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Double visionDouble vision

coreografia e interpretazione: Carolyn Carlson
scenografia e immagini Electronic Shadow (Naziha Mestaoui e Yacine Aït Kaci)
musica originale Nicolas de Zorzi
luci: Emma Juliard, Electronic Shadow
costumi: Chrystel Zingiro dai bozzetti Crstof Beaufays
Milano, Teatro Strehler, dal 2 al 4 ottobre 2009

   
 
Corriere della Sera, 6 ottobre 2009

Gli alti pensieri della «sacerdotessa» Carolyn Carlson

Con «Double vision», passato allo Strehler, Carolyn Carlson lancia un ultimo, nuovo messaggio alla nostra umanità perduta: vede la catastrofe e la solitudine, una condizione umana apparentemente senza avvenire, si sente prigioniera di un magma primordiale dal quale sgorga il «disordine assoluto», ma offre come già in passato una via d' uscita, per avere un pianeta immaginario fatto di alti pensieri, spiritualità, cielo pulito. Fan compagnia, alla coreografa americana, Budda e Confucio, oltre che i nostri profeti inascoltati, che la musica implacabile di Philip Glass ha in passato saputo illustrare. Double vision significa che la Carlson raddoppia se stessa e il suo «set» con l' aiuto delle raffinate tecnologie: ne vengono immagini molto belle, effetti coinvolgenti, nella prima parte. Pioggia e neve, microorganismi e formiche rosse, tsunami e città fameliche trasmettono un' angoscia da uccello in gabbia, da prigioniero di sabbie mobili. Carolyn Carlson espone i gesti di braccia e mani, in segmenti sempre più brevi, in una nevrosi totale. La sua tavolozza minimalista, su musiche e sospiri di De Zorzi, schegge di video e visual art, affascina per la sua concretezza, ma poi cade nell' ovvio della grande città, della natura che si spegne, nella fede ecologica. I Momix di Moses Pendleton ricamano una natura oggettiva, palpabile, la Carlson è più mistica, più allusiva, più concentrata sul grande sogno della purificazione astratta. Il pubblico ha applaudito la sacerdotessa del bello e del bene, ha ricordato come abbia, negli anni ottanta a Venezia, fatto nascere il postmodern italiano, e gli applausi sono stati intensi e calorosi.

Mario Pasi

     
 
© Sipario 2011