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Earth - La nostra terra
di Alastair Fothergill, Mark Linfield (G.B./Germania, 2007)
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Il Giornale, 24 aprile 2009
Bonolis cicerone tra elefanti e orsi
Che pizza, un documentario sugli animali, dirà qualcuno. Mica vero, Earth - La nostra Terra, garantito dal marchio Bbc, è un piccolo capolavoro, che le celebra la vita del pianeta seguendo l’alternarsi delle stagioni e le grandi migrazioni. Se nell’inverno artico mamma orsa, uscita dal letargo, si avvia sui ghiacci coi due cuccioli, nel deserto del Kalahari un’elefantessa guida il piccolo nella marcia verso l’acqua. Una storia tenera e crudele, condotta con garbato umorismo da Paolo Bonolis, cui si perdona qualche «zole» di troppo.
voto: 7/8
MB
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Corriere della Sera, 24 aprile 2009
Il mondo come non si è mai visto
Il frutto di 5 anni di lavoro, 4500 giorni sul campo, 250 giorni di riprese aeree
Dopo aver visto Earth - La nostra Terra, prodotto dalla Bbc, verrebbe spontaneo di dare un consiglio ai dirigenti della Rai: fate veder più animali e meno politici. Diciamolo subito: lo spettacolo della vita sulla terra (uomini esclusi) che offre questo documentario è talmente sensazionale che impone una visita. Se possibile, con i bambini. Portateci figli, nipotini e amichetti: ve ne saranno grati. Anche voi resterete a bocca aperta, mai visto niente di simile. Lo spettatore continua a chiedersi: ma come avranno fatto? È il frutto di 5 anni di lavoro, 4500 giorni sul campo, 250 giorni di riprese aeree. Gli autori, Mark Linfield e Alastair Fothergill, lo specialista che firmò nel 2003 Profondo blu. Leggo che il film sui pesci fu considerato «crudele»: qui di crudele non c' è quasi niente (a parte il cambiamento climatico); e le occasioni ci sarebbero. Ma procediamo con ordine. Si va da gennaio alla fine dell' anno. Le varie situazioni sono accompagnate da un sobrio commento, letto da Patrick Stewart nell' originale e doppiato dal prezzemolo Paolo Bonolis. Il quale, fra tante virtù, rivela anche di essere un buon speaker, chiaro e distinto. La prima storia è quella di mamma orsa, che nella tana non ha mangiato per 5 mesi e ha perso la metà del peso. Si mette subito in cerca di cibo per sé e per i cuccioli, ma la sua estenuante trasferta fino a 150 chilometri verso a sud è resa ancora più difficile dal precoce disgelo. Un poco più a meridione tre milioni di caribù devono coprire un percorso enorme, 3000 chilometri, per arrivare nella taiga. Procedono incolonnati e con i lupi affamati al seguito. La primavera nell' Artico è fantastica: vediamo la fioritura come se avvenisse dall' alba al tramonto. Si salta poi nella giungla della Nuova Guinea per seguire le evoluzioni dell' uccello del paradiso, i suoi corteggiamenti. All' equatore la giornata prevede 12 ore di sole che brucia. Migliaia di animali muovono da qui, sempre alla ricerca dell' acqua senza la quale non si sopravvive. Incombe la tragedia della desertificazione che potrebbe colpire molte specie. Si affrettano le gazzelle, pedinate anch' esse da leopardi affamati. Mentre nel Kalahari gli elefanti sono tampinati dai leoni, che al contrario dei pachidermi hanno il vantaggio di vederci e attaccare di notte. I predoni puntano a ghermire i piccoli, che i bestioni proteggono facendogli muro intorno. Sull' Himalaya invece volano le cicogne dette damigelle di Numidia. Un altro record delle migrazioni è stabilito da una balena megattera, con attergato balenottero, che deve compiere oltre 6500 chilometri dai Tropici all' Antartico, incalzati dai pesci spada e dallo squalo bianco... Spuntano per un intermezzo comico anche i pinguini, caricature umane in un cartoon. Insieme con i pagliacceschi anatroccoli saltatori sono gli ospiti privilegiati dell' altra firma della produzione, quella di Disney. E qui sorge, fra tanti stupori e meraviglie, un fiero dubbio sull' assembramento del materiale. La presenza del marchio di Topolino è un dolcificante. Benché si veda ogni tanto il cacciatore che ghermisce la presa, la scena si interrompe al primo morso. Il film è attentissimo a non turbare soprattutto le animucce infantili con lo spettacolo di una vita brulicante in cui tutti sono contro tutti creando un conflitto sanguinoso e permanente. Visto così il mondo sembra un paradiso, ci si preoccupa solo della conservazione delle specie. Visto sotto un altro profilo potrebbe apparire un inferno. Ma lasciamo che figli, nipotini e amichetti ne facciano conoscenza, per ora, sotto un profilo amabile, gentile, bizzarro. Avranno tempo e modo di scoprire dietro questa realtà pittoresca qualcosa di irreparabilmente tragico. Per il momento accontentiamoci di un film che celebra la bellezza del pianeta deplorandone solo la pericolosa «fragilità». Degli orrori parleremo un' altra volta.
Tullio Kezich
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La Stampa, 24 aprile 2009
Qui terra, ci sentite?
"Earth - La nostra terra" condensa in 90 minuti gli undici capitoli dell’apprezzatissima miniserie Planet Earth trasmessa nel 2006 da Bbc Discovery, rielaborandone i momenti salienti sul susseguirsi delle quattro stagioni. Dal Polo Nord alla savana, dalla Taiga all’Himalaya, dai deserti alle immense cascate equatoriali, dalle foreste pluviali agli oceani, vediamo su grande schermo il nostro mondo stupefacente e meraviglioso come mai l’abbiamo visto; e non in virtù della computer graphic, ma grazie a cinque anni di lavorazione con 1000 ore di riprese in 200 locations diverse; e ai pazienti appostamenti e allo sprezzo del pericolo dei due registi, Alastair Fothergill e Mark Linfield e delle loro troupe.
Chi ha seguito le puntate televisive ha rilevato che il commento era più scientifico. Nella versione per il cinema il film, la cui uscita nelle sale da noi coincide con la Giornata della Terra, porta impresso il marchio Disney e il tipico stile di prodotto per famiglie della casa di Topolino. Informazione sintetica, la scelta di evitare le scene più cruente chiudendo l’obiettivo prima che inizi la carneficina, e grande appello ai sentimenti (l’impeccabile narratore dell’edizione italiana è Paolo Bonolis).
D’altronde, come non commuoversi davanti alla visione di mamma orso bianco a caccia di cibo con i suoi due piccoli su una distesa infinita di ghiaccio, minacciata dal precoce disgelo? O dell’elefantino stremato dalla sete che rischia di perdere il branco, mentre marcia nel polveroso Kalahari in via di desertificazione verso il delta salvifico del fiume Okavango? O della balena megattera che guida il suo cucciolo in un lunghissima insidiosa trasferta oceanica dai Tropici all’Antartide? Le leggi di sopravvivenza sono dure e allora in funzione di alleggerimento si usano qua e là battute scherzose da cartone animato; e sul tutto incombe il sontuoso accompagnamento musicale di George Fenton eseguito dalla Berliner Philharmoniker che sottolinea volta a volta situazioni di idillio, paura, giocosità.
Tuttavia c’è un punto dove questo documentario all’antica Disney (e che c’è di male?) non smorza mai i toni. Nell’implacabile contrapporre allo spettacolo di avvincente bellezza della natura l’insistito messaggio: guardate, è uno splendore di pianeta e rischia di venire distrutto. Colpa dell’unico animale assente dalla scena, l’uomo, e chi altri?
Alessandra Levantesi
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