"England" è una breve pièce teatrale, il cui autore è l'inglese Tim Crouch. Viene proposta in maniera itinerante in alcune gallerie d'arte di Napoli, una proposta interessante, anche se non nuova, infatti, l'idea di portare momenti di teatro in luoghi alternativi, come musei, librerie, gallerie, palestre, dancing, risale a tempi lontani, ma ciò non vuol dire che non sia utile. E nell'ambito del Festival Teatro Italia di Napoli, però, prende una valenza più importante perché sottolinea quella linea progettuale di far "vivere" spazi nuovi come siti archeologici eccetera.
Quindi la piacevolezza di questa proposta sta nel fatto che il testo di Crouch, interpretato da due attori (Paolo Coletta e Mercedes Martini) e una figurante (Giusy Crescendo) con compiti di interventi fonici assegnati ad un piccolo registratore, ci mette a contatto in modo "vivo" con gli interpreti che agiscono in piena luce, a pochi centimetri dai nasi del pubblico e, di volta in volta, interagiscono anche con i quadri esposti. La storia che viene snocciolata, passando da una saletta all'altra, racconta, con alternanza anche dei ruoli, di una donna che subisce un trapianto di cuore che ristabilisce il complesso rapporto con il marito, mercante d'arte.
Quello che abbiamo apprezzato nella essenziale regia di Carlo Circiello è che ha conferito agli interpreti moduli e ritmi recitativi ben sostenuti, suggestivi, aggressivi, diretti ad un grumo di presenti, non più di venti, che timidamente si dispongono alle pareti e si lasciano accarezzare dalla recitazione espressiva di Paolo Coletta e da quella grintosa di Mercedes
Martini; entrambi dimostrano la sicurezza e la consapevolezza di quanto sia importante stare "dentro" alla parte, "dentro" al personaggio, e non distrarsi mai. Il che non è facile quando ti senti il fiato e gli sguardi addosso del pubblico.
Mario Mattia Giorgetti