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Elizabeth - The Golden Age
Elizabeth The Golden agedi Shekhar Kapur
con Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Rhys Ifans.

 
L'Espresso, 2 novembre 2007
Cate regina di cuori

Si poteva anche intitolarlo 'Elizabeth 2', perché già nel 1988 lo stesso regista, con la stessa meravigliosa protagonista Cate Blanchett, avevano fatto un 'Elizabeth' molto fortunato: ma il regno della grande sovrana d'Inghilterra fu così lungo (1558-1603), i suoi amanti furono così numerosi, che si potrebbe farne parecchi altri film (sinora sono una ventina, interpretati da attrici come Bette Davis, Glenda Jackson, Judi Dench, Helen Mirren).

Questo film è diverso da tutti: il regista Shakar Kapur, 62 anni, indiano anglicizzato, ha un vero talento per la magnificenza dei cerimoniali del lusso e del potere, ricalcata sulla pittura d'epoca; e una certa banalità (derivante forse da estraneità e assunzione di luoghi comuni) nel racconto della Storia e dei personaggi.

'Elizabeth - The Golden Age' si occupa soprattutto della guerra di religione tra cattolici spagnoli e protestanti inglesi; e dell'amicizia della sovrana per sir Walter Raleigh, navigatore, esploratore, pirata. Elizabeth I Tudor era la figlia dichiarata illegittima di Enrico VIII e di Anna Bolena; il regista è ovviamente dalla parte della sua protagonista, però è strano che gli spagnoli, compreso il re, siamo rappresentati tutti come personaggi risentiti e lividi, nerovestiti sempre, con croci e rosari tra le dita, accaniti nel chiamare la nemica Bastarda, mentre la figlia bambina del re gioca piantando spilloni nel corpo di una bambola rappresentante la regina inglese. Nello stesso modo, è piuttosto abusivo immaginare Maria Stuarda, alla quale gli uomini piacevano molto, costantemente inginocchiata in preghiera; e Walter Raleigh, che era un dandy con l'orecchino di perla simbolo della regina, come un muscolare bruno con baffetti alla Douglas Fairbanks o alla Errol Flynn.

Ma Elisabeth è magnifica di splendore, fasto, regalità, e Cate Blanchett la recita benissimo: è lei a rendere il film divertente, affascinante, a suo modo grandioso.

Lietta Tornabuoni

 
L'Unità, 31 ottobre 2007

Virgin Queen, Regina vergine, che solo in rare occasioni concesse attenuanti all'etichetta che imprigionava la sua femminilità (del resto la vediamo con i capelli sciolti ma con l'armatura e a cavallo per spronare il suo esercito), Elisabetta Tudor (1533-1603), figlia ripudiata di Enrico VIII e Anna Bolena, fu carismatica sovrana che resistette alla minaccia del potente impero spagnolo (e cattolico). A darle corpo e anima tormentata Cate Blanchett, attrice di razza, anche lei nel suo Golden Age come la Elizabeth che torna a interpretare a quasi dieci anni dal film di Shekhar Kapur che la lanciò. Sembra quasi che ci sia una sorta di parallelismo tra le due carriere. Nell'episodio dell'89 si raccontavano i primi difficili anni di regno: l'ascesa al trono dopo la prigionia (per colpa della sorellastra Maria), gli attentati, l'eliminazione di nemici interni e la resistenza agli attacchi esterni. E i consigli politici dell'accorto Sir Francis Walsingham (Geoffrey Rush). In questa seconda parte (il regista indiano ne promette una terza), sontuosa, ineccepibile e molto curata, si parla della massimo splendore e di pericoli mortali. La minaccia è la Spagna cattolica e potentissima di Filippo II (Jordi Mollà), mostrata come una nazione di fondamentalisti pronti a tutto per la croce.
Elisabetta, che non si sposò e non ebbe figli perché si sentiva «madre di tutto il popolo» e lo riteneva il prezzo della massima libertà, nella pellicola si concede anche la debolezza dei sentimenti. Si sente tradita dalla sua protetta Bess (Abbie Cornish) quando questa resta incinta di Sir Walter Raleigh (Clive Owen), un navigatore che amava più le colonie che la corte. E che l' affascinava con i suoi modi diretti, per niente remissivi di fronte ad una sovrana simbolo dell'alterigia. Ma la missione più importante, salvare la patria dall'attacco sferrata dalla Incredibile armada, ha la precedenza su tutto.

Ottimamente recitato e molto evocativo nella ricostruzione, in Elizabeth la Blanchett soprattutto appare in stato di grazia, riuscendo a infondere al suo personaggio una incredibile varietà di toni. Come quando è combattuta sul fatto di processare e giustiziare Maria Stuarda, la Regina di Scozia (Samantha Morton) che tramava contro di lei. Si mostra in bilico: punire chi attentava alla sua vita o rispettare la prerogativa di casta, e cioè che una Regina «risponde solo al Padre, cioè a Dio»? A qualcuno è apparso eccessivo il modo in cui vengono rappresentati gli spagnoli, sorta di fondamentalisti stilisticamente accostabili ad altri noti alle cronache. Lo stesso Shekhar Kapur ha provato a rispondere: «Ho visitato l'Escorial, un monastero enorme dove si ritirò Filippo II. Lui viveva soltanto in una piccola stanza simile ad una caverna, in totale disapprovazione con il mondo non cristiano che avrebbe sempre combattuto». Poi sorride: «A me ricorda qualcuno, a voi no?».

Pasquale Colizzi

 
Corriere della Sera, 26 ottobre 2007

La regina ha tanti nemici e alla fine resta «single»

Ancora Elisabetta I, la Regina vergine, insomma Bette Davis, oggi sostituita dalla camaleontica, istrionica, espressiva Cate Blanchett, per la seconda volta negli stessi sontuosi abiti regali sempre diretta dall'indiano Shekhar Kapur. E' la golden age, il trionfo dell'impero che sconfigge i «cattivi», i cattolici spagnoli di Filippo II (equiparato dal regista a Bin Laden) e l'Invincibile Armada, nonché la pia rivale in catene Maria Stuarda. Ma perde i sentimenti: una sua ancella, un'altra Elizabeth, le ruba sir Walter Raleigh (Clive Owen, a disagio nei costumi a sbuffo), così non le resta che l'amaro sapore del potere. Single. Riassuntino sontuoso, ma anche banale in cui, tra i corridoi della privacy di palazzo (scenografia degna della Scala anni '50) non fa capolino alcuna attualità morale ma solo uno spirito kolossal che finisce in battaglia navale e ci deposita nell'inconscio il malinconico e intrepido viso della Blanchett.
VOTO: 6,5

Maurizio Porro

 
La Stampa, 26 ottobre 2007
Magnifica Cate, esser regina ti dona

Escono nei cinema, alla svelta per fruire della pubblicità, i film appena visti e recensiti alla Festa del cinema di Roma: Un'altra giovinezza di Coppola, Giorni e nuvole di Soldini, Seta di Girard e lo splendente, fastoso Elizabeth: The Golden Age dell'indiano anglicizzato Shakar Kapur, 62 anni, già autore nel 1998 di Elizabeth. Il grande personaggio, Elisabetta I Tudor, sovrana d'Inghilterra dal 1558 al 1603, figlia dichiarata illegittima di Enrico VIII e di Anna Bolena, amante di molti uomini, detta la Regina Vergine (non si sposò né ebbe figli, e per quel soprannome sir Walter Raleigh, esploratore e pirata, battezzò Virginia una regione del Nuovo Mondo americano), detta anche dai nemici Bastarda, è stato raccontato in una ventina di film. Hanno impersonato la regina le attrici migliori, Sarah Bernhardt, Bette Davis, Glenda Jackson, Judi Dench, Helen Mirren: ma nessuna è stata adatta e magnifica quanto Cate Blanchett, che aveva già recitato la regina in Elizabeth.

Il film lussuoso e popolare, molto ben fatto, storicamente abbastanza preciso, racconta soprattutto la guerra di religioni tra cattolici spagnoli e «cattolici senza Papa» inglesi, e l'amicizia della regina per Raleigh.

Lietta Tornabuoni

 
Il Manifesto, 20 ottobre 2007
In concorso alla Festa di Roma il film di Shekhar Kapur con Cate Blanchett e Clive Owen
La regina Elisabetta nell'età della soap

Film di grande volgarità nella sua imponenza digitale, è quello che si merita il pubblico dei vari canali storici satellitari. Dei circa quaranta film e serie tv che sono stati fatti dalle origini del cinema ad oggi sulla Regina Vergine Elisabetta I, Elizabeth: The Golden Age, di Shekhar Kapur (coproduzione anglo francese) non è certo la più sfacciata, basterebbe ricordare Bette Davis che duetta con Erroll Flynn conte di Essex con Vincent Price come sir Raleigh, Joan Simmons con Stewart Granger (Seymur) e ancora Bette Davis e Richard Todd (con Joan Collins che fa Beth Throgmorton). Insomma c'è una lunga tradizione di stupidaggini storiche messe in scena a scopo romantico e nascostamente come monito alle donne che vogliono comandare, destinate alla solitudine. Oggi ci tocca la versione contemporanea quindi: sonoro in primo piano, scenografie digitali, largo agli scenografi e fuori i consulenti storici.
Dopo il primo Elizabeth ('98) sulla giovinezza della regina, qui entra in scena il conflitto con la Spagna, la decapitazione di Maria Stuarda e la sconfitta dell'Invincibile Armada. Cate Blanchett e Clive Owen (Raleigh) hanno bisogno di una sponda, Bess (Abbie Cornish) che, essendo anche un famoso soprannome della regina funziona da sdoppiamento di personalità: quanto la regina è androgina, tanto la dama preferita è femminea, come a mostrare due dimensioni inconciliabili.
Ma poiché siamo nel regno del puro kitch ecco che ogni ritegno storico è spazzato via a favore della emotività del pubblico incolto: la regina che si comporta come un amministratore delegato (massima autorità concepita dallo spettatore medio, evidentemente), che alza la voce, perde il controllo emotivo, è trattata più che come una vergine come un'isterica, vuole ma non può, fa le scenate di gelosia come una cameriera, osa addirittura esprimere i propri sentimenti, pensieri e inquietudini, pone il film lontano da ogni seria presa in considerazione. Per non parlare della velata presa in giro di chi non parla inglese (come il pretendente svedese che pure si sforza a livello di «the sky is blue») e della stupida messa in scena di Filippo II (il pur geniale Jordi Mollà), dipinto come un folle che si aggira nel palazzo in attesa di spazzare via il libero pensiero dall'Europa. Ma non ci riuscirà perché Elizabeth riprende in mano le sue truppe e saranno le croci e gli ostensori a precipitare in fondo all'oceano. Divertenti i titoli di coda dove veniamo informati del destino dei protagonisti, come fossero reduci dal Vietnam e non personaggi che appartengono alla nostra storia.

Silvana Silvestri

 
La Stampa, 20 ottobre 2007
Se la regina è Cate benvenuto polpettone
Elizabeth-The Golden Age, magnifica interpretazione

Cate Blanchett è magnifica in Elizabeth-The Golden Age, film inglese diretto dal pakistano Shekar Kapur, in cui riprende il gran personaggio che la rese famosa nel 1998: Elisabetta I Tudor, Regina d'Inghilterra, figlia dichiarata illegittima di Enrico VIII e di Anna Bolena, regnante sul suo Paese per oltre 40 anni dal 1558 al 1603, amante di molti uomini, detta la Regina Vergine (non si sposò nè ebbe figli, e per quel soprannome sir Walter Raleigh, esploratore e pirata, battezzò Virginia una regione del Nuovo Mondo americano) e detta anche dai nemici Bastarda, raccontata in una ventina di film, impersonata dalle attrici migliori (Sarah Bernhardt, Bette Davis, Glenda Jackson, Judi Dench).

Truccata in viso con biacca candida, ornata di perle candide, paragonata alla candida Luna, montata su un cavallo bianco, Cate Blanchett è davvero magnifica anche in corazza d'argento e parrucca da guerra (lunghi capelli sciolti) mentre, come Enrico V-Laurence Olivier prima della battaglia di Azincourt, arringa i suoi soldati. Amanti a parte, la vita della regina fu rischiosa: erano tempi turbolenti, ardeva la guerra di religioni tra i cattolici spagnoli del re Filippo e i protestanti o «cattolici senza Papa» inglesi; dalla Scozia della regina Maria Stuarda (poi decapitata) si moltiplicavano complotti, attentati e congiure contro il regno di Elisabetta (e il film salta da un posto all'altro, provocando qualche confusione).

La regina che non voleva marito nè erede doveva preservare con fatica la propria libertà; era possibile una vittoria degli spagnoli che «portano con sè l'Inquisizione; dobbiamo vincerli, o non ci sarà più libertà in Inghilterra». La Invincibile Armata navale spagnola issava bandiere rappresentanti Cristo seminudo alla tortura; la figlia bambina del re di Spagna giocava piantando spilloni nel corpo d'una bambola rappresentante la regina inglese. Elizabeth-The Golden Age è storicamente abbastanza preciso e ha, s'è detto, una protagonista di portamento e recitazione più che regali.

Solo raramente il film azzarda cadute sentimentali o episodi abusivi: all'inizio l'espansivo affetto della regina per la favorita dama d'onore Bess Throckmorton (Abbie Cornish) sembra effetto d'un innamoramento (non se ne seppe mai nulla); più tardi la regina chiede di darle un bacio a sir Walter Raleigh (Clive Owen mascherato da Errol Flynn, mentre la pittura d'epoca lo rappresenta come un vero dandy); Maria Stuarda (Samantha Morton), nota per la sua promiscuità con gli uomini, viene quasi sempre mostrata inginocchiata in preghiera; quando gli inglesi vincono la grande battaglia navale, sprofondano sott'acqua un Crocefisso e un cavallo nuotatore.

Gli spagnoli, re (Jordi Molla) compreso, sono tutti nero-lividi, di aspetto lugubre. Sono belli i costumi, semplificati rispetto a una realtà molto più adorna e carica di preziosi. E' insopportabile la tonante musica corale eroica. Polpettone? Un po', sì: ma si dovrà anche riflettere al fatto che, senza polpettoni anche più brutti, molti neppure saprebbero mai chi era Maria Antonietta regina di Francia.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011