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* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Eldorado road
Eldorado roaddi Bouli Lanners
con Bouli Lanners, Fabrice Adde, Philippe Nahon, Françoise Chichéry, Didier Toupy
 
L'Unità, 10 settembre 2008

Sulle tracce del nulla

Curioso quanto possa dire la scelta di una colonna sonora rispetto ad un autore di cinema. Paolo Sorrentino per esempio ama spaziare, pescando singoli brani da una teoricamente infinita library a disposizione. Quelli come lui in genere scelgono per commentare e costruire senso con le proprie immagini.

Altri molto più prosaicamente la usano come riempitivo, seguendo magari i suggerimenti di chi dovrebbe intendersene. Meglio ancora, per chi smette di ascoltare musica ad una certa età come una volta si smetteva di portare i calzoni corti, affidarsi ad un compositore unico. Dicono: guarda il girato e fai tu.

Nel caso di Bouli Lanners, attore e autore belga francofono al secondo lungo (Ultranova ha vinto il premio Cicae a Berlino 2005), era facile intuire (come ha poi confermato) che scrivendo, dirigendo e interpretando Eldorado road si sia fatto suggestionare da atmosfere particolari, che ne hanno poi contaminato la trama e lo svolgimento.
Pittore e attore tv che vive su una peniche, una barca nel canale dell'Ourthe di Liegi, ha una vena naife che traspare facilmente. Il "road-movie sulle strade del Belgio" che si era immaginato, con una Chevrolet del '79 che sfreccia attraverso i boschi come un cavallo per le praterie della frontiera Usa (azzardato? Anche perché se si esagera si finisce in Francia!), si nutre di una colonna sonora ammiccante, giovane e vintage come appare la sua cifra: si ascolta la giovane country girl Usa Jesse Sykes, lo svitato geniale misterioso folk singer contemporaneo Devendra Banhart, la garage band d'annata The Milkshakes e i compositori francesi Renaud Mayeur, An Pierlè&Koen Gisen.

La storia – Premio Europa Cinema alla Quinzaine di Cannes e riconoscimenti al Festival del Nuovo cinema di Pesaro - è poco più di un pretesto per mostrare una coppia di sconosciuti che devono strapparsi, anche solo per una breve fuga, da contingenze esistenziali pesanti come macigni. Tanto un motivo lo si trova sempre.

E' vero, è uno dei temi più inflazionati dai tempi dei Lumiere. Ma è incontestabile che grigiore e noia fanno più morti e feriti degli incidenti stradali e sfuggirne un fievole sintomo di residua vitalità.

Yvan (Bouli Lanners) è un quarantenne incazzoso, una sorta di grasso Lebowski, che vende auto americane d'epoca ad amatori belgi. Un giorno sorprende in casa un giovane tossico (Fabrice Adde) che sta frugando tra le sue cose.

Finisce nella tragicommedia, finchè l'uomo accetta di accompagnare il ragazzo che deve andare a trovare i suoi. Una scena quasi drammatica, il viso della madre insostenibile, dolce e disperante per la brutta fine che ha fatto il figlio, a mendicare droga in città. In pochi minuti si sente tutto il peso del distacco tra genitori e figli, la vecchiaia che azzanna i tuoi cari, la sciatteria dei rapporti, le occasioni che si riescono a sprecare.

Per il resto il viaggio ha un tono caustico alla Jarmush: lo humor è malinconico, umido, agrodolce, le location sembrano object trouvé nel verde e grigio delle pianure belghe, abbandonate da una mano misteriosa, da un essere con un occhio molto cinematografico. Alla stregua dei due protagonisti, precari ed attoniti in un paesaggio che li fa risultare persino estranei.

Formidabile il camperista deshabillè e il collezionista di auto ammaccate dai corpi di persone che ha investito.

Pasquale Colizzi

© Sipario 2011