Wright fosse più adatto al nostro mainstream critico, dopo l'impallinamento 2006 di un Brian De Palma, molto più cesellato e devastante.
Tema portante della rassegna, dunque, il senso di colpa, secondo Marco Müller, «la presa di distanza critica da pezzi di vita e di storia». Confessandosi, pentendosi e espiando, meriterà la conferma alla direzione del prossimo quadriennio?
Roberto Silvestri
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Il Tempo, 30 agosto 2007
«Espiazione» di Wright tra drammi e tensione
VENEZIA - L’onore di aprire in concorso la 64ª Mostra del cinema è toccato al cinema inglese. E con tutte le carte in regola. Intanto il nome del regista, Joe Wright, apprezzato di recente per la sua smagliante riduzione di "Orgoglio e pregiudizio". Per il romanziere da cui è tratto il film selezionato, Ian McEwan, il cui romanzo, "Espiazione", si può leggere anche in Italia per i tipi Einaudi e che non è l’unico di cui gli abbiamo proposto delle trasposizioni per lo schermo. basti pensare a "Cortesie per gli ospiti", diretto da Paul Schrader e a "The Innocent", di John Schlesinger. La trasposizione di oggi, anche per quel che riguarda la sceneggiatura, ha una firma altrettanto significativa, quella di Christopher Hampton, premiato con un Oscar per la fervida rielaborazione cui aveva sottoposto quel difficile romanzo epistolare settecentesco che era "Le relazioni pericolose". L’azione, questa volta, comincia nel verde della campagna inglese attorno al 1935, in una dimora patrizia dove una ragazzina di tredici anni, Briony aspirante scrittrice, cova un amore segreto per un giovanotto, Robbie, che, pur essendo il figlio della governante, è a tal segno ben visto da tutti che l’altra sorella Briony, Cecilia, se ne è innamorata ricambiata. Tutto sembra filar liscio, a parte le avvisaglie di una guerra che molti sentono vicina, se Briony, metà equivocando metà per gelosia nei confronti di Cecilia, non facesse cadere su Robbie il sospetto di aver tentato di sedurre una ragazzina lì in vacanza. Subito il nero che la guerra renderà anche più nero, con Robbie prima arrestato e poi finito in Francia a combattere, riunito un momento a Cecilia diventata crocerossina. La conclusione molti anni dopo: con Briony, diventata celebre scrittrice, che, grazie al suo ultimo romanzo prima di morire, confessando tutto, cercherà, pur dopo tanti sfaceli, una sorta di espiazione. Una struttura narrativa serrata: in tre tempi e in tre luoghi diversi, pronta a seguire, anche con rapidissimi ritorni all’indietro, le varie tappe dell’amore fra Cecilia e Robby e quelle di Briony, ormai diciottenne, diventata anche lei crocerossina per cominciare a espiare. Su questa struttura la regia di Joe Wright ha operato in modo addirittura travolgente nella prima parte, quella della colpa di Briony e delle sue funeste conseguenze. Ritmi ansiosi, immagini secche nonostante la cornice mondana in una bella villa. Gli affanni dosati con fortissime tensioni, musiche prima liriche, il "bel canto italiano", poi quasi funebri. Meno felice, forse, il seguito, ma basterebbe un lungo piano sequenza come pagina di guerra per lodare il regista. Cecilia è Keira Knighley (c’era già in "Orgoglio e pregiudizio"), Briony invecchiata alla fine è la grande Vanessa Redgrave: riassume il dramma e lo sublima.
Gian Luigi Rondi
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