Al Teatro Greco di Siracusa Ercole sembra un cinekolossal
Da Siracusa
Non succede di frequente che negli spettacoli proposti dall'Inda al
Teatro Greco di Siracusa, uno stesso personaggio ritorni sulla ribalta
nel corso della stessa stagione. Avviene quest'anno con l'eroe delle
12 fatiche. A distanza infatti di 24 ore sull'immenso palcoscenico dove
campeggia una metaforica e imponente reggia metallica color rame e oro
che fa tanto set hollywoodiano di Antonio Fiorentino, ecco, dopo le sofoclee Trachinie, Eracle di Euripide. Tragedia che da sempre suscita varie resistenze
e perché sofferente di difetti drammaturgici e perché il
protagonista (qui, il nume di casa Sebastiano Lo Monaco) resta sulla
scena per un tempo non proprio considerevole e per giunta accanto a importanti
comprimari: Teseo e il nobilissimo padre Anfitrione. Nel testo euripideo,
Eracle lo ritroviamo nel momento in cui torna dall'Ade. E, smarrito,
coglie i suoi familiari, padre, figlie e la moglie Megàra, in
preda al terrore causato dal tiranno Lica, il legittimo sovrano di Tebe,
che sta per eliminarli. Ciò che succede è inconcepibile
per lui che non è più il possente lottatore, ma un eroe
ormai stanco e incupito. Al punto che salverà sì, i suoi
cari ma poi sarà lui stesso a sterminarli dopo che la dea della
Follia gli avrà stravolto il senno. Quando riacquisterà coscienza
dell'orrore commesso, solo l'incontro e il raziocinare dell'amico Teseo
riusciranno a rinsavirlo. Riprenderà a vivere ma cosciente a questo
punto che la sua forza non può valere contro il destino, contro
quella pulsione di morte che è il tema sul quale Euripide muove
la sua tragedia.
Così sintetizzata, la vicenda ha del mélo. E a ben vedere
Luca De Fusco come tale sembra trattarla costruendo una poderosa macchina
teatrale che va diritta al gusto più plateale di un pubblico che
affolla le alte gradinate. Regalando uno spettacolo che nel suo procedere
spedito, tende al kolossal cinematografico. Più che una vera tragedia
questo Eracle, quasi a scivolare verso il libretto operistico. Con tanto
di sontuosa colonna sonora (di Antonio Di Pofi) e costumi funerei ma
fastosi (di Maurizio Millenotti).
A tale concezione adeguandosi anche gli attori che seguono una linea
tradizionale. A cominciare da Sebastiano Lo Monaco che disegna il suo
Eracle con forza ma anche sterilizzandolo come fosse personaggio da fiction
tv (cosa molto apprezzata dal pubblico); e dal canuto Ugo Pagliai che
fa un Anfitrione protocollare ma di voce assai chiara e precisa.
Domenico Rigotti