Sulle tracce del nulla
Curioso quanto possa dire la scelta di una colonna
sonora rispetto ad un autore di cinema. Paolo Sorrentino per esempio ama
spaziare, pescando singoli brani da una teoricamente infinita library a disposizione.
Quelli come lui in genere scelgono per commentare e costruire senso con le
proprie immagini.
Altri molto più prosaicamente la usano come riempitivo, seguendo
magari i suggerimenti di chi dovrebbe intendersene. Meglio ancora, per chi
smette di ascoltare musica ad una certa età come una volta si smetteva
di portare i calzoni corti, affidarsi ad un compositore unico. Dicono: guarda
il girato e fai tu.
Nel caso di Bouli Lanners, attore e autore belga francofono al secondo lungo
(Ultranova ha vinto il premio Cicae a Berlino 2005), era facile intuire (come
ha poi confermato) che scrivendo, dirigendo e interpretando Eldorado road
si sia fatto suggestionare da atmosfere particolari, che ne hanno poi contaminato
la trama e lo svolgimento.
Pittore e attore tv che vive su una peniche, una barca nel canale dell'Ourthe
di Liegi, ha una vena naife che traspare facilmente. Il "road-movie
sulle strade del Belgio" che si era immaginato, con una Chevrolet del
'79 che sfreccia attraverso i boschi come un cavallo per le praterie della
frontiera Usa (azzardato? Anche perché se si esagera si finisce in
Francia!), si nutre di una colonna sonora ammiccante, giovane e vintage come
appare la sua cifra: si ascolta la giovane country girl Usa Jesse Sykes,
lo svitato geniale misterioso folk singer contemporaneo Devendra Banhart,
la garage band d'annata The Milkshakes e i compositori francesi Renaud Mayeur,
An Pierlè&Koen Gisen.
La storia – Premio Europa Cinema alla Quinzaine di Cannes e riconoscimenti
al Festival del Nuovo cinema di Pesaro - è poco più di un pretesto
per mostrare una coppia di sconosciuti che devono strapparsi, anche solo
per una breve fuga, da contingenze esistenziali pesanti come macigni. Tanto
un motivo lo si trova sempre.
E' vero, è uno dei temi più inflazionati dai tempi dei Lumiere.
Ma è incontestabile che grigiore e noia fanno più morti e feriti
degli incidenti stradali e sfuggirne un fievole sintomo di residua vitalità.
Yvan (Bouli Lanners) è un quarantenne incazzoso, una sorta di grasso
Lebowski, che vende auto americane d'epoca ad amatori belgi. Un giorno sorprende
in casa un giovane tossico (Fabrice Adde) che sta frugando tra le sue cose.
Finisce nella tragicommedia, finchè l'uomo accetta di accompagnare
il ragazzo che deve andare a trovare i suoi. Una scena quasi drammatica,
il viso della madre insostenibile, dolce e disperante per la brutta fine
che ha fatto il figlio, a mendicare droga in città. In pochi minuti
si sente tutto il peso del distacco tra genitori e figli, la vecchiaia che
azzanna i tuoi cari, la sciatteria dei rapporti, le occasioni che si riescono
a sprecare.
Per il resto il viaggio ha un tono caustico alla Jarmush: lo humor è malinconico,
umido, agrodolce, le location sembrano object trouvé nel verde e grigio
delle pianure belghe, abbandonate da una mano misteriosa, da un essere con
un occhio molto cinematografico. Alla stregua dei due protagonisti, precari
ed attoniti in un paesaggio che li fa risultare persino estranei.
Formidabile il camperista deshabillè e il collezionista di auto ammaccate
dai corpi di persone che ha investito.
Pasquale Colizzi