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ElektraElektra

di Richard Strauss
direttore: Gustav Kuhn
regia: Manfred Scheigkofler
concetto scenografico: Hans-Martin Scholder
scene: Michele Olcese
costumi: Violeta Nevenova
luci: Andrej Hajdinjak
con Anna Katharina Behnke, Maida Hundeling, Mihaela Binder
Ungureanu Orchestra Haydn di Bolzano e Trento Orchestra Regionale dell'Emilio Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza Bolzano, Teatro Comunale, 15 e 16 gennaio 2010

   
 
Corriere della Sera, 20 gennaio 2010

L'«Elektra» di Kuhn severa e da manuale

BOLZANO - La profondità del palcoscenico è preclusa perché lorchestra di Elektra è troppo vasta per stare in buca. Perciò il nuovo allestimento dellopera di Strauss prodotto dai teatri di Bolzano, Modena, Ferrara e Piacenza sfrutta la verticalità, laltezza. Su, in cima, è il regno del potere e dellintrigo; giù, la buca, è un covo di fantasmi che non danno tregua a quelli come Elettra, che stanno in mezzo, sospesi tra due mondi. È un impianto scenico rigido, severo, ideale nel dare lidea sia dellaria mefitica che si respira nel claustrofobico palazzo degli Atridi sia della geografia dei rapporti che intercorrono tra i membri della disgraziata famiglia. Ma la regia di Manfred Schweigkofler non gioca solo su questo. Costumi e recitazione presentano Clitemnestra come una dama che affoga la paura nello champagne e nei vacui rituali da salotto cafone; Crisotemide come donna irrimediabilmente segnata dal dolore e dalla violenza. Non sarà lei la sposa pronta a partorire figli; la sposa, a vendetta compiuta, sarà quel fascio di nervi di Elettra ricongiunta nella morte al padre come Isotta a Tristano. Nella Tetralogia Siegmund e Sieglinde si riconoscono fratelli e generano Siegfried, qui Elettra e Oreste si riconoscono per prolungare la spirale di morte e vendetta. Le teorie possono dimostrare il contrario ma Wagner è onnipresente in questo Strauss. E ciò lo dice benissimo anche lispirata direzione di Gustav Kuhn a capo delle orchestre congiunte Haydn di Trento e Bolzano e Regionale dellEmilia Romagna. Ha avuto qualche passaggio stanco, Kuhn, nella sua carriera, ma in questi anni è ritornato lui, un direttore capace, sensibile, perfettamente consapevole degli effetti sia drammatici sia lirici prodotti da ogni suo minimo gesto. Il cast, presto in scena anche nei teatri emiliani, non ha nulla da invidiare a quelli di teatri più sovvenzionati. Thomas Gazheli è un Oreste un po timido e Michela Sburlati una Crisotemide acerba, ma Anna Maria Chiuri dà vita a una Clitemnestra carismatica, piena di forza tragica, e Anna Katharina Behnke, in virtù di un declamato vibrante ma sempre morbido, a un' Elettra da manuale.

Enrico Girardi

     
 
© Sipario 2011