Forse «Don Pasquale» merita uno sforzo in più
Del giovane regista Mariano Dammacco hanno detto tutti bene l' anno scorso quando debuttò mettendo in scena «Così fan tutte». Il Don Pasquale - ha debuttato venerdì e replica oggi al Grande di Brescia, poi anche a Cremona, Como e Pavia - non conferma però le aspettative. Ci sono idee e temi guida (gli orologi, ad esempio) ma non sviluppati, restano lì, e la recitazione degli interpreti, tutti al debutto, si risolve in campionario di moine che la presenza di quattro mimi, introdotti appunto per ampliare la gamma di «colori» visivi, non è sufficiente a scardinare. Quel che conta, poi, è che lo spettacolo non mette olio al motore musicale. In altre parole, i recitativi non aiutano il ritmo drammatico, accordandosi solo a tratti con la lettura musicale di Francesco Maria Colombo, che tende invece a definire tempi agili e scattanti. Così è giustamente onde sottolineare per contrasto i tratti malinconici da cui l' opera è attraversata. Ma un pò di resistenza al disegno, che non manca di produrre momenti di autentica bellezza, sortisce dai Pomeriggi Musicali, nell' occasione orchestra non esemplare né per compattezza né per intonazione. Il risultato è godibile, ma potrebbe esserlo di più. I 4 quattro giovani cantanti hanno delle qualità. Vero che il tenore Samuele Simoncini è fragile, a tratti sull' orlo del precipizio, però resta in carreggiata. Al baritono Davide Bertolucci mancano verve e una dizione più nitida ma non gli accenti di un bello stile. Graziosa la Norina di Ilina Mihailova; bene il protagonista Alessandro Spina: voce piccola ma appropriata. Buon successo.
Enrico Girardi