I sogni sterili di Josep Nadj
Pedane, passerelle, scale,
pannelli traslucidi, quattro musicisti al centro della
scena e quattro danzatori, tre uomini e una donna. Un mondo
intimo, discreto, per Entracte, l'ultimo spettacolo che
il ballerino e coreografo francoungherese Josep Nadj ha
presentato al Teatro Astra di Torino per il festival Teatro
a corte. Dura 64 minuti, tanti quante le figure dell'I
Ching, il libro della saggezza cinese, punto di partenza
del lavoro. Ma poi l'azione appartiene ai sogni, è un mondo onirico fatto di azioni rituali,
piccoli universi che si animano: polveri gialle, disegni
su pannelli trasparenti, fiori tuffati nella vernice rossa,
blocchi di ghiaccio. I movimenti sono minimalisti e la
scelta obbligata anche dall'esiguità dello spazio
scenico. Ma soprattutto c'è un'esercitazione intellettuale
ai confini della sterilità e del manierismo, Nadj
che rifà Nadj senza la forza e gli umori sulfurei
di un tempo, ma dove tutto è troppo prosciugato.
Sergio Trombetta